lunedì 15 giugno 2009

ONE IN A MILLION


Pensate mai al futuro? Come vi vedete tra dieci anni? Ultimamente me lo chiedo spesso, l'ho chiesto anche ai miei amici; qualcuno mi ha risposto " con dei figli, una famiglia e un bel lavoro"; qualcun altro " Con un lavoro qualunque. e magari fotografa nel tempo libero"; qualcuno si vede ancora in casa con i propri genitori e piena di gatti"... Io semplicemente non mi vedo. E' così difficile per me immaginarmi. Posso fare delle ipotesi su come vorrei che fosse, su cosa per me rappresenterebbe il massimo. Ma non riesco proprio a vedermi. Da dove viene questa mancanza di certezze? E' la società così incerta, precaria, corrotta che non ci permette di contare sul futuro? O siamo noi che non sappiamo più ciò che vogliamo, che non siamo più in grado di lottare per qualcosa? Credo faccia parte della vita il non sapere cosa troveremo aprendo la prossima porta, svoltando ad un nuovo angolo, arrivando all'ennesimo incrocio, ed è una cosa magnifica. Ma a volte mi chiedo se sia normale il fatto che io non riesca a vedere nemmeno il mio volto, dove sarò, chi mi sarà accanto se i miei sogni si realizzeranno, e chi ci sarà se non lo faranno. Forse è solo la paura che i miei sogni non si realizzino, la giustificata paura che ciò per cui sto lavorando ogni giorno non si concretizzi. O forse ho proprio paura di farcela. Paura di ottenere ciò che desidero ed accorgermi che non è abbastanza. E non si tratta di soldi, successo, affermazione, è la paura che quando i miei sogni diventeranno realtà, nessuna delle persone che amo sarà con me a condividerli, magari sarò chissà dove, lontano da casa, dalla mia famiglia, e tutto ciò che potrò fare sarà una videochiamata con skype per dire "Ehi mamma, ce l'ho fatta!", per poi andarmene a dormire in un appartamento vuoto. E qual'è il senso di tutto questo? Sudiare, laurearsi, fare qualche stage, corsi all'estero o magari un master, fare una gavetta quasi decennale per arrivare, infine, dove hai sempre voluto essere: in cima alla tua personale montagna. Ma guardati intorno, chi c'è vicino a te? Quante persone hai perso lungo il cammino? E chi è li con te invece, testimone della realizzazione dei tuoi sogni, sono le stesse persone cui hai silenziosamente affidato le tue speranze molti anni prima, sotto una pioggia di stelle cadenti? Con chi festeggerai tutto ciò, con un collega di lavoro in una città lontana chilometri da casa o con chi ha visto il tuo sogno nascere e maturare, con chi ti ha visto crescere, con chi ti ha aiutato, sostenuto, consigliato, con chi ha creduto in te quando non eri che un cumulo di speranze e incertezze? Allora, forse, la domanda giusta non è "Come ti vedi tra dieci anni?" ma "Cosa sei disposto a sacrificare per realizzare i tuoi sogni?" Se dicessi niente, suonerebbe utopistico, per non dire surreale, ma se dovessi dire un sogno, il più grande che io possa immaginare, quello che nel 99% dei casi si rivela irrealizzabile, quello che, sono sicura, ognuno di noi custodisce dentro di sè con la paura che sia troppo anche solo pensarlo, sarebbe arrivare in cima a quella montagna e trovarvi le persone che amo.