giovedì 25 agosto 2011

DI TRENI STRAPIENI E ATTIMI ULTRATERRENI

Il treno scivola sulle rotaie, fendendo la notte, con la stessa facilità con cui una lama si farebbe strada tra la carne. E' uno di quei locomotori vecchi, arrugginiti e barcollanti utilizzati per i trasporti regionali, in cui i miasmi dei pendolari si mescolano agli olezzi di quel coso ferroso che non conosce pulizia , e insieme si sostituiscono all'aria. La porta che separa il vagone in cui mi trovo da quello successivo è rotta. Non si chiude mai completamente, si agita in continuazione violentata dal vento. Uomini, donne, pendolari, studenti. Qualcuno dorme, qualcuno legge, qualcun altro è invischiato in pensieri adolescenziali e musica sparata a volume troppo alto direttamente nelle orecchie. Un treno uguale a mille altri, un viaggio uguale a mille altri.

Poi accade un fatto inconsueto.

Nel vagone accanto, un ragazzo innamorato maneggia attentamente una grossa crisalide. La appoggia nel sedile di fronte a se e ne estrae qualcosa di ingormbrante. Ha la forma dell'infinito, la stessa della donna fotografata di spalle da Man Ray. Lui, invece, ha in viso, disseminati ovunque, i segni di una commozione forte, di un bisogno viscerale, di un amore passionale. Il ragazzo, prende la sua amata tra le mani con cura indicibile e la accosta a sè. La spalla a sostenere la sua schiena, il mento ad accarezzarne la pancia, e in un istante, tra le sue dita, il legno sembra prendere vita, scaldato dal sangue che, misteriosamente, inizia a circolare tra le scanalature secche e inanimate di quello strumento.
Poi, una scintilla. Il crine di cavallo luccica per un attimo sotto la luce gialla e artificiale della carrozza. L'innamorato, appoggia l'archetto sul corpo dell'amata, accarezzandola con la grazia,la passione e la premura che si ha solo quando si fa l'amore più con l'anima che col corpo. Un suono denso e blu come la notte si diffonde da quel monte di venere che profuma d'ebano e di ciliegio , riempiendo l'aria, le orecchie, le mani e le menti di chiunque si trovi ad ascoltare. C'è chi smette di leggere, chi si sveglia trasognato, chi si toglie le cuffie, chi scrive compulsivamente su un'agendina blu riempita di febbrili annotazioni, tutti egualmente rapiti da questo estemporaneo attimo di condivisione. Un viaggio come mille altri, dicevo, un treno come mille altri; ma a questo punto non più.

Il viso dell'innamorato è tormentato dal piacere, dal dolore, dall'estasi. Pur senza concedere nemmeno uno sguardo a chi mi sta intorno, per non doverlo sottrarre ai due amanti, mi accorgo che ci siamo fatti tutti più piccoli, noi spettatori, che ci siamo svuotati di noi per riempirci di qualcosa d'altro, che abbiamo fatto spazio a qualunque sia ciò che sta accadendo, senza esitare nemmeno per un momento.
E mentre ascolto l'aria che vibra, mi sembra che il tempo non esista più, mi sembra che questo angusto treno carico di mediocrità si sia sciolto, liquefatto, per diventare solo un momento, qualcosa di sublime, così fugace e potente da cancellare tutto il resto, allo stesso modo in cui la pioggia cancella i pallidi segni dei gessi colorati dall'asfalto.

E allora non importa dove, non importa come, non importa nemmeno quanto. 
Se ci si trova al cospetto di frammenti così puri da indurre a credere che, in quel frangente, siano l'unica cosa che conta al mondo, probabilmente si è di fronte ad un raro momento di lucidità, o forse di follia, che popolano la vita. Se sia l'uno o l'altro forse dipende da chi sei, ma in quel momento siamo tutti la stessa persona, e non ha davvero nessuna importanza se sia lucidità o follia, l'unica cosa che sembra averne è la fortuna di essere testimoni di qualcosa di così incredibile.

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