domenica 11 marzo 2012

UOMINI CHE AMANO LE DONNE

Stanotte ho le paturnie.
Infatti cucino.
E no, Stieg non c'entra.
Lui ed io non siamo amici. Innanzi tutto perché lui è morto e io no(n ancora); poi perché non ce la posso fare, se un libro fa scalpore, deve passare almeno un decennio prima che io riesca anche solo ad avvicinarmici. Rush cutaneo da best-seller.

La festa della donna è passata da qualche giorno, riflessioni a riguardo ne ho scritte, come al solito, pure troppe.
Eppure è rimasto qualcosa infrascato tra i pensieri.
Il profumo di vaniglia che esce dal forno non favorisce la razionalità.

La festa della donna.
Nessuna mimosa.
Qualche augurio sincero.
Un tete a tete con una cara amica.
Ed io, in tutto ciò, penso agli uomini, per cui mai fu coniata espressione migliore de "l'altra metà del cielo".

Gli uomini.
Nella mia vita.

Mio padre di spalle che taglia l'erba. "Il sorpasso" seduti insieme sul divano blu. La storia che come la sa lui nessuno.Le cavalcate la domenica, col sole sonnacchioso di aprile e i capelli legati sopra la nuca.

Mio nonno mentre, felino ed elegante, mangia il pesce con una grazia mai più rivista. I suoi occhi azzurrissimissimi e l'appassionata ricerca a rebours dei nostri avi. Tutte le cose che rimpiango non essere stata abbastanza saggia da imparare.

Mio fratello con la testa china, giovanissimo, a pizzicare le corde di un basso bordeaux e lucido. La sua incredibile capacità analitica; le nove vite; 3/4 delle cose belle della mia infanzia.

Il primo fidanzato, con la J., a letto, a guardare film abbracciati la domenica mangiando pop corn fatti in casa. Le risate in macchina, le liti in cucina, quell'ultima notte in cui ci siamo non detti ogni cosa.

L'ultimo, con la S., nella vecchia vasca del mio primo appartamento, con le candele accese e la pelle delle dita come uva passa. La passione che mette nelle cose, l'amore sconfinato, le prime volte, l'empatia e l'egoismo, la voglia reciproca di vederci felici, anche alla fine della fine che è solo un altro inizio.

G. e il primo anello di fidanzamento in terza elementare.
E. e tutti i baci che ho sognato di dargli e che non gli ho mai dato perché non gli piacevo.

I. e i tuffi in piscina, col reggiseno a galleggiare e le famigliole a domandarsi se lo usassi per coprire le scapole. E poi al telefono, spalla su cui piangere, ogni notte di quella estate terribile in cui ho perso un pezzo di cuore per la strada.

J. e l'insostituibile, immenso, doloroso amore adolescenziale non corrisposto. Con la A maiuscola. Di Adolescenza, s'intende.
P., io con le stampelle e lui che ride. Pareva che ci fosse più sole quando rideva lui.
B., che mi tremavano le gambe senza nemmeno sapere che voce avesse, immotivatamente. Forse erano i suoi occhi chiari.

J., che parlava con l'universo e, a volte, sembrava gli si aprisse una voragine dove c'è il cuore. Tempo e intensità che non sono variabili direttamente proporzionali. Le cose che gli ho detto, quelle che non ha saputo rispAondere. E quelle che, ciclicamente, torna a dirmi a distanza di due anni. Heartbeats. We had a promise made, four hands and then away.

D. che è un pozzo di cose belle travestito da uomo medio. Gliel'ho detto. Pensa che lo sopravvaluti. Io so che non è così. I biscotti al cioccolato. Nanni Moretti. I miliardi di passi, parole, angoli di strade e stelle di cui abbiamo intessuto tante notti.

M, e le chiacchierate notturne, io in giardino, lui alla finestra. Quella notte lontana una vita o forse più, passata in tenda, insieme a lui, insieme a lei. Giovani, illusi e inconsapevoli.

A. con i capelli azzurri. Le risate insieme, i grandi discorsi, i disegni, le schitarrate, la politica, il camioncino, le sigarette, un gene in comune di troppo è l'unica cosa che ci separa dall'essere un'ipotetica coppia a prova di bomba.

Inestimabile il valore dei doni inconsapevoli di tutti questi uomini. Tanto lo schifo in questo mondo; tanti gli esseri orribili che fanno cose orribili, spesso alle donne. Io, allora, devo essere stata fortunata. E li ringrazio tutti, questi uomini belli. Per essere l'altra metà del cielo, per il non capirsi ma provarci comunque, per le spalle larghe e le camicie che le avvolgono, per le risate, il sarcasmo un po' sessista al vetriolo, figlio di quell'ironia che si fa beffe delle discriminazioni di genere, per avere le mani sempre calde e i piedi pure, per i punti di vista inaspettati, per essere così ottusi a volte da fare tenerezza, per l'incapacità assoluta e unanime di fare pacchetti regalo, per il cambiare voce con la pubertà, per l'invidiabile dote di saper fare gruppo come le donne difficilmente sanno fare, per tutti i sorrisi regalati, le lacrime concesse, le cose mai dette ma trasmesse.

A che serve, alla fine, una mimosa?

Apro il dolce a metà, lo farcisco con la crema di latte e vado a dormire.
E' stata una brutta giornata.
Ma è già domani, io non lavoro e la colazione sarà delle migliori, con tutta la calma del mondo e una fetta di paradiso a fare da paciere. 
Il cielo è incredibilmente limpido.
Ed oggi sarà una bella giornata.

Auguri fratellone 

9 commenti:

Guido alias Ebby alias ecc. ha detto...

Un caldo abbraccio alla tua dolcezza. (Gasp! Solo quando te l'avevo ormai scritto mi sono reso conto della coincidenza: che c'era una torta farcita - e farcita eccome! - di mezzo. Ma non alludevo a quella... ovvio! Però... che mi abbia condizionato inconsciamente?)
Piccolo bacio a capienti labbra:)))
PS: adesso passo a dimostrare che io non sono un robot

Tra cenere e terra ha detto...

Mi piacerebbe avere tempo, modo e capacità per cucinare una torta in piena notte, così da regalarmi pensieri belli come i tuoi e una promessa di dolcezza. E invece mi spoglio degli abiti stanchi dell'incomprensione, e vado a letto, con la sola speranza nel cuore del sogno che non sognerò.

carpe diem ha detto...

auguri alessio ...la notte in tenda bellissima...

Mami ha detto...

Che bel post ^__^
e auguri Alessio!!

miwako ha detto...

@ Ebby a pensare di non essere umano ma robot: Abbraccio alla torta allo yogurt e crema di latte della domenica, che più dolce non si può.

@ Tra cenere e terra: Ho guardato mia madre cucinare per anni, senza muovere un dito, senza averne la voglia, senza credere che quelle opere d'arte che sapevano di sogni e nuvole fossero qualcosa di umanamente realizzabile da qualcuno che non fosse lei. (no no, per niente idealizzata la figura della madre; hahahaaaa)
A 22 anni, lontana da casa, scopro che tutto quell'imprinting oculare mi aveva instillato la voglia pasticciare con le mani nella farina. Le mie sanno di sorrisi e proporzioni maldestre tra ingredienti, non sanno ancora di nuvole e sogni. Ma fare dolci mi fa sentire bene.

Magari anche tu, di quando in quando, odorando la vaniglia, la cannella, le carote, in mezzo ai miei soliloqui, una notte, deciderai di provarci. E allora, anche sapendo già che il sogno non sarà quello sperato, il risveglio forse sarà un cucchiaino meno triste, col profumo di lievito e lo zucchero a velo a disegnare un sorriso su labbra a cui manca.
Provaci. Bastano uova, zucchero, farina e la volontà di farsi una carezza.

@ Carpe Diem: si, sarebbe bello rifarla, un giorno. Noi tre a distanza di vent'anni, come la vedressti? ^_^ Buona domenica fanghetto

@ LondonMami: Thanks little pinky pig; a british kiss to you and the queen

Sempre il vecchio Ebby ha detto...

Dimenticavo: gli uomini che hai avuto la fortuna di incontrare ti hanno dato, ma già il fatto che tu ne sia conscia dice che anche tuo il merito, eccome, di avere saputo cogliere e ricevere.
Sembra ovvio, ma non lo è: per ricevere occorre anche umiltà (e intelligenza e obiettività) che non è di tutti. In questo caso,tu l'hai avuta.
(Accetto il tuo abbraccio nonostante il vecchio proverbio consigli: "Chi va al mulino si infarina").

Marzia ha detto...

Si dice che dietro un grande Uomo, ci sia sempre una grande Donna. Oggi so che dietro una grande Donna possono esserci tanti grandi Uomini. :)

carpe diem ha detto...

eh fango sarebbe una bella avventura...

miwako ha detto...

@ Ebby: Quando c'è la volontà di vederli, i doni degli altri sono disseminati ovunque. E' che nessuno te lo dice, è che non c'è una geografia universale in cui i punti cardinali possano aiutare a trovarli. Per paradosso, basterebbe aprire quel terzo occhio che teniamo cieco in mezzo alla fronte. E, improvvisamente, sono ovunque.

@ Marzia: Bella che sei. Questa me la segno. Buonanotte alla tua insonnia riccioluta.

@ Carpe Diem: Mai dire mai, fanghetto...