venerdì 2 settembre 2011

A CUORE APERTO

“L’unica ossessione che vogliono tutti: “l’amore”. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due”(Philip Roth - L’animale morente)

Mi fa sempre uno strano effetto trovare nelle parole di qualcuno la sintesi esatta di un mio pensiero, è quasi come prendere la scossa. Anzi no. E' come quando suonano alla porta, tu corri ad aprire in mutande, ancora grondante d'acqua pensando che sia F. e invece è l'agente immobiliare incravattato con la famiglia del mulino bianco venuta a perlustrare la catapecchia. E' come essere letti nel pensiero, o spiati dal buco della serratura. Ecco come ci si sente a trovare i propri pensieri nelle parole di qualcuno. Nudi.

Sono una persona ambigua. Non nel senso letterale del termine. Piuttosto, nel mio essere una creatura paradossale, la più semplice che possiate immaginare, la più complicata che la vostra mente possa concepire. E' facile avere a che fare con me. Poche pretese, pochi problemi, nessuna rigidità. Parlo tanto, rido tanto, le persone ridono con me. Non mi aspetto niente dalle persone, eccetto che siano loro stesse. Non mi piacciono le forzature, le falsità, la pochezza mentale. E mi comporto di conseguenza. Sono onesta, non faccio pressioni sugli altri per tentare di ficcarli a forza nel mio ideale di amic*/partner/qualsivoglia ruolo, e sono una persona elastica. Ottima consigliera, sono nota per le mia diplomazia e per la mia capacità di "vedere" le persone. Credo sia l'amore a far girare il mondo, in ogni forma possibile. Credo al buono nelle persone, voglio la felicità per le persone che amo, indipendentemente da quanto possa allontanarle da me, non credo di credere in dio, ma credo a Babbo Natale. Quello, almeno, l'ho conosciuto.Qualcuno mi ha detto che ho il cuore grande così. Io ci credo, a volte. A volte no.

Questa, è la stessa persona che, litigando col padre a 8 anni, adduceva a motivazione rafforzativa un " papà, siamo diversi, io naturale, tu frizzante", inteso come un "Vivi e Lascia Vivere" ante litteram (ante litteram per me che sapevo a malapena allacciarmi le scarpe, s'intende). La stessa persona che si dice disponibile per gli amici e poi non risponde ai messaggi se non sono passati tre giorni, salvo poi sostenere ( e crederci realmente) che non ci fa caso, che anche se è così naive, le persone che ama se le porta dietro pure in borsetta, quando va al lavoro. Autoreferenziale, impaurita dalle vicinanze, dalle dinamiche relazionali e dal dolore che si può causare agli altri anche senza far niente, solo inadempiendo alle loro aspettative.
(Ora la smetto con questa terza persona che fa tanto biografia di autore semisconosciuto di serie D che non conoscerà fama neanche dopo la morte)
Egoista part-time, altruista in nero. Così egoista da riservarmi sempre una overdose variabile di impenetrabilità, da mettere una certa distanza tra me e gli altri che preservo no matter what, da convincermi che io, semmai avessi un figlio, sarebbe in provetta; così egoista da rifiutare un invito di un amica anche se non ci vediamo da tre settimane, da arrivare in ritardo al matrimonio di L. sapendo che avrei potuto evitarlo.
E poi altruista, si. Perchè rifiuto inviti quando so che non sono dell'umore adatto e finirei per bidonare all'ultimo, altruista perchè dietro molte delle cose che faccio o meno, c'è un ragionamento volto a evitare o attutire sofferenze altrui; altruista perchè sono restia a dire ciò che non va se so che l'altra persona ha agito in buona fede e potrebbe sentirsi in colpa; perchè se ci rimango male cerco di nasconderlo, perchè non mi spazientisco, perchè non cerco di forzare un punto di vista ad essere uguale al mio, perchè sento di fare un favore a tenere le persone un po'lontane.

Chiara e prolissa riguardo ciò che penso, altrettanto criptica e parziale riguardo ciò che sento. Ma in realtà, vorrei dire ogni cosa, vomitare ogni pensiero, in maniera adolescenziale, senza prendermi alcuna responsabilità per le conseguenze. Anche questo posto che mi è tanto caro, è un luogo compromesso. Per diverse persone che passano di qui, ho una tridimensionalità, una voce, una fisicità inconfondibile, un numero di telefono. Persone che conoscono la consistenza al tatto dei miei capelli, che sanno esattamente qual è la mia faccia quando mi sveglio, che non hanno bisogno di chiedermi come prendo il caffè; persone che riconoscerebbero il suono della mia risata in mezzo a una folla, che saprebbero distinguermi di spalle in un capodanno in piazza Duomo. E quindi, costruisco questo luogo di volta in volta, parola dopo parola, mattone dopo mattone, inventando metafore, stratagemmi, allusioni che mi permettano di riversare il flusso inestinguibile di pensieri che, altrimenti, finirebbe per soffocarmi, senza dire chiaramente come mi sento, senza rendermi mai troppo vulnerabile. Di cos'è che ho paura? Di ferire? Certo. Di ferirmi? Anche. E poi, che altro c'è? Forse c'è che quel muro emotivo che tanto anelo a valicare, è una delle cose che non riesco a smettere di erigere intorno a me. Non so cosa mi spinga a farlo. La paura forse. Paura di me, di lasciare che tutte le mie brutture feriscano le persone che amo.

E qui, inaspettatamente, la matassa di lana si ingarbuglia irreversibilmente invece di sciogliersi. Perchè non è così semplice ed intuitivo come vorrei. Non cerco di nascondermi. Mai. Faccio il possibile perchè le persone sappiano quanto io sia orribile, prima che debbano effettivamente testarlo sulla propria pelle. In pratica, li metto in guardia da me, snocciolo i miei difetti peggiori elencando i punti deboli, i motivi per cui , in una determinata situazione, io reagisca in maniera tale da rendermi potenzialmente dannosa. Non lo faccio stilando liste infinite, non sono così organizzata e meticolosa, ma se la conversazione supera una certa soglia di superficialità, cerco di mostrarmi per quella che sono. Sono consapevole delle mie brutture, e se ci tengo a qualcuno, se mi piace qualcuno, se ho stima di qualcuno, voglio che sappia quanto posso essere una brutta persona. Il prima possibile. Così apro l'impermeabile, e mostro le vergogne. Poi richiudo e non lo apro più. Vorrei che le mie ambiguità fossero visibili fin da subito, ecco. Vorrei avercele scritte in fronte, con un faretto puntato in faccia, in modo da renderle avvistabili anche a distanza.
Voglio che le persone sappiano che sono piena di difetti, che ho un'idea ritenuta bizzarra ( a dir poco) sulla maggior parte delle questioni, dalla maggior parte delle persone. Voglio che sappiano che sono parte di me. E voglio tutelarli da quanto posso essere orribile, mio malgrado. Voglio mostrare i miei aculei che, schopenhauerianamente parlando, sono più lunghi della media.

Tutto qua.

"Tutto qua", purtroppo, è riduttivo, semplicistico, affrettato. So che non è tutto qua, che questa è solo la punta dell'iceberg, ma credo che questo possa spiegare, almeno in parte, come mai io non riesca ad avere la tranquillità necessaria a lasciar uscire tutto quello schifo che mi porto dentro.

Mi sento uno schifo. A tratti. Non sento quel senso di leggerezza che credevo avrei provato. La mia progettualità futura, già in una situazione critica, è ora giunta a livelli incredibilmente infimi per un essere umano. Un pesce rosso con una memoria di 3 secondi, fa più progetti di quanti sia in grado di farne io al momento, tanto per essere chiari.

Non sento niente. A tratti. Come se il mio cuore (o qualunque sia l'organo addetto a queste cose), ogni tanto fosse spostato fuori dalla sua sede.
Lo pungo con un ago per assicurarmi che sia vivo e scopro che, si, il dolore arriva, solo deve fare un giro un po'più lungo per arrivare al cervello, dislocato com'è in qualche periferia del mio corpo.

Sento tutto. A tratti. Il calore, il dolore, le lacrime che salgono e stavolta non cerco di fermare, le cose che vorrei essere ma non sono, le cose che mi mancano per essere me stessa ma che se avessi sarei già altro da me stessa. Sento finalmente qualcosa. E pur di sentire, va bene anche il dolore. Qualcosa di a lungo trattenuto, affiora dalla gola come un cadavere dalle acque di un fiume. Lo sento, fisicamente, una spanna più in alto dello sterno, in attesa di essere riportato a riva o a fondo, a seconda di ciò che deciderò di fare. Per un attimo credo stia per avvicinarsi a riva. Allungo una mano, lo tocco con la punta delle dita, ma non ho abbastanza forze per trascinarlo fuori dall'acqua, e quando ritorna la corrente, se lo riporta via, lontano, dove non posso più vederlo, ma posso ancora sentirne il sapore. Tornerà, lo so. Tornerà ed io forse, di nuovo, non sarò in grado di tirarlo fuori dall'acqua.

Anni fa, dissi a Stè che l'espressione che meglio poteva definirmi era "Placata d'oro". Ogni tanto mi ci sento realmente,placata d'oro. Luccico al sole, splendida, nel mio involucro carino, ironico, esuberante, dolce all'occorrenza, camionista se necessario, intelligente e pure interessante. Poi, col tempo, perdo smalto, come quelle tristi statuette da Oscar fasulle; gratti un po', e ti accorgi che in realtà, sono fatta di una lega sconosciuta, un frammisto di legno, plastica cinese, pietra e merda. Gratti ancora, ed esce sangue, mescolato ad un liquido nero e denso, il risultante di tutte le mie brutture. Quando ormai ho perso la mia forma originaria, rimane solo il cuore, avvinghiato all''anima. Li stanno solo le cose belle, l'amore, il dolore che si è depositato li in fondo come catrame in grembo ai polmoni, la luce imperitura di ciò che ho dato e ricevuto in questa vita. E se poteste vedere solo questo, se ci fosse solo questo, sono sicura che sarei una persona splendida. Ma non è così, voi non potete vedere solo questo, ed io non sono solo questo.
E per oggi, ho detto abbastanza.

14 commenti:

carpe diem ha detto...

se potessi cancellerei questo post, perchè la cesca, IL FANGO che conosco io , ha molte belle sfaccettature e ho visto i lati anche brutti, ma non così brutti come li descrivi tu.
non è un periodo d'oro lo so, lo sai...e immagino che tu ti senta così, ti lascio fare e ti lascio dire, perchè sono tua amica e di te accetto tutto, cuore compreso.

Guido/Ebby ha detto...

Perchè l'hai scritto?

miwako ha detto...

@carpe diem: è probabile che nel 99% dei casi, il modo in cui una persona vede se stessa, non sia lo stesso in cui viene vista dagli altri. Ammesso e non concesso che ci sia una me stessa oggettiva, questo, al momento, da un po' di tempo a questa parte, è come mi sento riguardo me stessa. Ho avuto anche momenti splendidi, in cui mi sono sentita la migliore versione possibile di me, in cui le cose che mi porto dentro, come fa qualunue essere umano, non erano così dolorose. C'è un tempo per tutto,dicono, e se c'è un tempo per tutto, questo è il tempo della sofferenza, è l'autunno del'anima che decide che certe cose sono diventate dannose. Tagliati i viveri, le foglie cadono, non senza dolore suppongo, e dopo un letargo più o meno lungo, gravida delle morti che ho causato e che mi hanno nutrita, rinascerò in qualcosa di migliore. A cosa serve il dolore se non a renderci migliori? Non in sè e per sè, ma in quanto portatore di cambiamenti, di cose che non necessariamente volevamo ma di cui forse avevamo un disperato bisogno.
So che capisci il mio bisogno di dire queste cose, anche se forse non condividi ciò che ho scritto. Ti ringrazio per lasciarmi fare e dire, e non temere per me, sono stata bene e starò bene di nuovo. Ho solo bisogno di accogliere questo dolore fino in fondo. Ti voglio bene

@ Ebby: La tua domanda mi coglie alla sprovvista. Non perchè non ci sia una risposta, è solo che mi sembra strana, uscita dalla tua penna (sarà mica stato il gatto?hahaha).
Ne avevo bisogno. Le cose che pensi di te stesso, di cui non vai particolarmente fiero, quelle che le persone, di solito tendono a tacere salvo poi strozzarzici; il genere di considerazioni che elabori su te stesso nel corso degli anni ma che, in un periodo come il mio, senti ossidarsi dentro di te, fino ad avvelenarti lentamente. Se non le sputi fuori. Se non le vomiti da qualche parte, possbilmente in zona franca.
Spesso ho sentito dire che le persone, quando si conoscono, cercano di mostrare la parte migliore di sè. Non è solo una diceria, ha un fondamento psico-sociale non indifferente. Ma a me, questa cosa, non piace. Mi va stretta, mi fa sentire male. Forse perchè la parte più densa di me, quella meno immediata, non è all'altezza di quella superficiale. Mi riferisco a quei lati caratteriali che saltano all'occhio di primo acchito e che, senza alcun impegno da parte mia per tirarli fuori o falsarli, sono cose belle, piacevoli, sorprendenti a volte. Le persone, devono sapere che sotto c'è un casino. E lo so che sotto a tutti c'è un casino, so che sono una di sette miliardi ad essere più profonda di una pozzanghera, non lo dico per supponenza o egocentrismo. E' solo che, a me, fa male pensare che le persone possano essere attratte dal mio luccicare, senza che abbiano la possibilità di capire in tempo che quello sfolgorio è in realtà corrente elettrica; ignorando il fatto che se lancio qualche scintilla, scateno qualche brivido, do qualche scossa di piacere da fuori, probabilmente significa che rimarrai fulminato una volta dentro. Ora esagero, non credo di essere una serpe travestita da cincillà ( lupo/agnello, che barba!), ma, come spesso fanno le mie dita, estremizzo per chiarire il mio punto di vista. Spero di essere stata abbastanza esaustiva, almeno tutto 'sto straparlio sarà servito a qualcosa.

E tu, perchè mi chiedi perchè?

Il vecchio Ebby rompipalle ha detto...

Perchè ti chiedo perchè?
Avevo capito benissimo che, dato un tuo particolare momento, avevi bisogno di sfogarti. Ma ho il dubbio che invece di scaricarti di auto-carichi.
L'impressione è di un Nerone con l'orgasmo di contemplare l'incendio (certo, non da te provocato) e crudelmente occupato ad attizzare la propria sofferenza.
Se l'incendio divampa e non si può fermare, occorre però trovare una via di uscita (la più saggia, mica buttarsi alla cieca dalla finestra).
Imbroglia l'incendio e vai oltre.
Quale via di uscita?
È in te, ed è a te trovarla, perchè le risorse le hai, devi stringere i denti (certo, non è poco) e individuarla. Magari a tentativi successivi.
Odiami, ma è la mia verità.
Ho detto la mia, perchè in umiltà so benissimo che può essere discutibile, anche perchè non essendo parte in causa, tutto mi è freddamente facile.

carpe diem ha detto...

io ti lascerò sempre fare, perchè ti voglio bene e perchè sei la mia migliore amica.
il dolore aiuta a crescere e a capirsi ....
io leggo, ti commento, ma so che non posso aiutarti, perchè è un passaggio che deve passare da solo,come è giusto che sia, alla fine del tuo cammino io ci sarò e ti aspetterò sempre...

miwako ha detto...

@ Carpe Diem: Ti dico solo GRAZIE. Dentro. c'è un sacco di cose che sappiamo solo io e te.

@ Guido: Caro Ebby, ti rispondo solo ora causa avaria del computer. Ho usato un po'di tempo per riflettere sulle tue parole. E sulle mie. Mettiti comodo, accendi una sigaretta, io ti lascio alla risultante di queste elucubrazioni

Mi ripeto nel dire che ho tanti difetti, ma tra questi il masochismo emotivo non compare. A volte ho questo bisogno primordiale di svicerare, di scavare anche dove il terreno diventa cemento e le dita iniziano a sanguinare. Se la cosa mi riguarda, tendo a farlo altrove, non qui. Qui, cerco di non sbilanciarmi mai troppo, perchè (mi dico) le persone mi conoscono, ed è meglio di no. C'è omertà sul proprio dolore, una sorta di pudore per ciò di cui non si va fieri. Così, per tutta una serie di tabù educativi condensati in parti del mio cervello da cui mi è ancora difficile rimuoverli, per quello strano senso di dignità che digntà non è di chi non dice chiaramente di soffrire, tendo ad autocensurarmi, a non dire come sto per paura che qualcuno mi chieda "come stai". E poi, come un vulcano improvvisamente risvegliato dopo anni di letargo, sputo tutta la lava che ho, senza risparmiarmi, concedendomi un indulto lungo un post per dire ciò che di solito non oso. Così escono cose fresche, cose antiche, cose che hanno avuto una gestazione elefantiaca e che non volevo più tenere dentro. Il lusso di urlare tutto sto schifo, di buttarmi addosso tutta questa monnezza (apparentemente) gratuita, di guardare per un po' questo incendio magneficente e descrivere ciò che si prova ad esserci in mezzo senza riuscire a muovere un passo, non me lo concedo mai. Quasi mai.

COFFEE BREAK. CAUSA COMMENTO TROPPO LUNGO, SI CONSIGLIA AMPUTAZIONE IN DUE ATTI

miwako ha detto...

ATTO SECONDO:
Viene per tutti il momento di guardare in quegli angusti anfratti dell'anima, dove si è sempre tenuta la luce debitamente spenta e la porta accuratamente chiusa. O forse no, avrei potuto scappare all'avvisaglia delle prime fiamme, all'odore di paglia bruciata dei miei vestiti, correre come mai prima e rifugiarmi dove il fuoco non potesse raggiungermi. Avrei potuto, so come fare, dove andare. Ma non sarebbe stato giusto. Era il momento di dire quelle cose, di dirle fuori della mia testa, di dar loro voce, anche solo per una volta. Le sapevo anche prima, non ho scoperto niente di nuovo mettendole nero su bianco. Ma la sensazione provata riuscendo a scrivere tutte quelle cose, tutti quei pensieri che mi hanno tenuto compagnia nelle notti insonni come ombre di giganti sopra i muri, tutte quelle parole che affollavano i miei silenzi, mi ha fatto sentire come se, improvvisamente, mi fossi alleggerita le spalle di 30 chili di catrame. Sul fatto che questo sembri un'orgasmica celebrazione di un incendio su cui soffio invece di buttare acqua, non ho il controllo, è l'opinione altrui, la tua per la precisione, su cui non ha senso sindacare, visto che si tratta, appunto della tua impressione. Non so se sia dovuta alla mia foga, all'eccessiva ridondanza dei concetti, delle parole, al fatto che è stato un post lungo e stancante che forse,ha ragione d'esistere solo se si è me, ma non era mia intenzione crogiolarmi in un dolore autocelebrativo e volutamente amplificato. L'intenzione, piuttosto era di dire tutto ciò che penso, il più chiaramente possibile, a scanso di equivoci, buttare fuori tutto, sulla terra nuda, per gettare le basi di ciò che verrà dopo. Non voglio mentire a me stessa, convincermi un giorno che "non era esattamente così", non voglio dimenticare come mi sento ora, voglio fissare un'istantanea terribilmente dettagliata di chi sono, di chi sento di essere, in questo momento. Potrò cambiare, cambiare idea, sensazioni, forme. Ma su queste verità (sempre e comunque inevitabilmente parziali e oscillanti), potrò ripartire sapendo chi sono. Non importa come sia giudicabile tutto questo; ci sta che ne risulti una schifezza ambulante, oppure una che si da troppa importanza o una che si fa troppe paranoie e si esalta da sola. Non si tratta di giudizi qui, nè negativo nè positivo. Sono io. Oggi sono io. E da qui si riparte. Dalla melma, dall'inventario di tutto, il bello e il brutto, il fango e l'oro di cui sono fatta. E, per una volta, posso dire di non avere niente da rimproverarmi. Non senza colpe, tantomeno perfetta, ma col cuore aperto a lasciar uscire tutto, il bello e il brutto, questo si. Mi sono fatta un regalo, ho detto tutto. Va già meglio ora.
Ti abbraccio.

Ebby sopravissuto ha detto...

Ollalà! Sì, sì, ti sei spiegata!!!!
A presto.

Ebby ha detto...

Errata corrige:
sopravvissuto in luogo di sopravissuto

carpe diem ha detto...

prego fango...

Martino ha detto...

Complimenti per il testo. L'architettura da te generata mescolando sentimenti, riflessioni e sofferenza (barocca no, semmai neogotica...) ha generato qualcosa di pregevole e tale da suscitare il dubbio che tu non sia in realtà una scrittrice professionista; in ogni caso sicuramente meritevole di menzione per un eventuale editore attento. Entrando invece dentro la porta di tale palazzo e dovendo rispondere al tuo grido di dolore, non mi sento tuttavia di batterti la spalla (è tipico dei falsi amici unirsi al compianto). Mi riporta in mente, invece, la "storiella del castello e della formica"; ma, purtroppo, e troppo lunga da trascrivere ed io non sono di certo uno scrittore (sarà per un'altra volta). In ogni caso, ha la mia solidarietà e permettimi, se puoi, un suggerimento: osserva un filo d'erba per almeno un'ora in un'ora imprecisata liberando la tua mente e concentrandoti solo sul filo d'erba: non si diventa certo più intelligenti ma forse si riesce a diventare più sereni con sè stessi e con il mondo; e la serenità è un cardine della saggezza. Ciao!

miwako ha detto...

Ciao Martino! Imbarazzata e lusingata dai complimenti, ti ringrazio sinceramente. Per i complimenti, per esserti fermato qui il necessario per leggere uno dei miei (più lunghi) deliri, ma soprattutto per aver lasciato qualche orma del tuo passaggio. Non sono una scrittrice professionista ahimè, anche se mi piacerebbe. Mi auguro di esserlo un giorno, in realtà. Per ora, posso solo dire che la mia forma mentis è quella di chi ha bisogno di scrivere, la mia sete di parole, è la stessa di un moribondo sfinito dalla disidratazione, la spontaneità con cui inseguo le lettere, è la medesima della lucertola che rincorre il sole. Non lo so se sarò mai una scrittrice professionista, quello che so è che è la cosa che mi fa stare meglio al mondo, la cosa che più mi esprime, che potrei fare vita natural durante sentendomi sempre completamente appagata.

Ora, tralasciando il bla-bla-bla sulle mie aspirazioni da scrittrice squattrinata, sento che devo chiederti una cosa: qual è la storia della formica e del castello? Devi sapere, che io sono una persona estremamente curiosa, e a noi curiosi e studiosi, non si può dire "Lo sai che assomigli a qualcuno? Non ti dico a chi però, il suo nome è impronunciabile" e poi andarsene!
Ovviamente sto scherzando, la mia è una semplice richiesta, che (tra l'altro) giunge dopo debito buco nell'acqua googliano che mi ha lasciata insoddisfatta! Se e quando puoi, ne sarei davvero felice. Va bene anche un bignami, una sinossi, o, più semplicemente, un link!

Riguardo il filo d'erba, credo sia un ottimo consiglio; le cose più semplici, snobbate, sottovalutate, a volte dimenticate, sono spesso quelle in grado di riconnetterci con noi stessi. Perciò, nei prossimi giorni, troverò il tempo per andare in quel parco a dieci minuti da casa, cercare il mio filo d'erba, e osservarlo per un'ora.
Grazie, grazie davvero.

summ3rw1nd ha detto...

Sono irrimediabilmente fermo alla prima frase...
Un abbraccio.

miwako ha detto...

Ti capisco. Se ci somigliamo anche solo un poco, ti rimarrà in mente per giorni e giorni.