martedì 12 luglio 2011

FUNAMBOLISMI

Osservo la polverina bianca danzare nell'acqua, scendere verso il fondo del bicchiere come una nevicata estemporanea. Sembra neve davvero, nonostante i 35 gradi ostinati. Mescolo e bevo tutto in una sorsata, sperando che, da brava bomba chimica, riesca a curare questa gola ormai troppo gonfia e malata. E' stato un week end strano. Ho trovato il tempo di riflettere anche in mezzo al fragore del compleanno del secolo, al più lungo brunch cui sia mai stato dato questo nome e agli americani ospiti a casa mia.

Dev'esserci un ingranaggio che s'inceppa, tra il pensiero e l'azione. Qualcosa che fa si che i due ambiti non siano mai completamente sovrapponibili, o che sembrino, talvolta, ascrivibili a due persone diverse. E invece sono sempre io. Il mio bipolarismo si esplica nella difficoltà di coniugare mentale e fattivo.
E' come uscire per ricomprare il latte e il caffè e rientrare a casa con un pacco di biscotti, un chilo di mele, una crema al baobab e il caffè. C'è qualcosa che torna come dovrebbe. C'è qualcosa di assolutamente superfluo. E c'è qualcosa che manca. Ed è sempre così. Perciò, fintanto che succede un paio di volte, si può archiviare il tutto sotto "disattenzioni ed eventuali"; ma quando diventa la norma, l'autogiustificazione si prosciuga, e in lontananza, si sente il rumore che fanno le dita in attrito con uno specchio da arrampicata.

Rendersi conto della quotidiana e ingombrante presenza di queste sfocature tra pensiero e azione, mi ha portata a chiedermi cosa ci sia di normale e giusto in tutto ciò. E con normale e giusto, non intendo nè l'essere al sicuro nella media, in mezzo alla maggioranza, nè l'essere moralmente inattaccabile dal buon senso comune. Intendo l'essere fedeli a se stessi, a ciò che si ritiene essere giusto, a ciò in cui si crede, intendo l'agire in conseguenza ai propri pensieri con l'integrità di chi non si lascia fuorviare dagli eventi, sedurre dalle circostanze.

Il fatto che, notte dopo notte, quando mi stendo spossata in quel letto così familiare, senta di aver qualcosa da rimproverare a me stessa, la dice lunga sullo stato precario e funambolico in cui versa il mio equilibrio interiore. Mi sono ritrovata a riflettere su ciò che lega la costanza alla legittimità di una determinata cosa. Qualcosa che accade di frequente, non è necessariamente una cosa giusta. Un ladro che, ogni giorno, scippi una vecchietta, non fa nè una cosa giusta, nè una cosa buona, tantomento equilibrata. Allo stesso modo, io che ogni giorno sembro riuscire ad escogitare nuovi espedienti per tradirmi, non posso comunque dire di fare qualcosa di normale, di equilibrato.

Checchè ne dicano gli esperti, la consapevolezza della salute cagionevole del mio equilibrio, non porta conseguentemente alla soluzione del problema. Conoscere il problema, in questo caso, non è essere a metà della sua risoluzione, è aver visto appena la punta dell'iceberg e rimanere inermi a fissarla con lucido terrore, con la certezza che quel coso abnorme di ghiaccio, sarà profondo più o meno quanto la tua anima e che il punto non è aggirarlo, ma riuscire a scioglierlo prima di schiantartici contro. Per farlo, avresti bisogno di aiuto, peccato che tu sia l'unico li dentro, dentro a quell'irripetibile coagulo di membra e pensieri, in grado di sciogliere tutto quel ghiaccio.
Magari non sarà oggi, magari non sarà domani, ma ho fiducia nella possibilità di ridurre in polvere tutta quell'acqua gelata e stratificata. E, chi lo sa, forse troverò anche il modo per farla diventare neve che scende inattesa a guarire tutto, proprio come la polverina bianca ha fatto nel bicchier d'acqua.

6 commenti:

carpe diem ha detto...

fango te lo ripeto...dovresti fare la scrittrice, fai dei ragionamenti e ha dei pensieri che fatico a capire cose vorresti che ti dicessi o facessi...i tuoi quesiti mi lasciano a bocca aperta

Pier ha detto...

interessante questa riflessione .. mi tornano alla mente certi scritti di Hesse in cui scopre che i personaggi dei suoi libri sono la metafora dell'individuo, ossia il doppio che si contrappone, come in Narciso e Boccadoro, o nel Lupo nella steppa. Salvo poi accorgersi di quanto sia riduttiva la limitazione al doppio e non sia più produttivo ilpensiero che l'individuo sia una trasformazione continua di qualcosa che è già in lui ma cerca di palesarsi. Come in Favola D'amore.

Per ricordarti il latte invece ti consiglierei di fare una lista :)

Ma poi alcuni affermano che se certe cose non si prendono in fondo in fondo vuol dire che non ne avevamo davvero bisogno.

Anonimo ha detto...

Ogni fiore vede sempre la bellezza degli altri e mai la propria.

miwako ha detto...

@ carpe diem: non preoccuparti, a volte sono solo pensieri e ragionamenti che vomito qui perchè non saprei dove altrimenti. anche se non dici niente, io lo so che ci sei. ti voglio bene
@Pier: Credo di aver letto solo brani di Hesse; qualcosa da Narciso e Boccadoro e da Siddharta. Dovrei rimediare.
E' vero quello che dici, ma è anche vero che un certo genere di "dimenticanze" reiterate, dicono qualcosa di noi che noi non vogliamo sentire. Il ruolo del "caso" nelle nostre vite è spesso strumentalizzato e sopravvalutato, credo di aver bisogno di chiamarlo col suo nome per riuscire a sciogliere il ghiaccio.
@Anonimo: Poche parole e la prospettiva cambia. Mi intravedo con gli occhi di un* sconosciut*, e, per un attimo, non mi sembro più così male. Grazie.

enzorasi ha detto...

Non credo abbia torto Carpe diem, forse dovresti ascoltarti ogni tanto di più ma sei certamente fra coloro che "alzano l'asticella" sui Blog. Non ho la minima idea di come tu sia arrivata su Omologazione ma ho letto qui i tuoi ultimi 4 post. Sei brava, attenta e sensibile, racconti le cose con facilità e poi, ad un tratto, prendi il volo e diventi lirica e profonda. Non capita spesso così alla tua età. Ripasserò con piacere e permettimi il tu per limare distanze anagrafiche che già sono imponenti.

miwako ha detto...

Caro Enzo, sono approdata ad Omologazione non so nemmeno io come, per caso, come succede spesso. Forse lei ha ragione, forse avete tutti ragione, dovrei essere più clemente nei miei confronti, ma credo di esserlo stata già troppo in passato. Riguardo il mio modo di scrivere, credo sia perchè è proprio così che sento le cose, inizialmente con semplicità, poi le lascio scavare dentro, le lascio entrare. In ogni caso, grazie, dei complimenti e della visita. Tornerò a leggerla. E benvenga il "tu".