giovedì 22 marzo 2012

LACCI OMBELICALI E CORDONI EMOSTATICI: ventimila leghe sotto i laghi, a cercar le leghe (di rami) che allacciano i legami



La paura fa novanta.
Quanto, le gambe delle donne?
Io credo di passare i cento. 
Per la paura, mica per le gambe.
Però, di nuovo, mi sento un vulcano.
Cose dentro che scopro aver mantecato per anni, secoli se possibile.
E' irreale accorgersi di essere sempre stata quella che non sono ancora.
Il DNA del mio cervello, delle mie emozioni, usa l'alfabeto per mostrarsi.
Sono stanchissima.
Faccio fatica a reggere la tazza.
Anche la testa.
Cazzo, perché il corpo non risponde?
Tocca fermarsi e dormire.
Fossi un fiume sfonderei gli argini in questo preciso istante.
Ma sono solo un essere umano, e devo riposare adesso.
Anche le parole ne hanno bisogno.

Due ore fa sono nata.
28.
Cavolo.
Sentirseli addosso, naturalmente, come passarsi una mano tra i capelli, un'orma sulla neve fresca, lasciarsi ridere e piangere come se la vita e la morte fossero sempre in agguato, aprire gli occhi e vedere paesaggi noti, richiuderli e sognare di mondi mai visti e mai esistiti. E ripensare a due anni fa, col freddo fin dentro alle ossa e l'aurora boreale negli occhi, stretti stretti, tutti quanti, io e la mia famiglia-bis che divide tutto ma il sangue no. 
Giusti, belli, addosso più della pelle. 28 anni.
La mia prima aurora boreale.
La prima volta che ho capito che scrivere aveva il peso di un respiro per me. Non leggero, vitale.
I miei primi 28 anni.
Tutte le prime volte che aspettano di là, nell'altra stanza, travalicato il confine tra ora e dopo.

"Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde."

E' Cummings che scrive, lo sai mamma? Si che lo sai. Radice di tutte le radici. Non avrei saputo dirlo meglio.

Auguri mamma, a me e a te, che siamo nate tendendoci  il cordone da ieri ad oggi.
Con tutto l'amore di cui è fatto l'universo, con tutto quello di cui hai impastato le crostate della domenica, lo stesso di cui hai impastato me, costola di pasta frolla e cuore di marinelle di quell'alberello che stava nell'angolo a sinistra, stracolmo di perle rosse, rosse come la vita che nasce.

5 commenti:

carpe diem ha detto...

auguri al mio fango...al mio adorato fango...e auguri alla Grazie per aver messo al mondo la migliore amica che potessi desiderare

Summ3rw1nd ha detto...

Auguri :-))) e complimenti per la scelta della canzone, stupenda.
Tra qualche mese toccherà anche a me.

miwako ha detto...

@ Carpe Diem: Grazie fanghetto ^_^

@ Summ3r: Grazie mille! Adoro questa canzone! D'altra parte non avevo dubbi sul fatto che avresti apprezzato!

Tra cenere e terra ha detto...

Ma il tuo desiderio di vita supera i confini del corpo.

Chissà quante vite vorresti vivere, e quante altre non ti basterebbero...

miwako ha detto...

Quante vite vorrei vivere? Innumerevoli. Le persone che vorrei incontrare, diventare, essere, il mondo che vorrei vedere, vivere, camminare... Accidenti, mi hai vista...

Un abbraccio forte