martedì 25 ottobre 2011

TUTTO COME SEMPRE, NIENTE COME PRIMA

Giro la chiave nella serratura ed entro in casa. Buio assoluto, silenzio pure. Accendo la luce. Sorrido d'istinto, abbracciata da tutte quelle cose che conosco così bene. Senza neppure togliermi il cappotto, mi siedo sul divano verde e inizio a rovistare in mezzo a ciò che sono tornata a prendere. Tecnologia e libretti d'istruzioni. Concentrata, leggo, sfoglio,configuro, fumo. Dopo un paio d'ore, qualcosa di indefinito mi spinge ad alzare lo sguardo, e mi accorgo che le cose hanno cambiato posto. Non un libro, due cuscini, un candelabro. No. Lo stesso divano della mia bisnonna, lo stesso su cui siedo, non è dove stava l'ultima volta che sono stata qui. La poltrona verde giace ora in mezzo alla stanza, assurta a pensatoio solitario, a ridosso della lampada. La poltrona marrone si è sdoppiata, come per mitosi, piuttosto che per magia. Ora sono due, a concludere quella curva ad "U" formata dal divano blu e dal divano verde. E ci sono due tavolini al centro. In conflitto, apolidi, che sembrano fuori posto un po'ovunque, in questa stanza troppo affollata di oggetti inanimati. Sorrido di nuovo. Da più di un anno a questa parte, ogni volta è la stessa storia. Sto via per un po' , torno a trovare i miei, e la disposizione della sala è immancabilmente cambiata. Puntualmente, non c'è stata volta in cui non sia accaduto. E' una sensazione buffa, tornare ogni volta in una casa diversa nonostante sia la stessa.
Questa volta, anche più delle altre, le cose sono diverse. Ed io, non me ne sono accorta. Ho seduto qui per due ore buone, senza notare niente. Abbiamo pure la caldaia rotta, e ci fa un freddo cane in questa casa, ora che l'inverno ci ha sorpreso con i calcagni scoperti. Non so esattamente cosa spinga i miei a cambiare di continuo. Di certo, so che ci sono troppi mobili in questa stanza. Tre poltrone, due divani, tre tavolini, due tavoli importanti, un cassettone, un altro mobile a cassetti e la libreria. E poi i quadri, i libri sparsi, i computer, le anticaglie in peltro, le chitarre. Per un po' , devo ammettere, è stato destabilizzante ritrovarmi di continuo a dover riabituare l'occhio. Poi, la paradossale consuetudine che anche un cambiamento continuo può portare con sè, ha preso il sopravvento. Ora la situazione è rovesciata. Se torno a casa e le cose cambiano, non ci faccio neppure caso; mentre se rimangono uguali a sè stesse, mi accorgo immediatamente che c'è qualcosa di inusuale.

Scruto attentamente questo insolito paesaggio noto, e rifletto sulle persone che abitano questa casa, perennemente in transito, anche mentre sembrano immobili; magari è una perdita di caos. Il marasma che si agita dentro ognuno di noi, sfonda gli argini e sfoga in un banale remake degli spazi abitativi. L'inquietudine, la pacatezza, il bisogno di cambiare pur mantenendo un fil rouge che congiunga il domani a ciò che era ieri, come uno stuolo di leggi autoctone vergate su post-it appiccicati in cucina, su cui si legge in una lingua comprensibile solo a noi, che tutto è un continuum, che possiamo stare tranquilli, cambiare rimanendo sempre gli stessi, in equilibrio tra il filo del bucato e quello della corrente elettrica.
Piccole dosi, mi dico.
Smetto di scrivere, apro la finestra e lascio entrare il gelo umido di queste lande nebbiose, piovose che mi porto nel DNA. Fumo. Di nuovo. La carta si estingue, lenta, inesorabile, bruciata dall'aria, dal mio respiro. Stavolta è lei a darmi la misura del tempo che mi scorre addosso e si porta via un po' di me. Giace qui, il senso di questa incursione notturna tra queste mura piene di cose messe a caso, nell'ultima sigaretta di Zeno, nel cumulo di cenere brizzolata che ha dato retta a Newton e si è ammassata sul davanzale, a venti centimetri in linea retta dalle mie dita, nel prima e dopo che è, universalmente, un divenire.
Continuum.
Lo ripeto, come un mantra, chiudo la finestra e vado a dormire.

11 commenti:

Tra cenere e terra ha detto...

Leggendoti ho "visto" carta da parati di colore verde...

Trovo meraviglioso il tuo post, e che ogni cambiamento sia un reflusso d'anima. Prima che la vita spenga la luce della stanza ed entri la frescura di un eterno mattino...

Guido (Ebby) ha detto...

Un io narrante convincente... :)))

Pier ha detto...

e poi la magia dei luoghi, non tanto degli oggetti, ma dello spazio che gli stessi definiscono e configurano. Uno spazio fatto di vuoto tra le cose.
Ora capisco alcune mie nostalgie :)

carpe diem ha detto...

fango è vero troppe cose nella tua sala,ma è bella così piena di ricordi e di oggetti d'amore

miwako ha detto...

@Tra cenere e terra: credo sia inevitabile che, in qualche modo, le cose che ci circondano riflettano, in qualche modo, i moti della nostra anima. A saperli leggere, sono ovunque le tracce silenziose che le persone lasciano intorno.

@Guido: sempre a causa/grazie all'autenticità ^_^

@Pier: Ci si annida un po'delle persone nei posti in cui hanno vissuto. E' una cosa bellissima. E tremenda.

@Carpe Diem:la sala di casa mia è sempre stata un marasma di cose di ogni tipo. Caotica ma affettiva.

Anonimo ha detto...

Incredibile trovare per caso questo post(o) e rivivere identica l'esperienza di questi miei ultimi giorni surreali. Identica! (non è possibile, ancora non ci credo) E non è un blog sperduto nel tempo, è scritto proprio l'altro ieri! assurdo... (scritto anche bene, occhio però all'aspirapolvere che va senza apostrofo! :P )

piano piano mi leggerò anche il resto, grazie (non so bene di cosa, ma grazie lo stesso)

ciao, Gab

ZOVIRAX ha detto...

Vorrei dire che hai un futuro nel prossimo futuro editoriale, nel prossimo orizzonte dei libri elettronici. E' fondamentale che la tua stranissima casa non cambi mai!

miwako ha detto...

@Gab: E' assurdo pensare che qualcun altro, nello stesso momento, ha vissuto la medesima situazione. Soprattutto perchè non è un post su come l'influenza mi abbia distrutto le vie aeree e costretto a letto in condizioni pietose, ma su come casa mia rifletta le dinamiche della mia famiglia (peraltro abbastanza singolari) persino nella disposizione dei mobili.
Curioso.
"Un'aspirapolvere" ha un perchè, vecchio quanto questo posto (4 anni), perciò ti lascio il link al mio primo post, sarà chiarificatore: http://mademoisellemiwako.blogspot.com/2007/07/non-sono-unaspirapolvere.html

p.s. Ora voglio sapere la tua di esperienza con i mobili mobili (nel senso che si muovono, non era una ripetizione!) ^_^

@Zovirax: Sempre lusingata dalle tue parole. Questa casa ed io non cambieremo mai e lo faremo di continuo; l'importante, è che lo faremo insieme.

Anonimo ha detto...

aah ecco, ora ho capito.. è un'aspira(nte)polvere, allora l'apostrofo ci sta tutto! E per una volta, solo stavolta, sono contento di aver sfoderato il matitone blu (di solito mi trattengo, deformazione, pardon..) così mi hai catapultato alle tue origini!

ti dirò volentieri qualcosa sui miei mobili mobili e sulla bat-caverna delle mie reliquie/brevetti abbandonati, ma non ora che sono alla fermata di un autobus fantasma..

ciao, Gab

miwako ha detto...

I cari vecchi autobus fantasma ... esistono in ogni dove, allora.

Hai fatto bene a sfoderare il matitone blu, e non preoccuparti, parli con una che deve mordersi la lingua per non correggere un congiuntivo ad uno sconosciuto che non sta nemmeno parlando con lei -_-

p.s. Prego. Non so bene di cosa, ma prego. Anytime

Anonimo ha detto...

Ti ho scritto una mail (se l'indirizzo affianco è ancora valido..), che mi stavo dilungando troppo sui miei mobili mobili..

ciao, Gab