martedì 3 aprile 2012

DIARIO DI UNA SQUINTERNATA


Ho scritto, intervistato e redatto. Bella quella di oggi, inaspettatamente bella.
Ho mandato un CV importante. Ci ho messo pure la foto. Chissà se un CV è davvero un parametro attendibile per valutare una persona.
Ho peregrinato. Non so cosa sia, ma ormai, dopo 4 minuti di camminata a passo spedito con il pc e i libri, i polpacci sembrano prendere fuoco e mi fanno un male cane. Cammino 5 km al giorno di media da sei anni, che è 'sta storia?
Ho riarrangiato, steso paragrafi, cercato sinonimi come si faceva con le pepite d'oro. Struttura, Ambito, Dominio, Problematica, Determinante. Dubito la licenza poetica sia un concetto ammesso nella stesura di una tesi, ma sono certa che dovrebbero esistere molti più sinonimi delle sovracitate parole.
Ho fatto amicizia con la ragazza giapponese che lavora al Lion's. Fa un caffè gigante buonissimo, ride tanto e dice che siamo belli, noi italiani, mentre i giapponesi hanno le gambe corte, storte e la testa grande.
Ho fatto una scaletta scritta per la giornata. CV, Bibliografia, Helsinki District Design, Interviste.
Ho fatto anche altro e la scaletta è solo parzialemente mutilata. La mancanza di ubiquità o, comunque, di capacità di spostamento celere al punto tale da potersi definire teletrasporto, non aiuta a rispettare le scalette.
Ho constatato che la modalità tesi affligge ogni ambito della mia vita. Nel parlato informale, non riesco a conversare senza metterci un "omnicomprensivo" o un "tendenzialmente trascurabile" butatto lì, alla fruttivendola ottantenne che si lamenta della Firenze divenuta incivile e pericolosa.
Ho pensato che non lo so mica se riesco a reimparare il francese. Non so neanche se mi piace, il francese.
Ho cenato di fronte al computer. Il tg2 in streaming, con le cuffie e altri quattro cazzoni come me lì a studiare, ha un sapore indescrivibile, tra la tristezza e il sollievo. 
Ho mangiato un MegaPaninoArabo TonnoPomodoriRucolaSalsaAiFunghi. Era buonissimo. E il mio amore per la salsa ai funghi rasenta pericolosamente l'idolatria.
Ho finito le arance. 3 mele rimaste. Senza non ci posso stare. Sono poche, ovvero tabacco, caffè, mele e miele. Sono poche ma imprescindibili, DEVO tassativamente averne in quotidiane dosi massicce.
Ho una playlist da scrittura che mi fa sentire un leone. Se non vedo il riflesso di gazzella in una finestra (di word) ci credo pure parecchio.
Ho pensato a tutte le cose bellissime che vorrei fare per la mia festa di laurea. E dopo. E dopo ancora. Poi basta perché, in realtà, la mia inibitissima capacità programmatica, nonché di chiaroveggenza, vede al massimo fino a dopodomani. Astigmatica, pure lei.
Ho sentito le gocce sulla pelle, sui capelli e sui vestiti. Non succedeva da tanto. Stavamo zitti, sotto la pioggia. Stavamo zitti perché avevamo detto tanto. Perché altro aveva senso.
Ho ascoltato un proverbio koreano che voglio ricordare. Lo spazio vuoto è importante tanto quanto quello pieno. Banale? Forse. Ma sfido qualunque occidentale ad elencarmi un ambito della propria vita in cui questo principio venga applicato.
Ho fantasticato sulle possibilità di esperienze extra-corporali. Vorrei un pisello per l'occasione. Freud aveva ragione. In parte. Perché, fondamentalmente, la cosa che mi preme, è solo sapere cosa si prova a poter fare la pipì stando in piedi.
Questo blog ha raggiunto livelli da "mio caro diario".
Vabbè, passerà. Non me ne vogliate.

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