giovedì 9 giugno 2011

MULTIPLA

Il cielo è pigro, fuori dalla finestra. Nuvole tristi e in moto perpetuo, si addensano sopra i tetti, come i rigagnoli di fumo della mia sigaretta fanno sopra la mia testa. Sento freddo, Ho i calzini rossi, quelli con le renne. E si, pure la coperta di pile azzurra. Ho freddo, quel freddo che buca la pelle, duole alle dita, corrode i pensieri.
Ho finito le cartine, vorrei non fosse così tardi e poter fare la torta di mele, ed oggi ho dato un esame. Ecco, con la banale insignificanza di una vita qualunque, cosa mi è passato per la testa negli ultimi tre secondi.
Ho visto Il Filosofo stasera. O meglio, lui ha visto me, mentre saltavo come una bambina assieme a V. Ci siamo camminati addosso e ci siamo abbracciati, sorridendo. Il Filosofo è un conoscitore, un vagabondo, la sua lucida onniscienza a volte mi lascia attonita. Il Filosofo, mi stupisce anche per la sua capacità di comprendere ciò di cui sto parlando anche quando dalla mia bocca rossa escono suoni criptici e, apparentemente, senza alcun senso. Mi ha preso la mano sinistra, l'ha voltata con le sue dita da pianista e mi ha guardato il palmo. 
"Non è tra le tue preoccupazioni quella di definire la tua identità".
Poi ha vaneggiato circa il suo neonato interesse per la lettura della mano (cosa in cui dubito fortemente, cosa in cui, ero certa, anche lui dubitasse fortemente) e, infine, ci siamo salutati. 
Ma certo che ci credo che parte della nostra storia sia scritta nelle nostre mani. Quello di cui dubito, è che ci sia qualcuno al mondo in grado di decifrare mani che non siano le proprie. 
Finalmente, ho trovato "La signora delle camelie" al negozio dell'usato. Bietti editore, 1964. Lo leggevo oggi in coda alla posta. Arrivata a pagina 42, c'era un biglietto del treno, datato 1 luglio 1990. Massa - Firenze S.M.N., 7.600£. Chissà chi ha letto "La signora delle camelie" sulla tratta Massa-Firenze, quel giorno di 21 anni fa. I libri non dovrebbero mai essere venduti senza una traccia di chi li ha letti, di chi li ha sfogliati, di chi ci ha pianto sopra. Anche loro, muti e inconsapevoli, chissà quante ne hanno viste di mani, di borse, di persone.
Ho letto D'Annunzio, per l'esame. Tre libri, due manuali, e ancora non era abbastanza a dipanare la sua poliedrica esistenza. Mi è rimasta addosso una tristezza inesprimibile, un'angoscia sorda e serpentina, un non-pensiero ancora indecifrabile. Avrei bisogno di piangere, come ha fatto il cielo in questi giorni. Ma rimando alla prima occasione utile, ora dormo, comincio ad essere spossata. E poi, domani, voglio fare la torta di mele.

1 commento:

carpe diem ha detto...

riposa fango,d'Annunzio è nostalgico...aspetto una fetta di torta domani allora
tuo fango