giovedì 12 gennaio 2012

UN AUTOBUS CHIAMATO DESIDERIO

Scrivevo, solo due mesi fa, su un foglio di carta:


Sbatto le palpebre.
Una scia luminosa e ondivaga mi sgorga dagli occhi.
Poi solo palline.
Mi rotolano via dalle ciglia una dopo l’altra, scintillanti, equidistanti, artificiali.
Socchiudo le labbra.
Ne esce una macchina.
Poi due, poi tre, poi niente.
Centinaia di rami secchi mi spuntano dai capelli danzando nel vento di novembre.
Io con loro.
Ho le guance arrossate.
Per via del caldo, mi dico.
O forse per quel sole che muore là fuori, appoggiato esattamente tra i miei zigomi.
Le maniche di questa maglia sono sformate, troppo lunghe; diventano liquide e si confondono con l’asfalto che corre via languido.
Nuvole incerte si addensano sopra le mie palpebre, sopra quelle di ognuno.
La pensilina dell’universo.
Stiamo tutti aspettando l’autobus.
Anche chi è già salito da un pezzo, non ha mai smesso di aspettare.
Fisso il mio riflesso tra i vetri umidi, lo guardo cambiare insieme al paesaggio, e penso che è così che mi sento.
Mutevole, incerta, in transito.

Oggi, mi sento sempre mutevole, sempre in transito ma un po' meno incerta. Anzi, fuori dai denti, nero su bianco, ci sono giorni in cui mi sento un vulcano. E' bellissimo.

6 commenti:

Gab ha detto...

qualche giorno fa ho preso un autobus notturno, ma molto notturno, di quelli rari, molto rari, con i sedili di stoffa, foderati e morbidi. Ebbene, per questa sua caratteristica peculiare di comodità quell'autobus era diventato un dormitorio su ruote! Abitato rigorosamente da gente senza un tetto, caldissimo, tutto un russare di barboni. Non è sceso né salito nessuno, tranne me. Anche al capolinea sono rimasti tutti a bordo, pronti ad altro giro altra corsa, cullati da quegli ammortizzatori un po' scarichi. Soprattutto loro, sono saliti da un pezzo ma non hanno mai smesso di aspettare.

Tra cenere e terra ha detto...

Quei due righini sotto non tolgono nulla a quel "tanto" di poesia che c'è di sopra. ;) Sono un tuo fan.

enzorasi ha detto...

Io ci abito sotto un vulcano. Il più grosso d'Europa

miwako ha detto...

@ Gab: Gli autobus di cui parli sono rarità assolute. Quelli in cui c'è silenzio, e ti sembra di sentire il rumore dei pensieri di ognuno dei passeggeri, intrisi di tutte le loro delusioni, le loro sconfitte, le loro speranze. Speranze. Ce ne sono tante in chi aspetta. Anche se sono inconfessate.

@ Tra cenere e terra: Grazie per le belle parole che mi dici e che sparpagli in questo posticino.
Sai, è curioso che il tuo nickname non identifichi alcun genere ma richiami una serie di concetti astratti e non. Ho paura che finirò per darti un soprannome.

@ Enzo: E si vede da come scrivi che di crateri magmatici sei impastato pure tu.

Tra cenere e terra ha detto...

Nonzi...diciamo così noi nonni siciliani quando vogliamo dire no...Niente soprannomi dunque mia cara e affettuosa amica. Se ho scelto Tra cenere e terra e per non definirmi affatto...;)

Ho letto il post successivo. Per chi è innamorato della parole come me, genera qualcosa di simile a un orgasmo. E con questo non intendo certo semplificare il significato nascosto del tuo manto di parole. ;) (questa è sottile).

A parte i sorrisi, scrivi bene. Dico davvero. Mi piacerebbe che tu pubblicassi qualcosa. Ti leggerei.

miwako ha detto...

@ Tra cenere e terra: Sia fatta la tua volontà, allora; niente nomignolo. Ammetto che è uno sforzo per le mie dita ardite e vagabonde, ma così sia!
A parte i sorrisi (malcelatamente profani in questo caso), ti ringrazio. Davvero. Scrivere per me è LA COSA, QUELLA COSA che mi esprime meglio di qualunque altra, quella che, se penso al lavoro dei sogni, alla vita dei sogni, lei c'è. Sapere che ciò che scrivo arriva, come sempre, mi commuove. Dico seriamente.

Un abbraccio