martedì 14 febbraio 2012

APOCALYPSE NOW meets LEMONY SNICKET: UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI APOCALITTICI (mi ha portata a scrivere uno dei soliti post di Tolstojana memoria)

Dev'essere una faccenda Karmica, si.
Non c'è altra spiegazione.
O forse qualcuna c'è, è che non ci voglio nemmeno pensare, che questa sia la norma.

Le cose sono andate più o meno così. 
Aspetto. Il tram, la neve, il ciclo, la ricetta del muffin perfetto. E lo stipendio. Si, questo sconosciuto. Che ha la straordinaria capacità di arrivare sempre in differita di un giorno rispetto a quando mi servirebbe.
D'altra parte non c'è una data designata e immutata, di che mi lamento?
Di niente, andiamo avanti. Fast forward.
Lo stipendio arriva. Finalmente, posso fare quel benedetto versamento. E' sabato. E di sabato, le poste sono chiuse, lo sanno anche i cani.
Bene.
La parte più smemorata e cocciuta di me, è sicura, convinta, stra-convinta, giurin-giuretta, che anni or sono, io abbia bazzicato spesso tale luogo ameno in questo stesso giorno. Il perchè non ci è dato saperlo, ma tant'è secondo la saputella.
Le do retta; tentiamo.
Impavida, sprezzante del freddo, del 28esimo giorno del mese che, a differenza dello stipendio, non sia mai che si faccia attendere, esco avvoltolata e infiocchettata come una salama da sügo e mi dirigo verso la posta. Quella sotto casa è chiusa. Ci sta, è piccolina piccolina, sembra di stare in un paesello vista la percentuale di volti noti che vi si incontrano. Nessun problema, sono così coperta che se mi accovacciassi accanto a un bidone della spazzatura verrei scambiata per un vecchio divano in disuso in attesa del camion per la raccolta rifiuti ingombranti. Decido di non verificare e mi dirigo verso piazza Salvemini, dove si trova la seconda succursale, in ordine di grandezza, delle poste centrali. Blindata. Ma ricordiamocelo di nuovo, è sabato, e la saputella dice di avermi vista bazzicare nel pieno di un saturni dies qualunque, solo alla sede principale. Si riprende il cammino,  non prima di aver sostato per un caffè dall'amico Nunzio, che lavora proprio lì di fronte. Scaldata ed energizzata, riparto verso piazza della Repubblica; piazza che circumnavigo per evitare la folla del sabato. Arrivo sotto i portici delle poste centrali senza nemmeno vederla, piazza della Repubblica, mi fermo e tiro fuori gli occhi dal burka di pecora in cui li ho nascosti. Transennata. Luci spente. Balle di fieno. Qualcosa mi dice che è chiusa, e non è certo la mia perspicacia. Sconsolata, ricaccio gli occhi nel burka, giro i tacchi e me ne vado, tentando un ricalcolo mentale di quale sarà l'ora (abominevole) della sveglia il lunedì successivo per riuscire a fare tutto entro le 9.00.
Ma qualcosa di insidioso mi si infila dal naso e offusca i pensieri pratico-logistici.
Aspetta un minuto.
Le mie narici da segugio mi stanno mandando un segnale ben preciso.
Sono una persona distratta, io, estremamente distratta.
Ma se c'è del cioccolato nel raggio di sei chilometri, potete stare certi che il mio naso lo scoprirà.
Strappato il burka dalla faccia come farebbe Hulk con la maglietta, mi accorgo che lì, proprio sotto i miei occhi increduli, lì in quella piazza bellissima e che stavo odiando fino a poco prima, ci sono stand interi grondanti cioccolato.
Bianco,
Nero,
Rosa.
Al caramello,
Alla menta,
Alla cannella.
Cioccolato
In ogni
Salsa.
Allora penso: ma questa è una congiura! Già di per sè è dura non dare sfogo alla mia abilità di procacciatrice di cibo compensativo nel tentativo di non ingolfarmi le arterie prima dei trenta, ma se poi mi vengono sbatacchiati in faccia quintali di cioccolato artigianale dopo chilometri macinati a vuoto, una delusione d'amore di mora (da pagare) e quel maledetto ciclo ad elevare a infinito il bisogno di zuccheri; allora ditelo che volete che la fine di questa giornata (e della mia vita) sia un coma glicemico!
A questo punto, faccio ciò che ogni donna ragionevole farebbe in questa situazione. Tento di resistere mentre le mie mani (che si sa, bisogna ringraziare i nostri antenati per i riflessi da gazzella che solo in situazioni come queste riusciamo a sfoderare) stringono già vittoriose un pezzo da venti, adocchio in un nanosecondo ciò per cui vale la pena fare un generoso versamento (sui fianchi) e mi godo la suprema, ineguagliabile, orgasmica delizia di un sacchettino da cui esce un profumino che nemmeno San Pietro ha mai sentito.

Preoccupata ma abbondantemente (ri)compensata, me ne torno a casa piena di endorfine e grassi non meglio identificati ma ben depositati, usando il ciclo (sempre sia lodato) come attenuante tale da far cadere ogni presupposto di colpevolezza (colpevolezza=scioglievolezza=Lindor. Libere associazioni. Ecco come funziona la mia mente circa 20 ore al giorno. I restanti 240 minuti sono suddivisi tra senso di colpa, scrivere e dormire ).

Stamattina, lunedì. Secondo round.
Tre ore di sonno.
Suona il gong.
All'angolo del letto, seduta per non riaddormentarmi, mi levo le coperte di dosso come Tyson faceva con l'accappatoio (non fosse per i bicipiti non notereste la differenza. Lui ne ha un po' meno). 
Dead man walking per circa mezzora; non ho ricordi, infatti, di come sia riuscita ad evitare i plurimi stipiti delle porte e di come abbia fatto a vestirmi non solo avendo cura di non mettere i collant in testa e ricominciare a dormire, ma riuscire a farlo con un minimo di senso logico-estetico. Ha proprio ragione la Appiano quando dice che le vie delle signore sono infinite.
Ma torniamo a noi, torniamo in strada, col fedele burka di pile misto lana.
Sono le 8.20 quando entro alla posta sotto casa e prendo il numerino dell'(eterna) attesa. Mentre compilo il bollettino al contrario, causa pupille posticce disegnate sulle palpebre, mi complimento con me stessa per essere riuscita a mantenermi più che in orario sulla tabella di marcia; così tanto da meditare di fare una deviazione prima dell'appuntamento per prendere un take away cinnamon giant coffee a quel baretto adorabile.
Ma i miei sogni di caffè alla cannella trasportabili solo previo acquisto di una betoniera, vengono stroncati sul nascere.
Una signora tanto gentile, si alza da dietro uno degli sportelli e richiama l'attenzione dei presenti con fare apocalittico, tanto che la prima somiglianza che mi viene in mente è con Giucas Casella (e se non è teatral-apocalittico lui quando finge di usare misteriose forze inesistenti, non so chi lo sia):

- SIAMO SPIACENTI MA C'E' UN GUASTO SU SCALA NAZIONALE, PER CUI RISULTA IMPOSSIBILE AL MOMENTO EFFETTUARE BOLLETTINI E VERSAMENTI ... COME? ... NO SIGNORE, NEMMENO ALLA BANCA O ALLA RICEVITORIA, SI TRATTA DI UN BLOCCO INSPIEGABILE CHE HA INTASATO TUTTA L'ITALIA.

Ora, subito dopo che mi saranno cadute le orecchie, mi aspetto come minimo che uno stuolo di manguste giganti spalanchi le porte di questo ufficio annunciando che i cavalieri dell'apocalisse, nella fattispecie il Baffo delle Televendite, CostantinoDiUomini&Donne, i Gazosa e Solange, hanno deciso a loro insindacabile giudizio che è quello che ci meritiamo per averli lasciati cadere nell'oblio mediatico in favore di figure mitologiche quali Jill Cooper, il tizio di Elisa di Rivombrosa, i Sonohra e Paolo Fox.
Se la porta non si apre entro trenta secondi dovrò trovare un angolo vivo contro cui sbattere la testa per capire se sta succedendo realmente. Accidenti a questi tavolini rotondi, dov'è un oggetto contundente qualunque quando serve?
Ma quello che è? Una mangusta incravattata??? PREGO, DI QUA! ENTRI PURE! Ah no, che stupida, è solo il Magnifico Rettore che vola via a bordo del mio libretto universitario, lasciando una scia di more da pagare e pergamene di laurea col mio nome barrato da una "X"!
Me tapina, ma in quale universo parallelo succedono queste cose? Iiii-taaa-lia!
"S'è desta" mica tanto stamattina. Alla fine arrivo alla conclusione che, in una vita precedente, devo aver dato fuoco a un orfanotrofio o qualcosa di simile per meritatmi tutto questo. Ma, conscia del fatto che non è "successo a me", non mi perdo d'animo e in qualche modo, per e vie e retrovie (da Signore) che non sto qui a raccontare, sono riuscita a pagare quei 60,62€ e a consegnare tutto il consegnabile o quasi. E, no, non mi sono presentata a casa del Magnifico in tenuta da ultrà e manganello alla mano. Ho solo perseverato. Che al massimo è sovrumano, non diabolico. Per premiarmi delle fatiche erculee, ho sperimentato un paio di muffin (che ho provveduto a smerciare in tempi record onde evitare il suddetto coma glicemico) ricotta, banana e cioccolato; leggeri leggeri, buoni buoni, che anche questi San Pietro se li sogna da quell'inferno senza tentazioni che dev'essere il paradiso.

E ora la smetto con i deliranti racconti notturni delle mie gesta diurne, e me ne vado, finalmente, a dormire; devo pur riposare se voglio sopravvivere alle eventuali disavventure fantozziane in cui sono solita infilarmi.
Buonanotte manguste. Che Il Baffo sia con voi.

3 commenti:

carpe diem ha detto...

fango mi fai troppo ridere..in compenso ti rubo questo muffin...perchè è questo che sembra e riposa mi sembri stravolta!!!

Tra cenere e terra ha detto...

;) "inferno senza tentazioni" poi, la miglioore delle definizioni del Paradiso (lo scrivo maiuscolo, che non sia mai che un fulmine dal cielo mi colpisca, che Dio e Zeus, in fine dei conti, siano un po' la stessa cosa)...che nemmeno Dante guarda...

miwako ha detto...

@ Carpe diem: Wahahahaa, effettivamente un po' stravolta lo sono! Però la notte scorsa sono stata in carica (tipo cellulare) 8 ore; sono nuova e per altri 5 giorni posso permettermi di dormire due ore in meno! Ti darò la ricetta dei muffin, sono buonissimi!

@ Tra cenere e terra: E' così che me l'immagino; tutto così bello, perfetto, noioso. C'è da starci attenti; stando ad ogni religione esistente, qualunque cosa si nomini si rischia di essere fulminati sedutastante!