mercoledì 30 marzo 2011

LEGGERE, LEGGERE, LEGGERE: LA SCONOSCIUTA - atto secondo-

Sono le nove, sto tornando a casa, stanca ma felice. Giusto per la nota regola del "non si sa mai", avevo messo in borsa pure una copia di "Bel-Ami" di Maupassant, pensando che se avessi incontrato la persona giusta, sarebbe stato bello far il bis, dopo LO SCONOSCIUTO. Cammino per la strada verso casa, che a quell'ora è particolarmente quieta e silenziosa, incrocio poche persone, qualche gruppo di anziani si trascina in direzione del centro dopo quella che, probabilmente, è stata una lauta cena, un signore dell'ultimo minuto con le buste della spesa, e poi vedo la signora col cane. Indossa una giacca color panna, un paio di pantaloni marroni ed ha dei bellissimi capelli bianchi. Bianchi e corti. Si ferma distratta a guardare le vetrine, e il cane (un bastardino adorabile) si ferma con lei, e le guarda pure lui. Man mano che si avvicina, mi faccio coraggio, sperando che non mi scambi per una finta turista che la ferma con l'intento di darle una botta in testa e rubarle la borsa. Le vado incontro sorridendo, inizio a parlare e le spiego dell'iniziativa; lei sembra confusa, probabilmente si sta chiedendo perchè questa ragazza alta col piercing stia cercando di regalarle un libro.
Mi guarda con aria gentile e mi dice: " signorina, io leggo molto, sa? Almeno un libro a settimana. Però non posso accettare, non ho niente da offrirle in cambio"; mi si è stretto il cuore, e le ho spiegato che il senso era proprio quello, regalare un libro per il piacere di fare un bel gesto,senza aspettarsi niente in cambio. E le dissi anche che mi avrebbe fatta felice se avesse accettato. Allora le sue labbra si sono aperte in un sorriso e mi ha detto" Allora facciamo così, io accetto e appena l'avrò finito lo regalerò a qualcun altro, va bene?". E li mi sono letteralmente sciolta. Mi ha ringraziata e ci siamo salutate. Sono stata a guardarla mentre si allontanava insieme al suo cane. E al "mio" libro.

lunedì 28 marzo 2011

LEGGERE, LEGGERE, LEGGERE: LO SCONOSCIUTO - atto primo -

Cammino per la strada, un po'spaesata e un po'emozionata. Mi guardo intorno, spulcio la folla alla ricerca di qualcuno che abbia ciò che cerco, troppa gente di venerdì in quella via, persone indaffarate, che corrono, telefonano, videochiamano, videocitofonano, donne con i bambini, la spesa e il cane (ma quando diventi mamma ti spuntano un altro paio di braccia segrete? O una serie di ganci a cui attaccare la roba?Carlotta, illuminami! ), coppie di anziani, famiglie, coppiette del venerdì, adolescenti col ciuffo, uomini imbustati in giacca e cravatta che reggono documenti mentre parlano arrabbiati in un auricolare, qualche avvocatessa con la valigetta, le mamme delle scuole francesi che escono per l'aperitivo, e poi, in mezzo a tutta questa gente,vedo LUI. Porta un paio di pantaloni testa di moro, mocassino semiserio color cammello e una giacca dello stesso colore. Me l'immaginavo un po' diverso, forse più alto e con l'aria più austera, e pure con qualche anno in più. Parla al cellulare. Sorride. Con i denti dritti e gli occhi azzurri, sorride a chi sta dall'altra parte del telefono. Ecco, l'ho riconosciuto proprio dai suoi occhi; e non perchè azzurri, solo perchè c'è qualcosa in lui che mi dice che è quello giusto. Ma è impegnato, perciò continuo a passeggiare osservando le persone. Dopo dieci minuti me lo ritrovo davanti, senza preavviso, senza telefono ma sempre con un accenno di sorriso. Lo fermiamo, io e il mio imbarazzo, gli farfugliamo qualcosa circa l'iniziativa e gli diciamo " Lo scopo è quello di regalare un libro ad uno sconosciuto...Perciò, se lei volesse accettare un regalo da una sconosciuta, ne sarei davvero felice". Mentre estraggo dalla borsa "L'Alchimista" di Coellho, lui mi guarda sorridendo, lievemente sorpreso e imbarazzato, gli porgo il libro e lui lo accetta, ringraziandomi e salutandomi. Mi chiedo se lo leggerà, cosa penserà quando leggerà la lunga dedica, cosa ricorderà tra qualche anno di questa giornata. Mentre mi perdo in questi pensieri, lui si è allontanato e se ne sta andando per la sua strada, all'improvviso si volta e mi dice:" Buona giornata, la ringrazio davvero". Ed io rimango li, sorridendo come un ebete in mezzo alla folla delle sei.

venerdì 25 marzo 2011

SCRIVI CHE TI PASSA, LEGGI CHE TI INGRASSA

Ho iniziato un corso di scrittura creativa. Erano almeno due anni che pensavo che, si, sarebbe proprio qualcosa che vorrei fare. Ed ora, Stè ha scovato su un blog un articoletto che parlava di questo corso, un seminario più che altro, suddiviso in cinque lezioni, organizzato dalla facoltà di Psicologia e tenuto dalla scrittrice Moony Witcher. E'interessante, stimolante, a volte vagamente frustrante, proprio come l'ho sempre immaginato. So che cinque lezioni di tre ore sono un tempo troppo breve per imparare a scrivere, a delineare un buon racconto o, addirittura, a strutturare un romanzo, ma è un inizio. O, almeno, vorrei che lo fosse. Produrre un romanzo, o comunque un racconto, richiede tempo, soprattutto quando si è completamente inesperti, soprattutto se non hai idea di come si faccia, soprattutto se sei me. Perchè io, sono nota al mondo come la più grande abbandonatrice di cose a metà per mancanza di volontà. Ma vorrei che questa fosse una cosa che riesco a coltivare. Non ambisco alla pubblicazione o a qualsiasi altra forma di notorietà. Per ora, per me, sarebbe un traguardo più che sufficiente riuscire a terminarlo, un racconto. I vari incipit si sono accumulati nel mio hard disk come polvere su un vecchio volume dell'enciclopedia geografica. E questo principalmente per mancanza di struttura, credo. Ma se manca la struttura, è ovvio che non si riesca a procedere oltre poche pagine, considerando che è la spina dorsale di un racconto o di un romanzo. Quindi proverò a partire dallo scheletro per arrivare alla stesura. Sto imparando e avrò bisogno di tempo, anche perchè non avrei potuto scegliere periodo peggiore per mettermi a seguire un corso che mi esalta totalmente! 

Comunque sia, se passate di qua entro domani e avete voglia di buttarvi in un'esperienza carina, diversa, e decisamente utile, fate come me e REGALATE UN LIBRO AD UNO SCONOSCIUTO!!! L'iniziativa si chiama " Leggere leggere leggere", si svolgerà domani 25 marzo 2011 e spero saremo tanti. DOVE? In tutta Italia, ovunque vi troviate sul territorio nazionale, qualunque cosa abbiate da fare, scegliete un libro e regalatelo ad un perfetto sconosciuto! PERCHE'? Innanzi tutto perchè è un bel gesto, emozionante per chi lo fa e per chi lo riceve, e poi perchè in Italia le statistiche che attestano il numero di lettori sono incredibilmente basse, perchè non provare a fare un gesto altruistico immotivato e appagante? CHI E' STATO? L'ideatore di tutto questo, colui che l'anno scorso ha dato vita a questo evento col semplice tam tam virtuale, si chiama Alberto Schiariti, un ragazzo di Empoli che ha lanciato questa proposta con la speranza di riuscire a diffondere la voce. E così è stato. Quasi 250.000 persone hanno partecipato nel 2010, donando un libro ad uno sconosciuto. All'epoca, ero in Finlandia, ma quest'anno visto che sono in patria non posso non prendere parte a questa bella iniziativa! Per chi volesse saperne di più, ecco IL POST e IL SITO; inoltre, potrete trovare l'iniziativa anche su facebook digitando "Leggere, leggere, leggere"! 

Per l'occasione ho scelto "L'Alchimista", di Monsignor Coelho, uno dei libri che mi è rimasto dentro; non solo per quello che dice, ma anche per quello che non dice, per quella rara capacità di condurti per mano a vedere ciò che si nasconde dietro le parole, ciò che si legge tra le righe, ciò che si annida nelle pieghe dell'esistenza. Non so come andrà, sono emozionata e non ho idea di come avverrà "l'abbordaggio", ma spero andrà bene!

martedì 22 marzo 2011

TUTTO SU MIA MADRE

Cercare le parole, in questo momento, è come voler urlare un arcobaleno, come voler piangere petali, come voler addentare la felicità, come voler circcoscrivere l'infinito. Ossimori. Così tanto amore e rispetto e ammirazione e gratitudine e non-so-cosa che non c'è modo di tradurre in un' istantanea alfabetica ciò che sento.

Il profumo del mare d'inverno, le conchiglie sporche di sabbia umida, tra le mani gelide, pronte a raccontare storie silenziose; le merende nella calura estiva, all'ombra di quelle stesse betulle a cui, tanti anni dopo, avrei affidato le mie memorie finlandesi; la pasta di sale, sul tavolo della cucina, tra i capelli, mescolata alle tempere e alle mie dita di bambina; le lunghe passeggiate, i pic-nic sui colli, con la coperta rossa a quadri e l'Audi 80; le gite sulla neve, con le tute intere dai colori improponibili, un'ora per slacciare tutto e fare la pipì, lo slittino e i pattini da ghiaccio; le vacanze di Natale, l'albero ogni anno più pieno, i cani, la cioccolata calda e la panna fresca; Il Ciccio in passeggino, io coi pattini, le capanne dentro casa, sotto i tavoli, sugli alberi; gli anemoni e l'uncinetto, il GattoGigante ai ferri (lavorato ai ferri, mica mangiato!), l'oca, la stellina, l'albero di Natale, il GattoGuanto, Eze, La Ciucia, le rose di cera e la "catena visiva"; le prime viole nel vasetto di vetro, i fiori d'acacia e di magnolia, l'altalena, l'amaca, la casetta per gli uccelli e l'albero delle farfalle; le maratone di shopping, le risate, la gente vestita male e noi che facciamo le comari; le chiacchierate, i silenzi, le lacrime nascoste, le cose non dette, i lunghi abbracci che parlano del profumo di una mamma e una figlia...
Potrei continuare senza sosta, come una riserva d'acqua inesauribile.
Indietro non si torna, disse qualcuno. Ma bisogna risalire la foce per trovare acqua pura, bisogna arrivare alla sorgente per sapere da dove veniamo. Almeno una volta nella vita, come alla Mecca. Ed io, che sono grazie a lei, non avrei potuto desiderare di meglio, non avrei potuto nemmeno immaginarlo. E mi sento sua come lei si sente mia, sento la sua matrice in me, sento che sono altro da lei ma che sono parte di lei. Lei è il luogo a cui tornare, sempre e comunque, lei è chi mi ha insegnato a stare al mondo, chi mi ha insegnato tante cose, e continua a farlo, chi mi ha disinfettato le ginocchia sbucciate, chi mi ha accarezzato nel sonno con la febbre alta, chi ha inventato mille giochi per le grigie giornate d'inverno, chi mi raccontava di Babbo Natale e della Lapponia in tempi non sospetti, chi mi ha regalato il cavalletto per dipingere, chi ha riso con me delle stampelle e del busto e delle tonsille, nascondendo la preoccupazione, chi ha saputo esserci, chi ha saputo farsi da parte, chi, pur nella consolidata anemia comunicativa di una famiglia come tante, mi capisce e mi accetta per quella che sono, ogni giorno, anche se non sono mai la stessa, anche se non lo dice.
La radice di tutto questo è proprio la, in quella fredda sera di Marzo, dove quella lenta e inarrestabile evoluzione che è il susseguirsi del tempo, ha scandito il passaggio da un giorno all'altro, dal 21 al 22,  e nel momento in cui un nuovo giorno ha visto la luce, da quella stessa oscurità che era già il giorno dopo, anche una bambina ha visto la luce. Il 21 marzo lei, il 22 io. Lei e me. Nasce una figlia e nasce una madre.
Auguri mamma,  auguri a noi, con tutto l'amore che c'è.

venerdì 18 marzo 2011

HAPPY BIRTHDAY, YOUNG WERTHER


Poco più di un mese fa, Ste mi ha fatto dono del Signore degli Anelli (per chi non ricordasse, vedere qui), sorprendendomi come mai avrei pensato. Oggi è il suo compleanno. 25 anni sono una sorta di rito di passaggio, sei ufficialmente uscito da quel non-luogo amniotico che è l'adolescenza prolungata, per entrare nella spaventosa "età adulta". Quindi, volendo celebrare degnamente questo momento, e sapendo in partenza di non poter competere in quanto a ricercatezza e perfezione con 5 gr d'oro e un cammeo antico, ho pensato a qualcosa di speciale, che lasciasse il segno in qualche modo, ma che fosse inaspettato. Così ho scritturato V. la mia vicina di casa, nonchè amica, nonchè compagna delle più vergognose ridicolaggini, e l'ho "costretta" a :
1) vestirsi anni '40
2) piazzarsi davanti ad una webcam
3) cantare
4) subire la pubblica flagellazione postando il tutto su youtube

La canzone è la bellissima "Dream a little dream of me", cui sono particolarmente affezionata, e cui spero di non aver arrecato troppo disonore! Posto anche una foto del famigerato anello; non si vede benissimo visto che la qualità della webcam lascia notevolmente a desiderare, ma spero che renda l'idea!
Godetevi la nostra vergognosa interpretazione, non prendetemi in giro e siate clementi!

Buon Compleanno Ste. Con tutto l'amore del mondo ♥


mercoledì 9 marzo 2011

SIA LODATO SCHOPENHAUER, SEMPRE SIA LODATO

"I componenti di una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione." 

Quando ero alle superiori, ero ancora troppo giovane e ingenua per capire quanto la filosofia, la psicologia, le scienze sociali in generale, avrebbero aperto la mia mente. La cosiddetta "svolta" per me, è stata intorno ai 20, in un momento di crisi personale, ho iniziato a leggere come un'ossessa, e piano piano, tutto ciò che i miei insegnanti hanno cercato di trasmettermi, è riaffiorato da non so dove (QUASI tutto, si intende!).
Quando ero alle superiori, ero ancora troppo piccola e inesperta per sapere che Schopenauer aveva esattamente ragione, troppo immatura per capire veramente la metafora dei porcospini. Ora che sono adulta (...ehm...),tutto è così spaventosamente chiaro, che sembra quasi di poterlo toccare. In parole spicce, i porcospini rappresentano il costante dualismo umano nel cercare gli altri, le relazioni, per porre rimedio alla solitudine che contraddistingue ognuno di noi, salvo poi ritrarsi una volta scoperti gli aculei degli altri, i difetti, le cose che feriscono. Qualcuno lo legge in chiave negativa, vedendoci l'incapacità di accettare i difetti degli altri, la non volontà a pagare pegno per l'amore con un po'di dolore; ma io non credo sia questo il senso, almeno non per me. I porcospini, per conformazione fisica, devono trovare la distanza ottimale tra sè e gli altri, abbastanza vicini da sentirne in calore, non troppo vicini da esserne feriti; e lo stesso vale per noi, che siamo soli per nascita, definizione e individualità, e che dobbiamo trovare negli altri ciò di cui abbiamo bisogno in termini umani, come amore, calore, amicizia, aiuto, serenità, ma dobbiamo sempre ricordarci che siamo persone uniche, diverse, irripetibili. E' chiaro, a questo punto, che esiste una giusta distanza tra sè e gli altri, e quando proviamo ad annullarla, soffriamo; e non perchè non siamo capaci di darci agli altri, di amare qualcuno completamente, semplicemente perchè, che ci piaccia o meno, prima degli altri ci siamo noi, perchè in qualche modo, stiamo soffocando la nostra individualità, ci stiamo mancando di rispetto. Ci sono rapporti in cui gli aculei non si possono evitare, come i figli, i genitori, la famiglia; ma questi, in misura moderata, ci danno l'idea di quali siano i nostri aculei oltre che quelli degli altri, ci aiutano ad imparare a gestire noi stessi e i rapporti con gli altri. O almeno dovrebbero.
Ci si punge ogni tanto, si ferisce e si viene feriti, ma quando l'amore che ci lega ad una persona è forte, quando c'è la sincerità nel mostrare agli altri i propri aculei anche prima che li scoprano a spese loro, allora forse non si sente il bisogno di andare così vicino da farsi male e far male, e ciò che si sente è solo Amore, e la riconoscenza reciproca per essersi mostrati per ciò che si è, per cercare di non farsi del male.
Questa, ovviamente, è solo la mia interpretazione, molti potrebbero vederci altro, ma io, che sono solo un porcospino, penso che sia giusto così.

lunedì 7 marzo 2011

THAT I WOULD BE GOOD



Quand'è che la mia vita ha smesso di essere semplice?
Quand'è che tutto si è irrimediabilmente complicato?
Quand'è che ho perso diottrie?
Forse tutto è iniziato molto prima che io me ne accorgessi, forse, scavando a ritroso nella mia adolescenza, nella mia infanzia, c'è una sorta di patrimonio genetico mentale, una sorta di DNA psicologico, che già dai primi anni aveva plasmato la mia vita, ed ora, alla soglia dei 27 anni, non potevo che essere la persona che sono. Certo, ci sono le incognite, quello che ti capita, le scelte che prendi, la vita insomma, ma come il corpo è, per definizione, intrinsecamente connesso al DNA, forse anche la mente è legata ad una specie di DNA mentale, un nucleo originario che è, a prescindere dall'imprinting, dall'educazione, da ciò che si sceglie di fare o non fare. E se così fosse, cambierebbe qualcosa? Forse no, ma almeno saprei da dove ripartire, saprei qual'è il punto di ripristino, il momento esatto da cui formattare il disco. Formattare è decisamente troppo forte come termine, diciamo piuttosto ripartire. Forse sono solo castelli di carte, cinti da mura di foglie, sorretti da fondamenta di cellophan, forse non importa da dove, l'importante è ripartire. Dovrei prima tornare indietro? Ho l'impressione di essermi sdoppiata ad un bivio, di aver lasciato una parte di me ad un punto imprecisato del sentiero, l'altra me ha preso una strada diversa e tutto è talmente mastodontico qui che non so come fare a ritrovarla. Dovrei urlare più forte? Esiste un richiamo per Doppelgänger?
Tutte queste domande fanno un rumore assordante, ecco perchè lei non mi sente, forse devo solo stare zitta e camminare.


 In realtà, ho solo bisogno di sapere che vado bene lo stesso, che vado bene così come sono, che vado bene anche se *qualunque cosa*. Ho solo bisogno di sapere che le persone che mi amano non si aspettano altro da me se non che io sia quella che sono. Ho solo bisogno di essere lasciata in pace. Mi sono persa. Cazzo.

venerdì 4 marzo 2011

PRONTO, DOTTORE?

-Dottore, ho la tosse.
-Prendi il Bisolvon per una settimana che ti scioglie pure i bronchi.

-Dottore, ho delle strane macchioline sulla pelle.
-Fai i test per le intolleranze alimentari.

-Dottore, ho una verruca sotto il piede.
-Crioterapia, il ghiaccio brucia quanto il fuoco.

-Dottore mi sono tagliata.
-Nitrato d'argento, così cicatrizza quel brutto taglio.

-Dottore ho l'ansia da futuro incerto, il male di vivere e la paura del fallimento.
-...