venerdì 13 marzo 2009

KANDINS...CHI?


Non so da quanto non dipingevo, ma erano anni ormai. Ed ogni volta mi meraviglio di quanto sia bello e liberatorio allo stesso tempo. Ho messo "repeat" su "Everybody knows" di John Legend, che è la mia ultima obsession song, ho preso i pennelli, le tempere, un elastico per legare i capelli ed ho imbrattato la tela con la mia incapacità.
"It gets harder every day, but I can’t seem to shake the pain
I’m trying to find the words to say, please stay "

E la cosa straordinaria è che non c'è bisogno di nessuno che ti insegni come si fa, non ci sono regole, nessuno ti giudica.
"It’s written all over my face, I can’t
Function the same when you’re not here,
I’m calling your name and no one’s there
"
Arte per l'arte, fine a sè stessa, anzi a me, per il puro gusto di farlo, per vedere i colori che si fondono in una macchia incomprensibile, per sporcarmi la faccia di blu,
"And I hope one day you’ll see nobody has it easy,
I still can’t believe you found somebody knew
But I wish you the best, I guess."
E quando inizio non smetterei più, il tempo si dilata ed io potrei stare ore in chiusa in una stanza con i miei pensieri, ascoltando musica, dipingendo con una mano e fumando con l'altra, con l'odore delle tempere che si mescola a quello delle sigarette, fregandomene del pennello che sconfina abbondantemente sul pavimento, del fatto che sia notte fonda e, probabilmente, il giorno dopo dovrò alzarmi presto
"Cause everybody knows, that nobody really knows
How to make it work, or how to ease the hurt
We’ve heard it all before, that everybody knows
How to make it right, I wish we gave it one more try"
Non sono brava con le tempere, non ho mai sperimentato abbastanza da ritenermi capace, ma mi piacerebbe avere un vecchio muro dimenticato da Dio su cui lasciare enormi strisce rosse, pennellate blu, cerchi bianchi, spruzzi viola e l'impronta delle mie mani, come fanno i bambini.
Se fossi Joey Potter, Pacey mi regalerebbe un muro. Ma visto che- per fortuna-sono solo io, qualche tela è più che sufficiente, anche se forse, un giorno, la parete della mia stanza, chissà dove, chissà quando, diventerà il mio muro.