mercoledì 20 luglio 2011

DENTRO GLI OCCHI, UN MILIONE DI STELLE


Alina aveva gli occhi più piccoli ed espressivi che io avessi mai visto. Il colore era lo stesso del muschio, la mutevolezza era la medesima di una corrente oceanica, l'intensità era quella di un milione di stelle. Bucavano come spilli, a volte. Quella tristezza che usciva invisibile da loro e ti si aggrappava addosso, trasmetteva immediatamente l'idea di una vita non facile. 
Quando rideva, col cuore e con l'animo, i suoi occhi scomparivano quasi, ingoiati dalla gioia. Di loro rimaneva un luccichio folgorante che dava l'esatta misura di quanta fosse la sua felicità in quel momento.
Quando diventava malinconica, la percezione che avevo dei suoi occhi era quella di un lago a testa in giù, enorme, immobile come uno specchio, pronto a frantumarsi e a lasciar piovere tutto quel dolore. 
Credo che la densità del suo sguardo sia la cosa che più rimane impressa nella memoria di chi l'ha conosciuta. O almeno nella mia. Non era qualcosa che avesse a che fare con la tonalità delle sue iridi, nè con la forma delle palpebre che ricordava i semi di girasole, piuttosto con la sua essenza più intima che non usciva dalle parole, nè dai gesti, ma, appunto, da quelle due finestre aperte su un universo tanto piccolo quanto complesso. 
Alina era una persona difficile. Schiva, diffidente, brutalmente onesta, poco incline all'apertura; i suoi gusti in fatto di persone avevano il sapore amaro ma consapevole dei giudizi prematuri e inappellabili, spesso negativi. Viscerale nello scegliere le persone "no", non mancava mai di calcolare e dosare la distanza tra sè e gli altri.
Io ero l'eccezione. Forse perchè, all'opposto di lei, parlavo molto e non nascondevo le mie emozioni. In maniera contorta, credo anche ammirasse la mia capacità di scovare il buono delle persone, pur non invidiandomi minimamente. 
La osservavo curiosa e un po'intimorita mentre mi studiava da lontano, silenziosa e sospettosa come una gatta, la settimana in cui arrivai nell'appartamento di Junailijankuja. Non era ostilità, quella nei suoi occhi, era probabilmente la confusione di trovarsi di fronte ad una persona cui si sentiva istintivamente di dire "si", senza alcuna motivazione valida a sostegno di questa cieca accettazione. Credo sia stata la prima volta in cui la sua pancia ha detto "si" ,prima ancora che lei potesse farsi un'idea chiara di chi avesse davanti, prima ancora che lei trovasse un motivo qualunque per dire "no".
La mia esuberanza, la sua pacatezza, la mia risata facile, la sua cupezza prevalente, il mio equilibrismo, la sua bulimia emotiva ... Per qualche motivo che ancora mi sfugge, l'incastro dei rispettivi vuoti, dei pregi, delle brutture lasciate scoperte, delle bellezze vere come ferite aperte, ha creato un'immediata alchimia dell'anima, che non condanna nemmeno i difetti peggiori, che ama senza riserve.

Tempo fa mi ha telefonato. Piangeva. E aveva bevuto.

"Dove sei? Sono appena uscita da una festa. Fa freddo qui. Ho solo pensato che ora vorrei disperatamente tornare a casa e trovarti li. 
Ricordi quando dormivamo insieme? Ecco, ora dormire insieme rimetterebbe tutto a posto"

Lei sta bene. A tratti, ma sta bene. L'unica cosa che mi preoccupa è che ora servono le parole a colmare la distanza. Prima, le bocche erano chiuse, bastavano due paia di occhi a dire tutto quello che non ha voce.
Basteranno le parole?

7 commenti:

enzo ha detto...

Grande e intensa scrittura. Ho la sensazione che molto di inventato si muova attraverso un'esperienza reale, che il reale entra ed esca con continuità disarmante dall'immaginario. La cosa particolare è che alla fine i due mondi coincidono.
Non so se le sue parole basteranno: per chi legge aprono un varco, per Alina sono già passato; ma "gli occhi che scompaiono inghiottiti dalla gioia" sono da incorniciare. Mi fermo qui perchè lei è troppo giovane e brava per essere sommersa da troppi complimenti (io ne sarei atterrito).

carpe diem ha detto...

bastano fango le parole...devono bastare per forza...lei capiraà e lei saprà farne tesoro

miwako ha detto...

@ Enzo: Nulla di inventato, a dir la verità. Romanzato si, ma questa è esattamente la sensazione che ho ripensando a lei, queste le prime cose che mi vengono in mente guardando ai tempi in cui vivevamo insieme. O forse con "inventato" intende quella soggettiva visione delle persone a cui, per forza di cose, le mie descrizioni sottostanno. Forse non ci sono un milione di stelle nel suo sguardo, ma io le ho viste brillare come nel cielo la notte. E forse qui si torna all'individualità di certe cose che vediamo in solitaria senza che il resto del mondo ne confermi l'esistenza, come ho scritto nel penultimo post.

I complimenti mi imbarazzano, oltre che procurarmi un immenso piacere. Non tanto per la sete dell'ego, quanto perchè la scrittura è ciò che mi esprime meglio. Forse l'unica cosa in cui mi senta minimamente capace, nel marasma di cose inutili che so fare in maniera discutibile. E se qualcuno vede attraverso ciò che scrivo, se qualcuno MI vede attraverso ciò che scrivo, beh non posso non essere felice, oltre che genuinamente incredula.
La ringrazio di cuore. E mi dia pure del tu.

@ Carpe Diem: Hai ragione, le faremo bastare. visto che spesso sono l'unica cosa che abbiamo dobbiamo credere che basteranno.

Guido Sperandio (Ebby) ha detto...

È troppo vero il flash per non essere creduto tale. Nasce infatti dritto dal cuore senza passare dalla testa, e si sente, ed proprio qui la sua forza.
Mi ricordi, e confermi indirettamente, un assunto che spesso però cercavo di spiegarmi: Hemingway, il mio nume, ha ripetuto all'infinito in mille sedi, le più insospettabili e diverse, che chi scrive (leggi: lo Scrittore) dev'essere "onesto e sincero".
Mi era difficile capirlo in rapporto alla cosidetta fiction, però forse incomincio a chiarirmelo.
Sei grande, e bella, vaaai!
(Nel contempo, non farti fregare dal mondo)

enzo ha detto...

@EBBY- Passato da te ho capito che i tuoi scritti brevi, aforismatici e ficcanti non sono commentabili. Mi sono sorpreso, posso chiederti perchè? Scusa ma non mi andava di scriverti una mail, scusa anche tu Miwako per l'OT.

Guido Sperandio (Ebby) ha detto...

Gentile Enzo,
no problem al fatto che tu ometta di ricorrere a una mail e scelga la via più immediata e diretta. Anzi, lo apprezzo, coerentemente con quanto da me appena affermato, in tema di onestà e sincerità. Tra gente perbene è il minimo.
Venendo alla tua annotazione, non mi sorprende se immagino quale sia il mio blog da cui sei passato. Infatti, l'ho aperto da poco in un quadro di sperimentazioni e modi di scrivere su cui sto lavorando.
Al piede del blog, comunque, da cui sei passato, potrai vedere la citazioni degli altri mei blog in corso, e potrai constatare, specie in quello in seno al portare Libero (Giorn'in giallo) modalità di esposizione e approccio differenti.
Forse, non sono stato sufficientemente esauriente. Forse, non sono venuto al nodo.
Però, dopo la tua visione anche veloce dei blog da me citati, sarò ben lieto in ogni caso di potere dare soddisfazione a ogni tuo rilievo.
La tua franchezza lo merita.
A presto!

enzo ha detto...

@EBBY- Tutto chiaro grazie, ripasserò dagli altri luoghi ( anche tu un pluriblogger vedo).