giovedì 10 maggio 2012

BASTA UN POCO DI ZUCCHERO ... MA ANCHE NO.

Non si muove una foglia, fuori di qui.
La notte è più scura del solito, forse anche più silenziosa.
E' tutta questione di equilibrio.
Se manca lo zucchero, il lievito non ha di che nutrirsi; di conseguenza l'impasto non potrà gonfiare più di tanto.
E' tutta questione di equilibrio, non solo per le torte.
Penso questo mentre sbatto le uova insieme al burro.
Scoprire che mio fratello ha una malattia incurabile, condizionante ma non gravissima, ha prodotto una serie di cambiamenti inevitabili; nella sua vita, nella nostra, nelle dinamiche del quotidiano.
Alcuni non propriamente felici; altri decisamente negativi; qualcuno, dai risvolti imprevedibilmente positivi.
Dove prima c'era la distrazione involontaria di chi si siede a tavola dopo che la mamma, solista suo malgrado, si è occupata praticamente di ogni cosa, ora c'è una piccola orchestra sinfonica che cucina insieme con un'armonia che non finisce ancora di stupirmi.
Sera dopo sera, la cena è diventata quasi un rituale.
Anche se non si può certo dire che in questa casa sia mai mancata la verdura e, con essa, l'attenzione per la qualità dei pasti, le contingenze hanno portato ad un esponenziale aumento della cura per il cibo. Non in maniera maniacale, tristemente subordinata ai dettami di una malattia che mutila consistentemente il sacrosanto libero arbitrio culinario, ma in modo stravagante, fantasioso, oserei dire piacevole.
Mio fratello prepara le mega-porzioni di insalata personalizzata; chi con poca rucola, chi senza radicchio, chi con doppia dose di cetrioli. Io mescolo yogurt (home made, certificato da mammà in persona e dalla sua yogurtiera) con senape, limone, un filo d'olio e due ciuffi di erba cipollina appena colta. La mamma prepara il salmone in court bouillon. Mio padre non si smentisce, stappando il vino e tenendosi alla larga dai fornelli.
E intanto consacriamo abitudini nuove, (s)parliamo dei vicini che sparlano di noi, ridiamo delle inezie quotidiane, discutiamo di come questa crisi che non si vuole ammettere per incrollabile ottimismo, si sia infilata anche in questa casa.

"Non tutto il male vien per nuocere", recita il detto. 'Sti cazzi. E probabile che chi l'ha inventato abbia pronunciato queste parole dopo che gli si è rotto il tosaerba, obbligandolo a riscoprire il piacere di curare il giardino alla maniera d'un tempo, ma dubito avesse il diabete.
Ciò non toglie che il cucinare tutti insieme come non abbiamo mai fatto, è un risvolto estremamente positivo e inatteso di tutta questa storiaccia.
Serve tempo, si finisce per cenare spesso ad orari spagnoleggianti e l'ammontare della spesa mensile in frutta, verdura, pesce e ingredienti di prima scelta è vicina al debito pubblico; però ne vale la pena.
Curioso che da quando manca lo zucchero in questa famiglia, si respiri una dolcezza che non avevo mai sentito prima.

8 commenti:

Carlotta ha detto...

Già, è incredibile come a volte da qualcosa di grave, ci faccia riscoprire il piacere di piccole cose, piccoli gesti che ci rendono sereni. Un abbraccio

marea ha detto...

Quando ho letto la tua considerazione sul detto "Non tutto il male vien per nuocere" ho sorriso divertita, perché è quello che ho pensato spesso nel corso della mia vita...Forse tutto il male cerca di nuocere, ma a volte non ce la fa. A volte noi, semplicemente, siamo un po' più forti di quanto pensassimo, ed è bello quando una famiglia risponde unita a un problema serio. Perché quello è il senso poi, in fondo. Non tutto il male riesce a nuocere (o almeno non del tutto) se poi si trovano risorse che non credevamo di avere.
In ogni caso, ti abbraccio sinceramente...

carpe diem ha detto...

non è detto che lo ''zucchero'' sia dolce fango...vorrei ora come ora una famiglia come la tua che cè nel momento del bisogno, ma in grado di mettersi da parte quando si ha l'esigenza...

Mami ha detto...

Che "non tutto il male vien per nuocere" è un po' una cazzata, perchè ciò che è male nuoce sempre e comunque.
Bisogna imparare a conviverci e questo ci può aiutare a capire molte cose e, in un certo senso, portare qualcosa di positivo.
Anch'io da quando ho accettato la celiachia, che come sai bene non è stata una cosa molto immediata, e ho dovuto soffrire per due anni per accettarla, sono cambiata e ho tra l'altro sviluppato un grande amore per la cucina sana e fatta in casa.
Il male nuoce, ovvio, ma penso che in un certo senso ci aiuti a vedere le cose in modo diverso :)

Venerabile Vetusto ha detto...

Hai offerto un trancio di vita simpatico e vibrante da farmi pensare: ma guarda un po' come una laurea può rendere sublimi.
(Fingo di ignorare il contenuto non perchè insensibile o meglio per eccesso di sensibilità: sono codardo, temo la materia - resti tra noi.)

miwako ha detto...

@ Carlotta: Credo abbia a che fare con lo spirito con cui si sceglie di affrontare le cose, lasciarsi abbattere o sfruttare gli eventi per trarne, in ogni caso, qualcosa di buono.

@ Marea: Hai ragione, a volte siamo un po' più forti di quanto pensassimo. Uno, poi, non se l'aspetta nemmeno che la volontà di essere felici possa portare persino ad ironizzare sulle malattie o sulle cose negative.

@ Carpe diem: Lo so. Siamo pieni di difetti. Come famiglia intendo, non siamo certo una famiglia modello, lo sai meglio di me. Però abbiamo il grande pregio di esserci l'un per l'altro senza interferire nelle rispettive vite.

@ Mami: Credo anche che il male riesca a tirar fuori risorse che non sapevamo di avere. Fa soffrire e fa crescere, sono due cose inscindibili.

@ Venerabile Vetusto: Mi incuriosisce il tuo sano feticismo per i dettagli che trasmuta, diventando improvvisamente pudore quando questi si fanno portavoce di cose altre. (Sarò una tomba, lo promettto, mano destra sul cuore, sinistra sul dolcificante.)

neb ha detto...

ho una considerazione, materialistica, il dolcificante NO. vogliti (?) bene almeno un po', suvvia. sempre siano grati i mali, che, per quanto mi riguarda, son l'unica cosa a tenermi viva.
abbracci virtuali

miwako ha detto...

Neb, mi spiace ma anche qui non mi trovi d'accordo. L'invenzione del dolcificante per un diabetico e come quella del paradiso per un credente. Salvifica.
Il miele no, il fruttosio non ne parliamo, il miele bandito, l'aspartame no grazie; non è facile essere diabetici, sapere che l'indice glicemico controlla la tua vita e che finchè campi dovrai farti 4 punture di insulina al giorno. Alla fine abbiamo trovato un dolcificante senza aspartame, fatto con tre differenti edulcoranti in modo da evitare eventuali rischi di accumularne dosi troppo massicce.
Oltretutto, come per ogni cosa, "è la dose che fa il veleno", e in questo caso la giusta dose è un dolce ogni tanto, niente di più.

Baci virtuali e dolcificati