martedì 5 luglio 2011

CIELASFALTO



Altra stazione.
Altre persone.
Nessuna palla infuocata che si adagia dietro i palazzi, rendendo quell'ammasso di ferraglia del dopo-guerra dello stesso colore di un coagulo di sangue.
Stavolta il cielo è scuro, plumbeo, sull'orlo del pianto. L'aria si è fatta densa, fredda, ha portato con se tutto il calore, tutto il dolore, tutto l'umore di questi giorni che stanno per essere lavati via.
Mi siedo sul cemento ancora caldo, sento il torpore salirmi svelto dalle gambe.
Sciolgo i capelli, lunghi come non lo sono stati mai, lascio che il vento ci giochi come meglio crede.
Osservo una coppia seduta di fronte a me. Hanno sessant'anni, ed hanno litigato; lei è ostile, fissa il cielo che sembra il proseguimento dell'asfalto; lui la guarda con occhi pieni d'amore, di tristezza e di domande.
Lei non muove un muscolo, trincerata dietro un paio di occhiali scuri, non sposta lo sguardo dal cielasfalto. Una folata di vento si prende dei fogli che lui tiene distrattamente in mano, e li recapita a lei. Si guardano, lui sorride, lei no; ma la durezza della sua espressione sembra sia stata levigata dal vento, come addolcita.
Quando lei sta per volgere gli occhi altrove, lui le passa un braccio dietro la schiena, e la stringe a se. Non so dire se ciò la renda esattamente felice, al momento, ma lei non si divincola, non oppone resistenza, non si irrigidisce. Così, se ne sta immobile, come prima, a fissare il cielasfalto, come prima, solo tra le braccia di lui. Noto due fedi. Sarà questa l'essenza del matrimonio? Il compromesso? La pace non fatta ma indotta, suggerita dalle circostanze? 
Un lampo luminoso come un fuoco d'artificio, mi distrae da questi pensieri.
Alzo gli occhi.
Il cielo sembra un'opera al nero. Senza fine, lui e pure le nuvole che si addensano e si liquefanno come stille d'inchiostro in un bicchier d'acqua, correndo verso un punto di fuga inesistente. La prima goccia d'acqua mi bagna la guancia, come la lacrima di qualcuno che, dall'alto, mi piange addosso.
Poi le gocce diventano dieci, cento, mille, e nel frattempo arriva il treno; l'odore del ferro si mescola all'aria umida e piovosa, all'odore dei freni, creando l'inconfondibile fragranza delle partenze tristi.
Salgo su quel treno, senza capire se sia venuto dall'asfalto o dal cielo. Un ultimo sguardo prima di lasciarmi inghiottire dalla macchina ferrosa.
Alzo gli occhi.
Contemplo l'opera al nero che muta sembianze nel tempo in cui le mie palpebre si uniscono in un sorriso cieco, e poi scompaio, anonima, in mezzo alla folla dell'una e quaranta.

4 commenti:

carpe diem ha detto...

potresti fare la scrittrice fango davvero...
se il matrimonio è un compromesso?non saprei....quando succederà forse saprò dare risposta ad una delle tue tante domande

miwako ha detto...

credo che l'essenza del matrimonio, ammesso che esista, si sveli negli anni passati insieme, diversa in ogni storia. Sia che vi sposiate o meno io so che la vostra essenza sta nella fiducia, nell'amore, nell'appoggio reciproco, nello starsi vicino nonostante i mille difetti, nell'amare anche quelli, nello scegliervi sempre come le migliori persone possibili l'una per l'altra.
Grazie dei complimenti fanghetto, mi piacerebbe scrivere sul serio.

Il Profeta ha detto...

"Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino della stessa musica.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro."

miwako ha detto...

L'ho letto tre volte, scorrendo il mio archivio mentale alla ricerca dell'autore, senza badare all'indizio palese nel nome che hai scelto. Avevo scordato questo passo. Grazie per avermelo ricordato.
Un abbraccio, sconosciuto/a. E, ti prego, firmati semmai ripasserai da queste parti.