venerdì 9 ottobre 2009

SONO INCIAMPATA NELLA VERITA' COME SI INCIAMPA IN UN SASSO IN MEZZO ALLA STRADA, MENTRE SI GUARDA IL CIELO

Oggi mi sono ritrovata a pensare alle parole. Di nuovo. Quante parole esistono? Quante sono le parole contemplate dalla lingua italiana, ne avete idea?circa 140.000. 140.000 parole possibili, che si riducono a 134.000 se consideriamo solo la lingua pura. Nonostante questo immenso cesto da cui attingere, non esiste una parola che sia in grado di descrivere ogni stato d'animo, ogni sensazione, ogni mutamento che avviene dentro di noi. E allora? Siamo condannati ad accontentarci di parole che si avvicinino e basta a ciò che sentiamo? Forse, ma d'altro canto bisogna comunque considerare che la capacità di esprimere ciò che sentiamo attraverso le parole è un'abilità che si acquisisce in tenera età e che si affina col passare degli anni, perciò può valere un certo criterio di "crescita" delle parole che conosciamo direttamente proporzionale all'età che abbiamo. Ma rimane comunque un aspetto trasversale da non sottovalutare, ossia che pur conoscendo tutte le parole del mondo, non è assolutamente scontato il fatto di scegliere quelle migliori.
Tutto questo insieme di considerazione mi da ragione di pensare che forse, un giorno, come uno chef che dopo anni di tentativi elabora la ricetta perfetta per una crema chantilly paradisiaca, come una sarta i cui vestiti saranno sempre più perfetti col passare degli anni e l'affinarsi della sua abilità manuale, forse anch'io un giorno riuscirò esattamente a mettere nero su bianco ciò che sento, aggirando i limiti che la lingua mi pone , trasformando gli ostacoli grammaticali in punti di slancio... E allora perchè mi rimane addosso l'idea che, per quanti sforzi possa fare, per quanto la mia conoscenza dell'italiano abbia ancora un margine di miglioramento piuttosto alto, non troverò mai le parole esatte che definiscano quella stretta allo stomaco che avverto quando conosco una persona che non mi convince?Perchè in qualche anfratto della mente, penso sempre che difficilmente potrò descrivere esattamente ciò che sento di fronte alla morte?Come mai l'amore è qualcosa per cui le parole sembrano sempre insignificanti? Forse ci servirebbe la facoltà di coniare nuove parole, cosa che nessuno ci impedisce di fare, ma così non si arriverebbe mai da nessuna parte, qualcuno avrebbe sempre bisogno di una parola in più, e finiremmo per parlare lingue diverse reciprocamente incomprensibili. Forse il segreto sta nell'armonia, nell'equilibrio, forse indipendentemente dal fatto che si scelgano dieci o cento parole per descrivere l'amore, l'importante è che siano quelle giuste. O forse il punto è che non si tratta di mai di descrivere. Forse è proprio il verbo descrivere che mi porta sulla strada sbagliata, forse è sopravvalutato, pretenzioso e inappropriato, perchè, come si fa a descrivere l'amore, la vita, la morte? Già nel descrivere una persona l'individualità, l'inevitabile soggettivismo con cui scegliamo le parole può portare a descrizioni opposte di una stessa persona, figuriamoci quando si tratta di sentimenti. E lo stesso vale per una strada, un cane, una bottiglia di plastica, un paio di ciabatte...La verità è forse che siamo tutti troppo diversi l'uno dall'altro perchè le parole abbiano per tutti il medesimo significato, la verità è che ciò che sento io, forse non lo sente nessun altro al mondo, perchè non c'è niente che provi il contrario, nessuno a quanto ne so è mai stato nei panni di qualcun altro, perciò è solo una supposizione causata dal fatto che tutti apparteniamo al genere umano, a farci credere ciecamente nel fatto che tutti provino le stesse sensazioni ed emozioni, ma se così non fosse? Ci avete mai pensato? Magari nessuno di noi, nessuno dei quasi 7 miliardi di individui che popolano la terra, sente qualcosa nello stesso modo in cui lo sente qualcunaltro,anzi probabilmente è proprio così. Noi abbiamo semplicemente creato delle etichette, delle famiglie di sentimenti con cui identificare ciò che sentiamo,sia per comunicare, sia per strarsene tranquilli e beati nella consapevolezza che solo ciò che ci viene insegnato esiste. E invece no. E se da una parte spaventa il pensiero che nessuno può capirci e darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno tranne noi stessi, d'altro canto mi fa pensare a quanto sia stata generosa la natura con noi, a quanto sia straordinario il fatto che ognuno di noi sia un universo a sè stante, diverso da ogni altro.