giovedì 7 luglio 2011

L'UOMO CON I BAFFI


Fin dalla prima volta che lo vidi, sentii uno strano senso di calore,come se lo conoscessi da tempo immemore. Quegli occhi di un azzurro quasi trasparente, quei baffi e quella camminata sbilenca e vagamente dinoccolata , lo sguardo triste ma sereno allo stesso tempo, mi hanno dato immediatamente un senso di familiarità. Nonostante siano passati anni dalla prima volta che l'ho visto, nonostante solo due anni fa il caso abbia voluto che per la prima volta sentissi la sua voce, mi ritrovo, inspiegabilmente, a provare un'infinita tenerezza per lui, una sorta di compassione. E' molto alto, sulla cinquantina, indossa vestiti fuori moda, ha il volto segnato di chi non ha avuto vita facile, le sue camicie consunte sono perennemente abbottonate fino all'ultimo bottone,i suoi figli sono identici a lui, solo senza baffi (per ora); l'ho visto tendere loro la mano per attraversare la strada, l'ho visto stringere una busta fra le mani come se fosse la cosa più preziosa al mondo, l'ho visto camminare disorientato sussurrando soliloqui incomprensibili come davanti ad uno specchio. Dev'essere una persona particolare, quel tipo di persona che, comunemente, si potrebbe definire leggermente disturbata. Senza capirne il motivo, semplicemente guardandolo ho sempre avuto la sensazione di avvertire la sua profonda umiltà. E la cosa assurda è che per anni me lo sono ritrovata nei posti più svariati a fare i lavori più disparati, ad un certo punto ero quasi convinta che fosse solo nella mia testa.

E poi, un giorno qualunque, ci siamo parlati e, credetemi, non sono una che crede nel destino, ma LUI, L'UOMO CON I BAFFI, era sicuramente nel mio destino.
Lo svolgimento dei fatti è stato, ovviamente, abbastanza casuale: giorno libero, mi alzo con calma ed esco di casa, sotto un tiepido ma vivo sole di fine febbraio, compro dei funghi freschi e preparo il pranzo per me, V. e Ste; dopo pranzo esco di nuovo, senza una meta precisa, volevo solo starmene all'aria aperta e godermi il giorno libero con un giretto in solitaria. Dopo essermi concessa due cestini alla nutella e un paninotto con gocce di cioccolato in un forno sotto casa (si, ero in fase pre-mestruale e, tra le altre cose, festeggiavo il giorno libero inguritando qualcosa come 3000 calorie), decido di recarmi nel mio negozio di libri usati di fiducia; la lista dei libri che voglio leggere cresce a dismisura, perciò onde evitare di vendermi un rene, o mia nonna, mi rifornisco volentieri in questi negozietti che traboccano di libri impilati fino al soffitto, dove "Alla ricerca del tempo perduto" è frastagliata in libri di edizioni differenti, dove l'odore non è quello di fresco di stampa, ma di inchiostro vecchio di qualche lustro o decennio, dove accanto alle "Confessioni"  di Sant'Agostino, puoi trovare "Main Kampf". 
 
Entro nel negozio e, per qualche istante, non ci vedo, completamente rapita da quel profumo di libri, di muffa e di vita silenziosamente vergata su carta che c'è sempre in questi luoghi; una voce mi dice 'buongiorno', metto a fuoco; è un uomo panciuto, se ne sta seduto dietro un bancone costituito interamente da libri, legge un quotidiano e, dopo avermi salutato, abbassa la testa e riprende a leggere, i miei occhi iniziano a spaziare smarriti e disorientati come sempre dall'ingente quantità di libri, per fermarsi pochi istanti dopo, di fronte ad una figura. E' lui. L'UOMO CON I BAFFI. L'UOMO CON I BAFFI fa il commesso in una piccola libreria di libri usati. Non ci avevo mai pensato ma non poteva essere altrimenti. Mi fa ancora più tenerezza.Mi saluta con gentilezza, mi offre il suo aiuto, mi da del lei. Preferisco dare prima un 'occhiata da sola, prendo tra le mani libri che non ho mai sentito e ne leggo qualche riga; voltandomi mi accorgo che lui è dietro di me, in silenzio, pronto ad aiutarmi come un'efficientissima SuperVicky baffuta. Decido di affidarmi a lui. Mentre cerchiamo Coehlo, mi chiede di dove sono, probabilmente incuriosito dall'accento, e quando rispondo, mi snocciola quattro perle storico-geografiche sul mio paese, così come se stesse dicendo cose che chiunque sa, con una padronanza culturale e linguistica che la mia mandibola fa un sonoro tonfo schiantandosi a terra per la sorpresa, ed io non posso evitare di guardarlo ammirata per la sua conoscenza della mia terra natìa che è di gran lunga superiore alla mia (vergogna). Cerca Coehlo per dieci minuti, sicuro che fino a poco tempo fa ci fosse qualcosa 'Mi dispiace signorina, probabilemente è stato venduto'; 'Non importa, proviamo con "Morte di un commesso viaggiatore"; lo cerca per cinque minuti, instancabile, ed io penso che se non lo fermo, fluttuerà silenzioso per tutto il negozio all'infinito, perciò estraggo dalla borsa il mio quadernetto-agenda, lui mi guarda incuriosito, forse ansioso di aiutarmi, 'Le anime morte?'  'Gogol', quello ce l'ho', si avvicina, io sorrido e prendo il libro dalle sue mani 'Almeno una richiesta su tre sono riuscito a soddisfarla. Sono contento'. Pago il libro, mi offro per un eventuale inventario di quel posto meraviglioso, visto che non è mai stato fatto, ed esco sorridendo. Ho conosciuto L'UOMO CON I BAFFI. E non poteva che sorprendermi.

Nella foto: Billy Childish

3 commenti:

guidosperandio ha detto...

Ottimo pezzo, brava, veramente. Te lo dice uno fazioso gran discriminatore in compenso però pronto all'entusiasmo partecipante e all'ammirazione. (Per esempio, sto leggendo Jane Austen e mi sta succedendo proprio questo.)
Ma dopo avere affermato quanto sopra, non voglio lusingare. Perchè scrivere può diventare un impegno con la vita simile a certi patti col demonio. Per incominciare ha le pretese che impone un mestiere ma nel contempo è il meno mestiere fra tutti.
Mi fermo, continuassi mi risulterei antipatico.
PS: ogni volta qui con Blogger non so come firmarmi. Stavolta opto per il mio nome e cognome, scandito bello e chiaro. Ohibò!

miwako ha detto...

Capisco perfettamente cosa vuoi dire. Non scenderò a patti col demonio, ma ci posso sempre fare due chiacchiere. Se l'ha fatto Ivan Karamazov posso farlo pure io, no?
Jane Austen è piaciuta pure a me, e devo ammettere che sono felice di sentire di un uomo che legge Jane Austen. C'è un pregiudizio tutto maschile e inconsapevole nei suoi confronti, perchè si pensa abbia scritto cose "da donne".

Per quanto riguarda il nome, potresti creare un account riassuntivo di tutti i tuoi alter ego, qualcosa tipo Guidenezer! Wahahaaa, ora che l'ho messo nero su bianco non sembra più un'idea così buona, potrebbe essere il nome dell'antagonista di Schwarzenegger in Terminator 16!!!

Storie, da 10 parole in su ha detto...

Càpita, quasi di regola, che un'idea tradotta nero su bianco, nello stesso momento in cui la leggi, disilluda. (Quando addirittura non si provi la vergogna di averla avuta).

Quanto alle due chiacchiere col diavolo, mi dai l'impressione di essere abbastanza saggia e blindata.

Jane Austen mi richiama molto peraltro Anthony Trollope, pure inglese, e più o meno della stessa epoca. Stessa bravura della Signora. Analogo modo di procedere e analoghi mondi. A smentire gli irridenti sciocchi, visto che Trollope non è certo una donna.
Orgoglio e pregiudizio, già, così va il mondo, SIGH!