venerdì 8 giugno 2012

LA CAVALIERA DELLO ZOBIA-CO


Allora. Ingiustizie e pregiudizi.
Non sono una persona paranoica o egocentrica. Non penso che le cose mi riguardino sempre e non penso che la gente perda tempo ed energie a crticarmi.
Però me ne accorgo, quando sono oggetto di sguardi poco piacevoli.
Ultimamente mi succede spesso. Sarà che, da più di dieci giorni, sono in pausa-ristoro nel paesino natale e a certe occhiatacce non sono più tanto abituata, come il paesino non lo è ai miei look talvolta poco ortodossi.
L'altra sera, ad esempio, durante una passeggiata con questa signorina qui, incappiamo in una delle mie vicine di casa che, salutandomi, non riesce nemmeno a guardarmi negli occhi. Puntati come radar, sgranati come quando ci si spaventa, è incapace di levarmeli dalle gambe.
Ok, ammetto che indossare un paio di autoreggenti e dei pantaloncini in cotone nero possa essere una scelta azzardata per un buco di 15mila anime nella meccanica provincia rodigina, soprattutto se a farlo è una che, stesa a braccia all'insù, misura quanto la carreggiata di un'autostrada. Macchèccavolo, un po' di ironia! E poi, io dico, fino a una settimana fa, se ti affacciavi al tuo bel balconcino fiorito non avresti potuto non notare fiocchi rossi e papiri di laurea, abitiamo gli uni di fronte agli altri da prima che io nascessi e non ti sei nemmeno degnata di farmi un augurio di qualsivoglia natura, neanche per sbaglio. Però trovi il tempo per lanciarmi un'occhiataccia, quello si. E pure per sparlare con quell'altra pseudovicina che non ha mancato di strabuzzare quegli occhietti da gufo impagliato che si ritrova.
Meno di un quarto d'ora dopo, da una punto bianca che ci passa di fianco, esce una soave esclamazione di giubilo indirizzata alla sottoscritta. Evito di usare le principesche parole pronunciate da Lord Tamarro, ma il senso era che se lui fosse stato un impasto io sarei stata il suo lievito. Rido, tra l'incredulo e l'offeso, rido di lui, e pure un po' di me.
Oggi sono stata a trovare mia nonna; indossavo un innocuo (lo giuro) vestitino nero a metà coscia.
"Ma ci andrai così al lavoro a Bruxelles?".
"Si nonna, come a fare la spesa, dal dottore, a pagare le bollette e al cinema."
E ora mi sono rotta. BASTA, mi rifiuto di sentire un'altra insinuazione relativa alle mie mises. Ma, porca miseria, siamo davvero tutti così maliziosi da pensare sempre tutto in funzione di quanto sia sessualmente attraente una persona? E voi che me lo chiedete, voi che mi conoscete e sapete che A) non metto un paio di pantaloni da 4 anni, B) sono la persona meno aggraziata e sensuale del creato, C) la gattamortaggine non è cosa che mi appartiene, ancora non l'avete capito che io sono così?
Non porto tacchi, scollature, reggiseni a vista o corpetti di swarovski da spogliarellista, possibile che qualcuno riesca a guardarmi come se non avessi altro addosso se non un paio di copricapezzoli? E mi fa incazzare che, parlandone con chi conosco, mi sento dire che devo cercare di capire, che ho le gambe lunghe e non passo inosservata, che molti non ci sono abituati, che forse a volte ho un look un tantino inappropriato e altre boiate simili. Cazzate. Il problema è nella loro testa, non in come io mi vesto. Non è che ci vado a far colloqui in banca e a pregare inginocchiata con le autoreggenti, cazzo volete? Oltretutto, se penso al look della maggior parte di quei trogloditi che osano anche solo appoggiare i loro sguardi da caviette su di me, mi viene quasi da ridere. Gente che esce con bigodini, ciabatte da doccia, magliette con scritto "SEXY" a cubitali, fastidiosissime lettere glitterate, pantaloni militari su polo corallo, abberranti tute da jogging e Vuitton vere quanto i capelli del Berlusca.
In sintesi: COME DIAVOLO OSATE?

Ma veniamo ai messaggi del subconscio.
Se ti confondono, dovresti risolvere le tue contraddizioni interiori.
Grazie Rob; chiaro come il sole.
Pure facile.
Pensavo che potrei girare su me stessa mentre indosso un costume da bue muschiato e recito "Il 5 maggio" al contrario per risolvere le mie contraddizioni interiori, tu che ne dici? Sai com'è, detta così sembra di una semplicità imbarazzante e pensavo che il genere 'esorcismo mantrico con macumba annessa', potesse funzionare.
Sogno che mi sanguina il naso. Sangue arterioso, scuro, denso. Sogno che mi tagliano i capelli solo da un lato, mentre dormo, e al risveglio mi dispero. Sogno di ridere insieme a qualcuno, sdraiata su una distesa di lenzuola nivee, mentre dalla finestra entra un luce bianchissima, quasi ultraterrena. Spesso non sogno niente e mi sveglio con l'orribile sensazione di essere stata in una specie di coma.
Sono satura di pensieri che mi tirano in direzioni opposte, inconciliabili; sto per trasferirmi in un paese a maggioranza francese, lingua che ho dimenticato sul banco della 5°A, dove uno degli cibi più diffusi e prelibati è il cioccolato, cosa che mi condurrà a morte quasi certa. Lascio una vita costruita in 7 anni, un'altra che non ho avuto nemmeno tempo di riscoprire, troppe persone che vorrei tenere per mano ancora per un po' . Il tutto nè per andare al patibolo, nè in guerra, ma a rimettermi in gioco, ad imparare tutto quello che non so, a cercare pezzi di quella che ancora non sono.
Sono felice. Sono triste. Sono confusa. Sono eccitata. Sono impaurita.
Potrebbero essere queste le cause delle mie contraddizioni interiori, tu che dici Rob? Nel caso, che si fa? 
Si accettano suggerimenti che rientrino nella categoria "risolvere contraddizioni interiori".

Le promesse hanno un che di romantico e decadente al tempo stesso. Lo sanno pure i sassi che io non le so mantenere, ma una me la faccio. Una sola.
Prometto che continuerò a non fare promesse.
Forse dovrei essere più onesta circa il perché so già che non le manterrei?
Va bene.
Apriamo la cerniera e scendiamo agli inferi.
Credo che non ci sia niente che non cambi. La promessa mi puzza di aspettativa. Credo non ce ne sia bisogno. Credo di preferire il non sapere come andrà. La promessa vorrebbe cristallizzare persone, situazioni e sentimenti in un momento preciso e ipoteticamente perfetto. Penso sia una necessità dettata dall'insicurezza. Mi spaventa. E, a meno che tu non sia, che so, il sole e il ripetersi ciclico della tua rotazione avvenga a prescindere dalla tua volontà, credo che nessuno dovrebbe farne. Anzi, parlo per me, che sono certa di non essere il sole come lo sono di non poter fare promesse.

Ecco.
Non ci credo all'oroscopo.
Però quello di Brezsny è diventato il mio rito del giovedì.
E visto che ci sono faccio pure i compiti, che qui è gia domani.
Una canzone che ti riempia di speranza.


2 commenti:

carpe diem ha detto...

fango...abbiamo riso pero' quella sera...grazie per avermi menzionata!!!

miwako ha detto...

E per fortuna che sappiamo fare un po' di ironia! Se non ci si ride su, in questi casi, diventa frustrante. Meglio una sana risata, visto che la bocca larga non manca a nessuna delle due ^_____^