sabato 23 aprile 2011

FOLLETTO, PRESTO FATTO E PRESTO DETTO - pillola pasquale sul sessismo-

Ieri sera, uscita da un locale, camminavo con qualche amica verso la macchina parcheggiata qualche metro più in la. Tra le ultime sguaiate risate di una serata in buona compagnia, passiamo di fronte ad una vetrina ed io mi blocco, con la faccia stupita di chi ha visto una carovana nel XI secolo. Al centro della vetrina di un negozio di giocattoli, a far bella mostra di sé, promossa come il Sacro Graal di tutti i balocchi per femminucce, c'è lui: IL FOLLETTO VORWERK. Versione ridotta, potenzialità pure, ma il design è inconfondibile, è decisamente lui. Dotato di interruttore, manico estraibile e filtro smontabile, funziona a batterie. Proprio come (si vorrebbe) funzionassero le donne. Accendi/spegni; smonta il filtro "casalinga perfetta" e sostituiscilo con quello" madre amorevole", per poi passare a quello "amante focosa"; infine estrai il manico e comanda la tua donna perfetta come ti pare. Ma lasciamo perdere questi personalissimi vaneggiamenti per assonanze, e parliamo di cose concrete.

GIOCATTOLO: Nome generico di tutto ciò che viene dato ai bambini per giocare.
FEMMINILE: Di, da femmina; di, da donna.
MASCHILE: Di maschio, da maschio.

Ognuna di queste parole, se presa singolarmente, descrive un ambito neutrale, aperto ad utilizzi plurimi e svariati, senza discriminare tra "oggettivamente femminili/maschili" e  "socialmente e culturalmente femminili/maschili", a riprova della prestanza alla funzione di contenitore di ogni parola. Ha una valenza differente dire "Una voce femminile", "uno zigomo maschile" oppure "un quaderno da femmina" o " un colore da maschio"; ci si rifà ad ambiti concettuali diversi. Il primo è quello della mera distinzione sulla base delle caratteristiche sessuali; gli uomini hanno la prostata, le donne hanno le ovaie. Il secondo è quello cultural-sociale, decisamente poco scientifico e altamente opinabile, dei ruoli sociali, di ciò che dovrebbe piacere ad un maschio o ad una femmina in quanto tale. Se, a tutto ciò uniamo la parola "giocattolo" e mescoliamo bene, apparirà chiara in mezzo all'amalgama, la parola SESSISMO a caratteri cubitali. Tre parole neutrali (così tanto da lasciare campo libero per il loro incorretto utilizzo), messe insieme, danno magicamente una parola con un orientamento ben definito e apparentemente incontrovertibile, al negativo.
Le bambole, il Dolce Forno, la scopa in miniatura; i gormiti, le macchinine, le armi giocattolo. Giochi da femmine, giochi da maschi. La potenza stereotipata e stereotipante di queste definizioni, mi fa gelare il sangue nelle vene. Piccole donne e piccoli uomini, vengono educati ad essere tali, ad entrare nei ruoli che la società ha preparato per loro, ruoli che nei secoli hanno (discutibilmente) dimostrato di funzionare. Tu, femmina,  farai la mamma e prenderai confidenza il prima possibile con arnesi di ogni sorta per la cura della casa; e tu, maschio, capirai presto che le macchine e la loro velocità sono estensione del tuo pisello, nonchè della tua potenza virile. In quanto femmina, capirai che ci sono cose che spettano a te, come la cucina, tuo regno indiscusso, la misteriosa separazione dei bianchi dai colorati, l'enigmatica pulizia del fornello, la segreta e antica tecnica per ottenere un lavello che splende (si dice fosse questo, in realtà, il terzo segreto di Fatima). E a te, in quanto maschio, spetterà l'impianto idraulico e i suoi emozionanti saliscendi, il cambio delle gomme e un cifrario per soli uomini che svela i criteri per scegliere le ruote migliori, dovrai imparare a difenderti con la forza, a combattere per quello che ti spetta, perchè è così che fanno i veri uomini: imparano a ringhiare e picchiare per difendere la propria donna, i propri figli, le proprie cose, e con questi il proprio onore.

Sono questi i messaggi che trasudano da oggetti infernali come il mini Folletto. C'è la malcelata volontà di perpetuare e rinforzare stereotipi già esistenti, assicurarsi che le bambine capiscano presto la loro crucialità per la prosecuzione della specie e che la interiorizzino come desiderio (argomento che avevo già trattato qui nel lontano 2007); assicurarsi che i bambini mantengano alti i tassi di testosterone giocando con le macchinine radiocomandate e le pistole per diventare i portavoce di un machismo che si suppone essere innato. Ennesimi strumenti di controllo sociale. E non ci sarebbe niente di male nel voler giocare con la nouvelle cuisine o con i soldatini (i soldatini... come sono antiquata!) di per sé; è il DOVERCI giocare, il non sentirsi liberi di scegliere in base alle proprie attitudini, l'annientamento di ogni diversità in favore di modelli già plasmati a cui aderire. E' qui che i bambini imparano a discriminare, è qui che si annidano i pregiudizi che formeranno adulti sessisti e razzisti..

Ci troviamo davanti ad una palese dimostrazione di come, le dinamiche culturali che portano all'interiorizzazione di comportamenti sessisti, siano un processo subdolo, che inizia molto prima che un individuo abbia a che fare con l'educazione in senso accademico, molto prima che si renda conto di ciò che lo rende diverso per attributi da un altro, molto prima che quest'individuo abbia la possibilità di scegliere se la cosa debba essere o meno una discriminante in moltissimi ambiti della vita.
E questa, per me, è una violenza. Strumentalizzare i giocattoli per asservire i bambini ad una logica sessista e retrograda come la divisione dei ruoli, è un atto di una crudeltà inaudita, di una bassezza morale indicibile.

Volevo fare un bel post sulla Resurrezione di Cristo, mannaggia al Folletto. Buona Pasqua a tutti.

2 commenti:

Carlotta ha detto...

A mio figlo ho regalato la cucina, anni fa. Ho scoperto che ai maschi piace. E mia nonna gli ha regalato pure la scopa e la paletta...

carpe diem ha detto...

fango solo tu ti accorgi di una cosa particolare in vetrina!