venerdì 15 giugno 2012

ALL THIS WEIRD BEAUTY

L'autobus svolta in via Pelagio Palagi.
Betulle rosse, in fila, ai lati della strada.

Due piangono davanti al "Bar Salvatore al Tramezzino". Si stringono e si distinguono, a quest'ora in cui le persone non trovano nemmeno il tempo per sorridere, salutare, ringraziare.
L'autobus svolta di nuovo. Manco l'insegna identificativa della strada, infrascata com'è in mezzo al verde.

Platani in questa via senza nome.
Vecchi di almeno trent'anni, tra poco forniranno riparo dalla luce, refrigerio dal calore.

Non pensavo di essere immune. Questo no.
Sono affezionata alla mia umanità come Linus alla sua coperta.
Però pensavo di essere in grado di controllarlo, questo sentimento.
Pensavo che la separazione dei beni, dei giorni, delle vite, fosse sufficiente a misurare la giusta distanza.
Ne ero certa.
Anzi, ero pure convinta che le cose, gli impegni, le ore e le persone che si ergevano (o ergevamo?) come dighe tra di noi ci avrebbero posto un limite massimo ed insuperabile di attaccamento.

Mano sul fuoco che ero io a possedere lui. "E se il guinzaglio è corto, fin là, tu non ci arrivi". E invece scopro che lui possiede me, che quello che credevo essere un guinzaglio, è invece una ciocca di capelli che appartiene a qualcun altro.

Tentacolare, sa correre mille volte più svelto di tutti i piedi messi insieme, trova strade che con gli occhi non si vedono, brucia gli oceani di ciarpame e chilometri che le persone mettono fra di loro come il fuoco fa con la carta.

Che strana cosa il cuore.
Lo teniamo tutti lì, nel taschino della giacca, fiore all'occhiello di miliardi di esistenze, fazzoletto imbevuto delle nostre vite e di quelle degli altri.
E ci tiene in pugno, sbriciolando il tempo, polverizzando le distanze.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore?
Sarà.
Io ho l'impressione che ci siano persone capaci di farsi indelebili, anche quando il tempo in cui potevi sentire il loro respiro accanto al tuo si quantifica in briciole, se paragonato agli anni che si addossano in una vita.
E allora che si fa?
Niente, si dà quel che si può, cercando di togliere i piedi dal freno, prima che sia troppo tardi.



Dev'essere bello essere giovani, innamorati ed avere l'incoscienza per sposarsi.

3 commenti:

Marzia ha detto...

Lo pensavo anch'io, giusto oggi.
Dev'essere bello davvero.

carpe diem ha detto...

quante cose pensavamo io e te fango...ma lasciare non è mai facile...in tutti i sensi...

miwako ha detto...

@ Marzia: se scopri dove la vendono un po' d'ingeuità, fammelo sapere. Farebbe comodo in certi momenti.

@ Carpe Diem: Fosse solo l'atto del lasciare qualcuno ad essere difficile ... Il punto è lasciarsi andare, andare via ed essere chi non si è mai stati, senza più essere uniti.