domenica 25 marzo 2012

PER CHI SUONA IL CAMPANELLO

Sarà che qui ci si vive in 4, tutti con orari diversi, amicizie diverse, impegni diversi.
Sarà che siamo quella generazione che, pur non essendoci nata, ha integrato l'uso del cellulare erigendolo a terzo arto indiscusso (e da cui io mi chiamo orgogliosamente fuori visto che mi serve come ad un gatto serve una batteria di pentole in acciaio inox).
Sarà che mica sempre ci si può permettere il lusso di far rumore.
Fatto sta, che qui, il campanello suona poco.
"Squilla quando arrivi"; "Usa le chiavi che ti ho dato"; "Ti apro la porta visto che sei quasi qui, M. sta dormendo".
E invece, ieri sera ha suonato.
Era tardi ma in casa c'ero solo io.
Ho scoperto che mi piace quando suona il campanello. E' un bel modo di annunciare l'arrivo di qualcuno. Ed è estremamente rispettoso della privacy; se non apre nessuno non c'è recall che tenga, si deve fiduciosamente presumere che in casa non ci sia nessuno.
Come il telefono di mia nonna, le musicassette e il tritacarote modello anteguerra di mia madre, sentirlo suonare mi lascia ogni volta un sapore piacevolmente malinconico.
I tempi in cui passando davanti casa di qualcuno, istintivamente, si appoggiava il dito al campanello in una sorta di trepidazione, hanno lasciato spazio ai tempi in cui, istintivamente, si prende il cellulare e si chiama.
Comodo eh, nulla da obiettare.
Ma un po' del gusto si perde inevitabilmente.
Forse tra qualche tempo brevetteranno pure l'app. per collegare il campanello allo smartphone, così mentre sei alla coop ti esce un "din-don" dalla tasca dei pantaloni.
Per carità.

2 commenti:

carpe diem ha detto...

ah ah ah va là fango...

Gab ha detto...

mi hai fatto ripensare a quando da piccoli il citofono era il protagonista numero 1 delle nostre comunicazioni elettroniche. Poi veniva il telefono a gettoni, poi, le rare volte che si stava a casa, il telefono a disco. Ogni numero sembrava una combinazione di cassaforte.

ciao, Gab