mercoledì 15 giugno 2011

LA STAZIONE, IL TRAMONTO E LA SINFONIA DELLA NEBBIA

Ho sempre amato le stazioni. Non importa quanto fatiscenti, sperdute e malfrequentate, le stazioni hanno un fascino inestinguibile ai miei occhi.
Attendere un treno al tramonto, mi da una sensazione quasi inebriante, come se in quel momento, da quel luogo, potessi andare ovunque. Anche all'improvviso, senza avvisare, senza arrivare, senza tornare. 
Il sole è enorme, d'estate a quest'ora.
Lo vedo scendere infuocato e irrimediabile dietro un ponte ferroso, saturare i colori, l'aria, le persone.
I binari sembrano fruste incandescenti che scviolano chissà dove, incrociandosi, disgiungendosi, confondendosi; le case sembrano andare a fuoco lentamente, pur senza scomporsi minimamente; i miei capelli si accendono di un rossore leonino che non mi appartiene ma mi dona, mentre i volti di mille persone si stagliano scuri e pensosi contro la luce sanguigna e morente delle 9.
C'è qualcosa nell'attesa, nel tramonto, nelle stazioni, che mette gli individui nella disposizione d'animo per riflettere.
Una sorta di alchimia degli elementi, che induce le persone, inspiegabilmente e unanimemente, a guardare sotto la superficie.
Lo percepisco dagli sguardi grondanti di parole non dette, che non si incrociano se non per qualche istante fuggevole, senza nemmeno vedersi.
I loro pensieri producono una specie di melodia che si appoggia al cemento arido, alle valigie, ai distributori automatici di caffè, ai vestiti, come fa la nebbia in certi giorni d'inverno sulla pianura.
Una musica, inaudita, indefinita, effimera e palpabile al tempo stesso, intrisa di malinconia, di speranza, di frustrazione e desiderio, ritmata da tutte le loro sconfitte, da tutte le loro vittorie.
E' struggente stare ad ascoltarla.
Chissà se sono l'unica a sentire la sinfonia muta e assordante dei loro pensieri.

7 commenti:

Giorn'in giallo ha detto...

La mia stazione di riferimento è, ahimè, la Centrale di Milano. Metafora dell'anticamera dell'Inferno. Antitesi di ogni abbandono e tantomeno visioni poetiche. Gli occhi aperti a evitare esperienze sgradevoli.

carpe diem ha detto...

anche a me piace il sole quando sta tramontando...pero' fango non l'ho mai avuto l'opportunità di vederlo ad una stazione....

la creatività e i suoi colori ha detto...

Ti rubo solo due secondi del tuo tempo per farti i complimenti per quello che scrivi. Leggendo, per un momento, ho avuto la sensazione di vivere i momenti da te descritti con tanta precisione. Continua a pubblicare ed io tornerò con grande piacere a trovarti. A presto

miwako ha detto...

@ Guido: Ma lo sai che io amo la stazione di Milano??? Sarà che mi ricorda tanto quella di Helsinki, ma devo dire che è una bella stazione. Riguardo al tenere gli occhi aperti, mi sa che hai ragione, devo ringraziare chicchessia per tutte le volte in cui mi è andata bene, nonostante la testa tra le nuvole!
@ Carpe Diem: in realtà, credo ci siano mille luoghi migliori da cui godersi un tramonto. Della stazione mi piace il contrasto, il calore, il ferro incandescente, il sole che muore inghiottito dal'asfalto...
@ La creatività: Ti ringrazio per i complimenti, sono davvero lusingata ^_^ ! E bello sapere che ciò che scrivo "arriva". Passerò a trovarti anch'io, a presto!

Il vecchio Ebby ha detto...

Mi hai indotto a riflettere che in effetti anche la Stazione Centrale di Milano può avere un suo fascino. Certo, cancellare l'aspettativa di mistici tramonti, anzi cancellare ogni aspettativa, per prendere e cogliere quello che poi si offre agli occhi. E... sotto questo punto di vista, appunto, può essere anzi interessante, catturante, immergersi nel melting pot da porto di mare che le banchine offrono... Insonni...

miwako ha detto...

Hai centrato il punto, Guido. osservare le persone in luoghi neutri e di fervore come le stazioni, ha un suo fascino. Forse può sembrare esagerato parlare di "fascino", ma per il mio spirito tragic(omic)amente romantico, non c'è parola migliore per descrivere lo stato d'animo in cui entro quando mi trovo in una stazione. Poi non è sempre così, a volte ho solo il tempo di maledire il treno in ritardo, perdere la coincidenza, correre a prendere un autobus per andare ad un'altra stazione maledicendo il momento in cui o deciso di mettermi in viaggio, ma a parte questo, il brulicante viavai delle stazioni è una fonte inesauribile d'ispirazione per una curiosa come me!

Gab ha detto...

altro capolavoro. Di prepotenza mi hai ricordato le stazioni di Olbia, Macomer e Oristano, quest'estate, e quella di New Dehli un po' di anni fa. Mi emozioni sempre.

notte, Gab