venerdì 18 maggio 2012

PERDERSI L'ALBA SOLO PER DORMIRE

Dita attorcigliate, pensieri che s'incastrano a metà strada tra il cervello e il cuore, piedi freddi, notti mai troppo lunghe, mai troppo deserte, sempre un caffè in più del dovuto, gli alberi del giardino di casa che ascoltano in silenzio confessioni che non faccio, il sole di maggio, il vento di maggio, i miei capelli lunghi che ho sognato mutilati, il divano verde, l'infimo politicame e l'indignazione che sale da dentro, mia nonna che vuole venire via con me, mio nonno che non c'è più da un bel pezzo ma ancora mi manca, i regali orribili, la mappa del mondo e quella del cuore, guardare le stelle, pestare una cacca perché gli occhi stanno sempre appesi al cielo, i miei piedi in suolo straniero, le persone che non conosco, non leggo da troppo tempo, mi sento inaridita, la schiena delle foglie, degli esseri umani, delle cose, mi manca il mare, pesa anche la leggerezza a lungo andare, voglia di conoscere, tempo di differenziare, rifiuti, persone, pensieri, io finisco nel secco mentre vorrei stare nell'umido, come si fa a perdersi l'alba solo per dormire?, ho i piedi troppo piccoli, a volte credo di cadere, "fai prima se fai così", "prima è sempre meglio?", dalla vita in giù il mio corpo funziona al contrario, al mondo serve una terapia comportamentale, vorrei fare la tappezziera, credo che le orchidee siano bellissime, chissà se le mie braccia sono così lunghe perché io riesca a fare una carezza mantenendo le distanze, mi serve spazio, tra un po' sarà pure troppo, "Serenata al Mondo" di Romano Battaglia mi ha aperto uno squarcio in mezzo al cuore, darei un braccio per fare due chiacchiere con la me stessa bambina, il reparto "tostapane" è l'unica cosa che dà senso al mio ingresso da MediaWorld e affini, progressi in ambito diabetico-pasticcero, è una vita che non ho un tappeto, mi piace nuotare, meno tuffarmi, ma se urlassi tutto quello che sento cosa succederebbe?, essere additata come un genitale ambulante attentatrice a coppie collaudate da chi non ho mai nemmeno conosciuto mi fa una tristezza inenarrabile, stando al mio armadio il nero è il colore della primavera, devo ancora capire coma funziona la fisica quantistica, pregare non fa di qualcuno un santo, indossare una corazza non fa di me una persona immune, ma si smette mai di amare qualcuno? io dico di no, non credo ai segni del destino ma se ci credessi sarebbe come un campo di fiori in questa stagione, "pretendere" dovrebbe essere una parola illegale, forse qualcosa che non tornava è andato a posto, "volontà" invece è una parola bellissima, non sono pronta ma magari mi sbaglio e pronti non lo si è mai.

7 commenti:

Monia83 ha detto...

un post in cui ci sarebbe troppo da commentare... qualcosa che condivido, qualcosa assolutamente no.
però un pensiero lo lascio giù lo stesso:
"chissà se le mie braccia sono così lunghe perchè io riesca a fare una carezza mantenendo le distanze..."
che brutta sensazione a leggerla questa frase...troppo triste miwako, hai molto di più da dare io credo!
perchè avere paura di darlo?

Pier ha detto...

l'alba è bellissima, peccato la facciano così presto (cit) :P

marea ha detto...

Sì, si possono fare carezze mantenendo le distanze, sono anni che mi alleno, ma alla fine si soffre lo stesso, almeno un'eco di quella sofferenza arriva comunque. Alla fine allora, serve davvero? Non lo so, so che per ora è l'unico modo che conosco per accarezzare qualcuno.
Hai ragione, pronti non lo si è mai, almeno non per le cose importanti, non per quelle per cui vale la pena vivere e, forse, il bello (e la salvezza) sta proprio lì...
Un abbraccio miwako...

Marzia ha detto...

Scusa se mi permetto.
Fermati, rifletti, respira. Prendi una pausa.
Da quel che sembra leggendoti così, tutta d'un fiato, non sei al tuo posto, qualcosa non quadra.
Cerca il tuo habitat, ritrova te stessa, anche se il post laurea non è semplice.
Sembri una macchia di colore sgargiante su una tela nera; una tela che non ti merita.
Scusa l'intrusione. :)

M*

Tra cenere e terra ha detto...

Mi sento con un sacco di cose dentro che non vengono fuori. DOvrei leggerti di più. Meglio.

Alice ha detto...

Concordo con Pier!!!

miwako ha detto...

@ Monia: Forse questo è quello che posso dare, e forse non è nemmeno una cosa così negativa; nel senso che, nell'ipotesi di essere una persona che ha bisogno di mettere distanza per salvaguardare sé e gli altri, questo "limite" non è poi così negativo. Prendere atto di come si è, senza giudicarsi è il solo modo per capire cosa può funzionare per noi stessi. Poi da lì, si apre una raggiera di possibilità che include anche la possibilità di cambiare, qualora ci sia la necessità o la volontà di farlo. Per ora temo mi vada bene esattamente così com'è.

@ Pier: Frase da scrivere sul muro del salotto con la vernice blu. Bellissima!



@ Marea: "Per ora è l'unico modo che conosco per accarezzare qualcuno"; il punto è proprio questo, anche per me. La troppa vicinanza mi scatena claustrofobia, e sono fermamente convinta che ci si perda di vista a stare troppo vicini. Poi, come dici tu, la salvezza sta proprio nel non essere pronti.

@ Marzia: Il mio habitat sta per cambiare, ed io lo sento nelle viscere. La paura che in quello nuovo non ci starò bene, che quello vecchio mi mancherà troppo. Mica tanto per il posto, poi, solo per le persone che mi lascerò dietro. Serviranno un paio di mesi; per il trasloco fisico, per quello emotivo potrebbe volerci un po' di più.

@ Tra cenere e terra: Anch'io sono satura di cose che non riesco a lasciar uscire. Ci provo in questi post senza capo nè coda, punta di un iceberg chiamato rivoluzione, inarrestabile e violenta come solo un riot sa essere. E forse io dovrei scrivermi di più.

@ Alice: Come non concordare? E' semplicemente geniale ^_^