giovedì 22 dicembre 2011

IL MONDO IN UNA TAZZA


Un pacco di Alpenliebe intero.
Finito in meno di dieci minuti.
E prima le arachidi salate.
E prima ancora la crema di cioccolato.
Proprio come quand'ero piccola.
Lo sono sempre stata, ingorda.
L'unica differenza è che, da piccola, la crema al cioccolato non la sapevo fare. Ora si, accidenti a me.

Adesso, per l'angolo del salutista, bevo un orzo caldo gigante, con i termosifoni accesi ad asciugare i maglioni e una pentola di riso e piselli sul fuoco. Ci ho messo curry, prezzemolo e paprika. Uno dei miei intrugli sperimentali. Ad onor di cronaca, è il pranzo di domani. Sono un tombino ma non al punto da mangiarmelo alle tre di notte (falsa).
Oltretutto, in un'inaspettata condizione di ristrettezze economiche, mi trovo a dovermi ingegnare con quello che c'è in casa. Le mie finanze piangono miseramente, con quelle quattro lire rimaste, devo comprare gli ultimi tutti i regali di Natale. Fossero mille, le lire, me ne andrei in America.
Non che solitamente navighi nell'oro, intendiamoci, ma 50€ in meno a tre giorni da Natale fanno una differenza abissale.

Ho comprato una tazza.
Io adoro le tazze. Le adoro sul serio. Non ne compro molte, ho gusti difficili. E non è neanche detto che le compri.
L'ultima con cui sono entrata in fissa, era una delle tazze del bar di fronte alla libreria in cui lavoro.
E' un bar per GenteBene e turisti altolocati, di quelli coi lampadari di cristallo e i camerieri vestiti da pinguini. D'estate, quando il tempo tra uno scontrino e l'altro non era abbastanza per concedersi un pasto, cenavo lì, con un cappuccino e due risate con i baristi che, ormai, mi conoscevano.
Il dialogo surreale è stato più o meno il seguente:
"Senti ma ... cosa succederebbe se, in un attimo di distrazione, questa tazza cadesse accidentalmente dentro la mia borsa?"
"Col cappuccino o senza?"
"Senza cappuccino. Col piattino. Ti sto chiedendo il permesso di rubarla, in realtà"
"Guarda, fosse per me te ne darei pure un servizio intero; ma considerando che sono di Richard Ginori e che le vendono a 35€ sul sito, non sono proprio nella condizione di poterlo fare"
"Richard chi?"
"Ma tu, da quant'è che vivi a Firenze?"
"Sei anni"
"E non conosci Richard Ginori? Signorina, la tua cultura in materia di porcellane lascia alquanto a desiderare"
"Si, ma anche in materia di granchi delle Mangrovie se è per questo; nel senso che non è un peccato così condannabile non sapere chi è Richard Ginori, soprattutto se consideri che non sono nata qui e che non sono in attesa di sposalizio con dote in via di acquisizione"
"Vero. Rimane il fatto che Richard Ginori è un'istituzione e tu non lo conosci"
"Vero. Ora la posso rubare?"
"No" 
Il giorno seguente, uscita dopo l'ennesima giornata infernale, svoltai all'angolo che si affaccia sul battistero e salutai i miei amici pinguini. A. mi fermò, si guardò in giro e mi disse: "Tieni, mettila in borsa; il capo è in ufficio, non se ne accorgerà nemmeno".
Iniziai a saltare con la tazza in mano ringraziandoli mille volte, mentre i pinguini mi dicevano di avere la decenza di nasconderla prima di esultare, giusto per dare alla cosa una parvenza di innocenza.
Sorrisi, impacchettai e portai a casa.
Tempo dopo, i pinguini me ne diedero pure un'altra, "perché la prima era senza piattino, e una Richard Ginori senza piattino, un se po' vedè".
Così, ora ho le mie due Richard Ginori da mettere in dote, insieme al divano verde della mia bisnonna, le tazzine da caffè a fiori anni '70 (sempre della bisnonna) e un vecchio comò dell'altra bisnonna.
Niente da dire, proprio una donna da sposare.

Ma torniamo alla scintilla che ha scatenato la mia digressione: la tazza.
L'ho vista durante una toccata e fuga in cerca di regali.
La renna bianca che ci sta sopra mi ha chiamato dalla lontana Finlandia Cina, e non ho saputo resistere.
C'è tutto quello che deve esserci: è capiente, comoda, maneggevole e, soprattutto, è natalizia.

Non so cosa mi piaccia delle tazze. Forse il fatto che mi fanno sentire immediatamente a casa, ovunque io sia; o forse il fatto che dentro ci sta tutto il caffè che voglio. 
Certo, è anche un discorso estetico, ma io credo abbia più a che fare con quella sensazione di accoglienza immotivata che avverto ogni volta che ne stringo una bollente tra le mani.
Capita di torvarsi a casa di qualcuno per un the o un caffè extra-large; capita che questo qualcuno mi faccia scegliere la tazza, o che mi racconti da dove viene quella in cui ha appena versato l'oro nero, e, non lo so, non riesco a non rimanere affascinata dalla microstoria che contiene.
A casa dei miei, ne ho una "presa" in Finlandia. 
Quando firmai il contratto, prima di partire, era esplicitmanete suggerito di portare delle stoviglie perché l'HOAS non si faceva carico di fornirle. Arrivata là, poggiate le valigie a terra, con il caffè più imbevibile della terra sul fuoco, scelsi una tazza da quelle disponibili nella credenza, portate e lasciate da chi ci ha vissuto prima di me, e scelsi lei. Fu la prima tazza in cui bevvi un caffè in quel luogo che mi è così caro. Fu quella che mi vide appena sveglia quasi ogni mattina; quella che cadde rompendosi, miracolosamente, solo il manico; quella che portai a casa dopo sei mesi di tête-à-tête
Tuttora, ogni volta che me la ritrovo tra le mani, stracolma di caffè fumante, non posso fare a meno di ripensare a quei tempi felici.
Questa è solo una piccola parte di tutte le storie di cui sono fatte le mie tazze, infinitesimale rispetto a tutte quelle che avrò in casa quando sarò vecchia e rugosa e i miei anni si conteranno in tazze venute da chissà dove, o in cerchi, come per gli alberi.
Nel frattempo, tenete a mente, semmai dovessi passare da voi per un caffè, che il modo più efficace per farmi sentire la benvenuta è offrirmelo in una delle vostre tazze e raccontarmi la sua storia. Se sarà quella sbeccata che usavate la mattina dopo una sbornia nella vostra casa da studenti, tanto meglio, ne avrà di storie da raccontare.

6 commenti:

Marzia ha detto...

...e se fosse quella Rosso pompeiano con lo stemmino della Roma regalatami per un San Valentino non troppi anni fa? :)

Anche io le amo, le tazze. Ma devo sceglierle io, difficile ci si azzecchi regalandomele. E poi, le uso in modo bislacco: praticamente le giro e le prendo in mano senza usare l'impugnatura. Adoro sentire il calore tra le mani. Sì, sono pazza. :P

Gab ha detto...

sbeccata in casa studenti post-sbornia (ora) ce l'ho! :)

ma la mia preferita purtroppo non ce l'ho più. E' un macigno, più larga che alta, che i biscotti ci devono poter fare i 400 misti, grezza, di sicuro non Ginori (ma non era famoso per le altre tazze, quelle del cesso?). Anch'io mai usato impugnature..

ciao

Pier ha detto...

Richard Ginori, dal 1735 un mito ... il museo poi favoloso.
Peccato però (devo averlo letto da qualche parte) che un paio di anni fa fossero sull'orlo del fallimento e non avessero soldi per pagare gli stipendi...
Confesso di non avere una particolare attrazione per le porcellane, ma la Ceramica Laveno (ormai estinta) riscuote le mie simpatie ...

"A." ha detto...

Ciao Miwako,
per lungo tempo il sistema mi ha impedito di poter lasciare commenti.
Così, tanto per cominciare, mi dichiaro spiacente di non aver potuto rispondere prima al tuo commento su un mio post.
In seconda battuta, sto pensando che tutto sommato il tempismo ha un modo tutto suo di dirottarci verso le situazioni.
E per quanto io e lui siamo quanto mai ai ferri corti, devo ammettere che trova sempre un modo per stupirmi (a volte piacevole e altre meno).
Un'ultima cosa, che poi è la più importante.
Sul fatto che possiamo essere più simili di quanto si possa immaginare, questo è tutto da vedere, ma sicuramente può incuriosire.
A presto,
A.

Guido/Ebby ha detto...

Bella scrittura, sì.
Scandaloso che tu non conosca Richard Ginori, marchio storico internazionale ecc. ecc., ma vabbè, questa come si suol dire, è un'altra storia, non c'entra col bel pezzo di una che si sente che a forza di stare in libreria,bene o male oltre a respirare dell'aria avvizzita ha però assorbito belle parole ora qui sapientemente travasate.
E poi diciamocelo questo Buon Natale.
(Che tazze userai per il cin-cin di Capodanno?)

miwako ha detto...

@ Marzia: Anch'io avvolgo la tazza con le mani, c'è tutto un altro gusto! E poi, ad una come te, la tazza della Maggica non poteva mancare!
@ Gab: La tazza sbeccata da studenti non può mancare. C'è tutto un retroscena pindarico-filosofico non indifferente dietro. Sono contenta che ce l'abbia anche tu.
@ Pier: Nemmeno io sono una cultrice di ceramiche (infatti, come non conoscevo R.Ginori, non conosco la ceramica di Laverno), ma le tazze, quelle, le amo sul serio. Andare a casa di qualcuno senza sbirciarle è quasi impossibile per me.
@ A.: Capita che il tempo sia giusto. Il tempismo del tempo e delle cose, per fortuna, non smette mai di sorprendere.
Mi ricordo di te, di avertelo scritto. Dove me lo ricordi tu? Mancano le coordinate per casa tua e la mia memoria a breve termine è in manutenzione.
@ Ebby: Si respirano un sacco di cose a lavorare in libreria. Alcune non mi piacciono. Molte si, mi piacciono proprio.
Buon Natale Vetusto.
(Tazze desuete che poi romperò, rigorosamente alla russa. Anno nuovo, vita nuova.)