domenica 8 gennaio 2012

PSYCHIATRIC HELP 5 CENT

Non lo so se quello che sto per scrivere vedrà mai la luce. Non ne capisco nemmeno il motivo, visto che a passare di qui saranno una ventina di persone il cui interesse per ciò che scrivo è variabile se non addirittura discutibile.
Come non capisco perché come motivazione alla mia riluttanza, come prima cosa, mi riferisco a qualcosa di esterno a me, ovvero agli altri, a chi leggerà.
Curioso.
E' che ci ho riflettuto molto ultimamente.
A tutte quelle cose automatizzate che facciamo ogni giorno; a quella miriade di stati d'animo cui siamo così abituati da reputarli comuni, comuni a tutti.
Le cose, in realtà, stanno diversamente.
L'abitudine legittima anche il più improbabile degli equilibri.
E questo vale per ogni cosa. Ogni singola, microscopica, fottutissima cosa.

Sto leggendo un libro trovato in un mercatino. Si chiama "il grande fumatore". Ci sono spezzoni di interviste a fumatori di diverso "tipo", scritti freudiani che mostrano il poco elegante glissaggio autoindulgente che il paparino della psicanalisi operava sul suo stesso vizietto, estratti di interviste a bambini di dieci anni in cui si chiede loro perché i grandi fumano. Un sacco di cose interessanti insomma. Tra cui la valenza simbolica della sigaretta.
Bene.
Bene un cazzo.
Non che non mi fossi mai resa conto della cosa, ma scavando un po' più a fondo ho scoperto una notevole quantità di dettagli inquietanti.
Su di me.
Esempio: E' un giorno a caso, diciamo che sono le 7.20. Mi accorgo che mi è rimasto poco tabacco, quindi, cosa faccio? Mi vesto in fretta, esco, vado dal tabaccaio e faccio scorta. Attenzione. Per quante cose sareste disposti a vestirvi ed uscire appositamente perchè fino a domani non se ne può fare a meno? Il cibo, quindi un bisogno primario (nota consumistica a margine che eviterò. Quasi chiunque avrebbe qualcosa da mettere sotto i denti in dispensa, ma lasciamo perdere). Un mal di testa lancinante, quindi il dolore. Le sigarette. Le sigarette?
Ora, questa decisione non è innescata da un bisogno reale e immediato, ma dalla previsione di questo bisogno. Nemmeno; dall'eventualità che questo bisogno si presenti. E non è una cosa tanto normale anche se comune.
E' bizzarro accorgersi delle cose in cui cerchiamo sicurezza.
Dev'essere un atteggiamento che cela/svela il ruolo della sigaretta nelle mie giornate. Per me, non esiste il "fumo fino a che ne ho, poi si vedrà". Certo, fumando tabacco,  i distributori automatici non mi possono aiutare, perciò mi devo organizzare per tempo ( anche l'esistenza di distributori automatici di sigarette ha dell'inquietante vista da questa prospettiva. Sigarette, non cibo, acqua, preservativi, toh), ma io (come praticamente chiunque) so che fisicamente, potrei tranquillamente non fumare fino al giorno dopo. Invece, non posso neanche pensare di rimanere in casa, o in giro, insomma, SVEGLIA, senza tabacco.
E' abberrante che la sigaretta rivesta un ruolo così importante nella mia vita; soprattutto considerando il fatto che non ci faccio nemmeno caso a quanto fumo. E forse nemmeno a quando.
Abberrante quanto irrilevante, visto che in linea di massima non considero il mio vizio un problema ma qualcosa che mi piace.
Volendo, si potrebbe anche approfondire e distinguere tra sigarette "necessarie" e sigarette superflue, ammesso e non concesso che si possa operare questa discriminazione come aggravante o attenuante di una determinata sigaretta.
Nemmeno ai minimi storici della mia ingenuità sono arrivata a pensare che la sigaretta non avesse alcun'altra valenza per me, che non stesse a simboleggiare qualcosa in più di ciò che è, intesa come mero oggetto. E, in tutta sincerità, fosse tutto lì, mi starebbe anche bene. Tanto si sa che gli esseri umani hanno bisogno di trovare qualcosa che funga da decompressore, da valvola di sfogo surrogata per fare pace con le piccole frustrazioni quotidiane; che sia il cibo, la birretta davanti alla tv, lo shopping compulsivo, l'onicofagia o l'attività fisica, poco importa. Certo, a seconda di ciò su cui ricade la scelta (che non è mai casuale), gli effetti sono diversi, talvolta agli antipodi, ma al di là dei giudizi obiettivi che vi si possono attribuire, resta il fatto che ognuna di queste "cose" viene utilizzata come l'ago di una bilancia, viene caricata di un'ulteriore valenza rispetto a quella che avrebbe per sua naturale funzionalità (il cibo per nutrirsi, la corsa per tenersi in forma, la sigaretta per ... per? ).
E fosse tutto qui, dicevo, mi starebbe anche bene, ne sono consapevole ed ho "scelto" il mio personale ago della bilancia.
Quello che mi preoccupa è che, inevitabilmente, non si deve più fare i conti solamente con l'abuso o l'assenza di qualcosa che ci dà piacere, ma anche con tutto ciò cui, nel tempo, abbiamo collegato quella determinata cosa. Situazioni, stati d'animo, persone, occasioni.
Sarà difficile smettere di concedersi un dolcetto dopo cena, come lo sarà non sentire l'esigenza di fumare dopo il caffè, o la tentazione di spendere soldi in cazzate inutili solo perché sono a portata di mano e di portafoglio. E non lo sarà a causa del bisogno effettivo che abbiamo di avere/fare quelle cose, ma di ciò che ci danno a livello emotivo.
Dicesi anche, teoria della compensazione.
Il mancato o insufficiente appagamento in qualsivoglia ambito della vita, viene soddisfatto con elementi esterni, oggetti inanimati, cose che, non assolvendo mai completamente il bisogno per cui sono desiderati (e come potrebbero?), continuiamo a ricercare incessantemente. E' fin troppo facile.
In questo modo, ci avvaliamo di una distrazione, di una compensazione che, seppur in un ambito più terreno a facilmente raggiungibile, riesce a illuderci per un po' con un appagamento momentaneo. Dopo una giornata storta, è quasi imbarazzante la raggiera di opzioni surrogate con cui ci si può sbizzarrire. Come lo è rendersi conto di quanto effimero, vuoto e spesso dannoso possa essere tutto questo.

Eppure, anche dopo queste considerazioni, non voglio smettere di fumare. Possibile che tanto del mio equilibrio mentale dipenda da quegli stupidi bastoncini di cancro? Possibile che non senta il più debole senso di colpa, la benchè minima traccia di volontà di smettere?
No, mi verrebbe da dire. E invece si. Niente si è smosso, in questo senso. E semmai sarò una persona pienamente soddisfatta (utopia), è molto più probabile che sposti inconsciamente la levetta delle valenze simboliche su altro, piuttosto che io smetta di fumare. 

Ma io, poi, mica volevo parlare di questo. 
Avrei voluto dire altro.
Altro che non sto qui a dire, altro che non mi sento ancora di scrivere.
So esattamente ciò che avrei voluto tirar fuori. Ma se ne sta lì, incastrato in gola come un tocco di pane secco, coperto da un velo di pudore insensato, di vergogna quasi. Ed è stupido, se ci penso. Ho fatto confessioni ben peggiori in questo posto. Ho cose ben peggiori dentro di me. Questa cosa qui, se proprio deve, non affligge altri che me, anche qualora decidessi di rivelarla.

A volte mi viene il dubbio che forse dovrei smetterla di fare queste pseudoautoanalisi spicciole da psicologa della mutua (della mutua per modo di dire, ovviamente. Non ho niente contro lo psicologo della mutua, anzi, siano santificati gli psicologi della mutua).
Si.
Dovrei smetterla e andare da uno vero.

14 commenti:

Gab ha detto...

okay, la sigaretta non è il vero bersaglio del post. Ma non posso non dire un paio di cose, scienza non simboli. (devo essere breve perché stanotte il delirio è tutto per me) Esistono diversi brevetti industriali per aumentare la concentrazione di nicotina naturalmente presente nel tabacco, l'hanno inclusa nei filtri, nella carta, ovunque. Questo per aumentare la dipendenza del fumatore. Pensa che fregatura. La più grande campagna pubblicitaria della storia? Quando le multinazionali del tabacco hanno comprato Hollywood per far fumare i divi nei film. E via: voglio essere fico come Humphrey Bogart, fica come Lana Turner. Senza questa pubblicità non esisterebbe motivo al mondo per pensare sigaretta = sensualità. Altra fregatura. Terzo e ultimo, poi non scoccio più. La nicotina stimola produzione di endorfine, bersaglia ben bene il cervello perché è attrezzato naturalmente a riceverle. In uno come me, che non fuma, queste si sviluppano per la felicità, per una soddisfazione, per la bellezza e la serenità di una situazione. In te che fumi si sviluppano grazie alla sigaretta, e molto di più, così l'altro modo per liberarle diventa molto più difficile (spiegato terra terra, ma la "sostanza" è quella). Questo è triste. Fine. Anzi, c'è un quarto punto, così, ad abbellire. La nicotina è anche un super veleno, sei gocce pure e un adulto di 80 kg muore all'istante, come col morso del cobra. Anche l'eroina è meravigliosa, la cocaina è splendida. Non servirà a nulla, ma pensaci.

notte, Gab

Pier ha detto...

Forse come dici il problema non è la sigaretta, ma il feticcio che si nasconde in essa. Un pò come accadva a Zeno che aveva bisogno di cambiare la sua vita smettendo di fumare, ma poi in realtà aveva solo bisogno di cambiare la sua vita con un pretesto qualsiasi. Tralasciando il fattore salute. Cosa strana i governi traggono i loro guadagni dai vizi (tabacco, alcool, gioco d'azzardo).
Cmq già il fatto di pensare e meditare sulla questione trovo sia un sintomo di presa di coscienza, una consapevolezza che prima non c'era. Poi magari non porta a nulla perchè uno, tipo uno che passa da qui e legge pensa: questa qui con gli occhiali ora smette anche di fumare e fa tutta questa manfrina per dirmi quanto è diventata improvvisamente consapevole del suo vizio-abitudine.
Ma poi, sempre lo stesso che passa a leggere, potrebbe anche dire: si però...in fondo c'è una sorta di libero arbitrio, di volontà, di autodeterminazione che dovrebbe esseree abbastanza forte e costituita da permettere all'individuo la necessaria forza di volontà per gestirsi nella vita, nelle scelte e nei vizi perfino.
E allora? e allora restano le sottili influenze degli speculatori, come dice Gab...ossia l'abilità di associare al superfluo valenze e valori. Quindi bere acqua in bottiglia diventa uno status simbol, avere un suv rende chi lo guida un principe, e per vendere le auto di usano di più le emozioni che le caratteristiche tecniche. E allora viene il ragionevole dubbio che ci sia qualcosa che dobbiamo scardinare ... ovviamente nel momento stesso in cui questo ci provoca disagio. Differentemente ci sono un mare di persone che vivono ignavamente felici di essere consumatori inconsapevoli.

Il vecchio Ebby, superba pipa infissa in bocca, dalla sua nuvola di fumo ha detto...

Complimenti, hai trovato un efficace diversivo che pur riferito a te, evita il nocciolo (quello vero) che tieni in gola. (Resisti, ti prego, non sputarlo, visto l'accenno che ne fai usando la parola "pudore". Temo che su un soggetto sensibile potrebbe avere effetti devastanti)
Quanto al diversivo. Combinazione... Proprio oggi ho visto su una panchina, dignitosamente a godersi il sole, un signore con la barba curata rasa bianca, il cappellino da baseball. Alla sua destra, uno zainetto accuratemtne riposto, con appoggiato un pacchetto di Marlboro, in vista, pronto all'uso. Alla sinistra dell'uomo, ai suoi piedi, una bottiglietta di birra. L'espressione dell'uomo improntata alla massimo benessere.
La visione mi ha indotto alla riflessione: i medici sconsigliano... ma i loro antidepressivi? Ansiolitici?
E adesso, letto il tuo post, ne sono ancora più convinto:
favorire le multinazionali del tabacco o le multinazionali farmaceutiche?

miwako ha detto...

@ Gab: Puoi sospettare che una curiosa come me queste cose le sappia tutte. A maggior ragione se è una cosa che mi tocca da vicino, non sono certo il tipo da far finta di niente o tapparsi occhi e orecchie. E' solo, che per ciò che mi dà, sia a livello di sapore, fisico, sia a livello di piacere, mentale, io non riesco a desiderare di smettere. Probabilmente dal tuo punto di vista risulta stupido, quanto dal mio può sembrarlo svuotarsi il portafoglio in creme, cremine, trucchi, sieri antirughe et similaria; ma il nodo della questione è che ognuno sceglie, più o meno consapevolmente, il modo con cui spostare l'ago della bilancia delle piccole vittorie e frustrazioni giornaliere. Il tuo, probabilmente, sarà un altro. Non ho mai desiderato smettere, o non aver mai cominciato. Ho desiderato di desiderarlo, perché so che non fa bene, ma è molto diverso.
Non mangio carne, mangio molto pesce (spesso fresco) che cucino con tanto amore e zero olio (in cottura, s'intende, l'olio a crudo è sacrosanto), non vivo senza mele, rucola, funghi freschi,frutta e verdura in generale; cammino per almeno sei chilometri quasi tutti i giorni, mi alcolizzo con parsimonia e rifletto un sacco; ci sono altre cose che faccio per me, non fumare non è tra queste ma per ora mi va bene così.
Tu piuttosto, sarai mica uno dei crociati votati alla causa "'Cazzo fate? Smettete tutti di fumare che fa male"?

miwako ha detto...

@ Pier: C'è una terza opzione, spesso non contemplata tra lo starsene nel pecorame a pascolare beati e felici in campi di desolante consumismo distruttivo e insensato, e la presa di coscienza che porta alla rinuncia del superfluo. Ed è quella per cui uno, uno a caso, tipo io, abbia (o trovi) LE SUE motivazioni per fare una determinata scelta. Ho una panda del '97 che adoro e che era di mio nonno. Ed è LA MACCHINA per me. Nell'ipotesi nefasta che smetta di funzionare, la scelta ricadrà su un usato in buone condizioni. Il mio telefono non fa le foto e non ci posso taggare il mio vicino su facebook mentre lo spio aggeggiare con i pesi dalla finestra del bagno. Compro i pan di stelle perché sono chocaholic e mi fanno piangere da quanto sono buoni, ma compro pure i "Cioccostellati" dell'esselunga, per quanto me ne importa quel mulino potrebbe anche andare a fuoco con tutta la famiglia dentro. Leggo l'elenco ingredienti. Sempre. Ecco come decido cosa comprare, ecco perché ci metto due ore a fare un po' di spesa. Non mi serve, non attacca con me. Legare un brand a certi valori non costituisce l'equazione nella mia testa. Stessa cosa per la sigaretta, l'accoppiata sigaretta/figaggine, sigaretta/sensualità non fa presa su di me. Questo non significa che il fatto che io fumi non abbia una valenza simbolica, che non alluda ad altro, ma è personale, è quella che io gli voglio dare. E non sto dicendo che la cosa mi assolva dal fatto che, in questo modo, mi danneggio, ma di certo mi salva dalla logica che mi vuole vittima di qualcosa di esterno a me, della società. Penso troppo a ciò che faccio per trovare nei meccanismo consumistici un capro espiatorio.

@ Imperatore dei trinciati trasformati in nuvole circolari fatte di tante parole quante sono le volte in cui le cose hanno cambiato forma nella tua testa alias Ebby: Per ora me lo tengo lì, ma ogni tanto risale la gola senza troppa fatica, come i peperoni se mangiati la sera. Il pudore non se ne andrà, non da solo. Se vomiterò tutto qui, sarà perchè un neurone impazzito avrà decretato un indulto momentaneo, difficilmente perché ci ho fatto pace. Quello potrebbe avvenire, si, ma tra mesi o anni.
Vedo con piacere che, tra tutte le cose che ho scritto, hai raccolto quella che rivela qualcosa di importante, che anche se non è il vero motivo per cui fumo (quello, chi lo sa), è di certo ciò da cui si evince che fumo consapevole del fatto che sia un mezzo per far pace con le mie nevrosi.
A questo punto, se multinazionale dev'essere, che sia quella del tabacco. Almeno la sigaretta uno se la gode; le pilloline te le ingolli come qualcosa da far sparire per dimenticare che sono loro a pesare sula bilancia dell'equilibrio. Ora fumo l'ultima e vado a dormire. 'Notte Brucaliffo.

Gab ha detto...

non sono crociato di nulla, lo sarei se servisse, ma so che non serve. Anzi, volendo, non ho mai detto "fa male", è il farsi fregare così facilmente, in modo così subdolo, che mi colpisce, soprattutto se capita agli amici più colti, simpatici, intelligenti e amati. Vedi, tutt'intorno ci puoi costruire chilometri di considerazioni, ma è tutto fumo (il caso di dirlo) che non ti fa vedere l'unico problema. Non a caso mi rispondi parlando ancora di "piacere", "sapore", godersela, star bene. Sarò duro ma è l'ennesima riprova che non sto parlando con te, bensì con la tua tossicodipendenza (si chiama così anche il tabagismo).

solo una cosa, per ridere: ma davvero nella vita il bivio è costretto: sigarette / farmaci? O alcol? Dai, ditemi di no..

ciao

carpe diem ha detto...

e pensare che ti ho spinta io a fumare fango...ti ricordi???una settimana il pacchetto toccava a te una a me nascosto in camera mia......tu scrivi a me piace leggere ti voglio bene

Alice ha detto...

io ce l'ho fatta a smettere, due o tre anni fa! non ne sentivo più il bisogno, e poi ero stufa di puzzare. ahah. commento stupido al tuo post profonderrimo.

miwako ha detto...

@ Gab: Non sono propriamente favorevole ad inserire il tabagismo tra le tossicodipendenze. Sono una fumatrice e, detto da me, potrebbe sembrare un modo per ignorare il problema, ma non lo è. A sdubbiarmi al pari della definizione del color salmone come colore neutro, rimane un gigantesco punto di domanda. Nonostante capisca il nesso con la tossicodipendenza per i danni che fumare comporta, non riesco a fare a meno di chiedermi, fino a dove si può allargare, allora, lo spettro delle tossicodipendenze? Perché se l'alcool, le droghe in genere, i medicinali (che poi sono pur sempre droghe) vanno ad alterare anche sensibilmente le facoltà intellettive, percettive, sensoriali, di giudizio e ragionamento, non si può dire lo stesso del tabacco. Altera la percezione dei sapori, del gusto, quello si; ma rimango io che fumo, non è la sigaretta a possedermi, non mi porta ad essere l'ombra di me stessa. Il massimo che uno (in linea generale e sano di mente, s'intende) può arrivare a fare per una dose di nicotina è uscire appositamente nel cuore della notte, disposto a rivestirsi e cercare un distributore. Il che non mi sembra sullo stesso piano di, che so, qualcuno che ruba il blocchetto del dottore per autoprescriversi un frullato di farmaci.
Capisco che il fatto di vestirsi e uscire in piena notte per procurarsi sigarette, per citare l'esempio di poco fa, denoti comunque un ruolo eccessivo del fumo nella propria vita, ma da lì ad inserire il tabagismo tra le tossicodipendenze a pieno titolo, per me, ne passa di acqua sotto i ponti.
In quest'ottica, pure il cibo potrebbe essere inserito tra le tossicodipendenze. I carboidrati, il cacao, gli zuccheri in genere sviluppano endorfine e serotonina. Prendi il cioccolato, ad esempio; metti che io ne mangi 200gr al giorno. Metti che sia questo il mio modo di far pace col mondo e con me stessa. 200gr di cioccolato al giorno fanno male. Proprio male al fisico. Ma comunque non causano alterazione a quelle capacità che ti rendono un individuo nel pieno delle tue facoltà fisiche e mentali. Oltretutto, la casistica di persone che escono in piena notte per ricomprare il cioccolato non è così alta solo perché, in quanto cibo, è più facile ripiegare su un surrogato della stessa famiglia ma di diverso genere, visto che il punto è mangiare. Come la mettiamo? Magari io sarò anche dipendente dal cioccolato, magari non è salutare e probabilmente farei bene a vedere uno psicologo e un nutrizionista esattamente in quest'ordine, ma rimane il fatto che questa cosa non mi rende altro da me stesso.

Le persone, tutte, sono alla ricerca di un equilibrio; la quasi totalità di noi, usa espedienti esterni al sè, pur non rendendosene conto. E non dev'essere per forza un qualcosa di concreto, spesso è un atteggiamento, come chi deve sempre sminuire ciò che fanno gli altri per non sentirsi inferiore, minacciato, o chi si atteggia a imperatore non appena si ritrova con un minimo di "potere" al lavoro. Io, le mie nevrosi, me le fumo.

Con ciò, non voglio assolutamente passare per una che difende il fumo, che nega il fatto che sia dannoso, o che si nasconde dietro un dito dicendo che tutti sono dipendenti da qualcosa. No. Voglio solo che sia chiaro che io, anche se non posso dire di sapere esattamente quali dinamiche scattino e siano scattate nel mio cervello per indurmi a fumare, sono consapevole di ciò per cui NON fumo. Ovvero il fascino della sigaretta, il "fare branco" dei ragazzini agli esordi, l'incapacità di smettere, i vari tentativi di associare il fumo ad una presunta figaggine. Sono stata tre anni senza toccare una sigaretta. Poi ho ricominciato. Posso smettere. E posso ricominciare. Non mi sono pentita di nessuna delle due scelte. E, si, si ritorna lì, mi piace fumare. Un giorno smetterò. Forse.

Tanto per farci due risate, avanti di questo passo avremo un'ampia raggiera da cui attingere, tra un po' pure il latte in polvere dei neonati sarà annoverato tra le tossicodipendenze :D

miwako ha detto...

@ Carpe diem: In realtà ho ricordi fumosi ( è il caso di dirlo) di quel periodo. Ci sono momenti che ricordo nitidamente, ma per il resto mi sa che sono passati troppi anni. Però i pacchetti nascosti, quelli si che me li ricordo ^_^
Ti voglio bene anch'io fanghetto

@ Alice: E invece il tuo commento è proprio a tema, sai? "Non ne sentivo più il bisogno" è una ragione granitica per cui smettere, brava!

Summ3rw1nd ha detto...

Ti capisco...ti capisco tantissimo.
Io riesco a farmi durare un pacchetto anche un mese, ma se non ho sigarette in tasca non sono tranquillo!

Summ3rw1nd ha detto...

Curiosità: fumi mentre leggi? Io non riesco.

miwako ha detto...

Ma veramente Summ3r? Cioè, tu fumi pochissimo ma devi sapere che puoi farlo? Pensa un po' come siamo complicati!
Da fumatrice accanita quale sono, ci sono veramente poche situazioni che possono impedirmi di fumare. Dove è vietato, dalla legge o dai proprietari di casa, non ho problemi a non fumare; per il resto, a volte mi è capitato di fumare pure sotto la doccia, con la mano fuori dall'acqua. Ma dimmi te!

Summ3rw1nd ha detto...

In doccia!?!?! Ahaha sei matta :)
Si diciamo che ogni tanto anche io ho bisogno di fare un paio di tiri per buttar fuori un po' di tensione... fichè riesco a non farlo diventare un vizio continuo.