mercoledì 20 giugno 2012

POLAROID

Cieche queste dita sulla tastiera; si muovono a tentoni, ingolfate da troppe parole che non vogliono saperne di uscir fuori. Il vociare perenne dal bar all'angolo si lega perfettamente a questa canicola infuocata e il cielo è così terso da sembrare finto.
Io, invece, mi sento sfocata come appena uscita da una polaroid.
L'altro giorno ho incontrato Piergiorgio; il giorno dopo, al supermercato, sono incappata nel SignorInsistente con cui ho scambiato le ultime quattro chiacchiere e in Y., immancablmente pronto a rifilarmi una fetta di torta consolatoria a qualunque ora del giorno e della notte. Così, incidentalmente, vicino casa.
Segno dei cerchi che si chiudono affinchè io possa partire senza lasciare troppi conti aperti, forse.
Ho riso tanto, negli ultimi giorni; sono stata spensierata come una bambina, felice dagli alluci alla punta dei capelli. Poi, qualche sera fa, ho pianto, ma solo un po'. E' che questa felicità se ne va a braccetto con una tristezza inderogabile che, a quanto pare, ha fame di spazio, di ore, di me.
Non ti preoccupare, qualche giorno ancora e sarò tutta tua, potrai prenderti anche gli anfratti più remoti, non avrai nemmeno bisogno di cogliermi alle spalle, aspettando che calino la notte e la stanchezza per potermi braccare. Ora però lasciami stare, che sto così bene a non pensare.

I nodi si accumulano. Non ci avevo mai pensato finora, ma non potrebbe essere altrimenti. Nodi di cose da fare, cose da dire, persone da abbracciare, questioni da sistemare. Per uno risolto ce ne sono altri dieci che compaiono dal nulla.
Sembra debba non finire mai.
E quando non ce la faccio a mantenermi in equilibrio scivolo sulla parola "fine", e allora inizio l'autopsia dei sentimenti per capire quante cose ci sono in questo epilogo.
Le porte io non le so chiudere. Quando ci provo, sento le maniglie sfaldarsi come fossero di sabbia. Va bene, let's go with the flow, lasciamole aperte le porte, e pure le finestre, così ogni tanto, da lontano, magari ci si lancia un urlo.
E c'è un'altra cosa che non so fare: svegliarmi una mattina in un altro Paese, con una nuova vita da iniziare da zero, zerotondo come il mondo, come le cose che conosco di questo posto.
Sola andata.
Come si fa ad aprire gli occhi su un soffitto che non è più il tuo ma che lo dovrà diventare? Dare il buongiorno in inglese, ordinare un caffè in francese, salire sulla metro e sorridere a chi non si conosce.
La mia area di comfort si ingrandirà ancora una volta. E il cuore? Si farà piccolo piccolo per non sentire più niente? 
Come si fa a lasciare tutto, qualcuno me lo dica. 
Sembra debba non finire mai, e invece manca tanto così.

15 commenti:

Tra cenere e terra ha detto...

Ma tu vuoi partire miw? Di quale viaggio hai bisogno?

Pier ha detto...

come si fa? così
ci si riesce e poi ti accorgi, piano piano, un giorno dopo l'altro, che non è proprio proprio lasciare, ma allontanarsi, guardare da lontano e non abbandonare. C'è differenza.
E poi c'è l'entusiasmo del nuovo, che travolge e fa un pò di sgambetto a quella nostalgia nascosta dietro all'angolo.

carpe diem ha detto...

come si fa a lasciar tutto fango???credo che nulla venga lasciato o dimenticato, ce lo portiamo addosso sempre nei nostri ricordi...se fanno male????fano male eccome,specialmente se devi stare lontano da chi ami e se non riuscirai a ritornare dove hai lasciato qualcosa....qualcuno...la domanda me la rigirerei a me stessa?nello stesso anno, nello stesso periodo io e te abbiamo lasciato, siamo state lasciate, abbiamo pianto tanto, abbiamo riso, abbiamo amato...quello che ci aspetterà nessuno lo sa...fa paura...molta...sappiamo quello che lasciamo...ma il futuro è nelle nostre mani...

miwako ha detto...

@ tra cenere e terra: Si, voglio partire, ho bisognno di trovare parti di me che se ne staranno latenti a vita se non vado. E' solo che è difficile, prendere e lasciare, tutto e tutti, anche se l'ho scelto io ed è quello che ho aspettato per tanto, il momento in cui avrei potuto camminare fino a dove ancora non sono stata. Il paradosso è che le cose che ho bisogno di lasciare sono le stesse che mi sembrano irrinunciabili. A maggior ragione, vado via, a costruirmi altre abitudini, a conoscere un pezzo di mondo, a imparare, ad amare altre persone che sarà dura, un giorno, lasciar andare. Mi chiedi di che viaggio ho bisogno. Universale oserei dire. Ma sono un particolare di questa umanità frastagliata, quindi mi uso come strumento per capire il mondo, le persone, e attraverso ciò conoscere anche me. Non basterà una vita per vedere tutto quello che vorrei vedere, lo so. Ma io, intanto, parto, poi si vedrà. Farà male, fa gà male, però se fa male vuol dire che quello che ho intessuto con le persone che amo è qualcosa di autentico. I cuori non lo sanno cosa sono i chilometri, se vogliono andare da qualcuno ci vanno, senza nemmeno passare dagli aeroporti.

@ Pier: "Guardare da lontano e non allontanarsi", mi piace. E poi il concetto di "lontano" è sensibilmente ridotto da qando esiste un tale signor Ryanair.

@ Carpe Diem: Ma poi, qualcosa avremo imparato da tutto questo, no? Bene, è ora di farlo fruttare. Per stare bene, per trovare frammenti di noi che ancora mancano, per partire, fisicamente e metaforicamente. Tutto quanto ci riguarda è nelle nostre mani, inclusa la responsabilità della nostra felicità. Ce la faremo.

carpe diem ha detto...

dobbiamo farcela fango per il nostro bene

Venerabile Vetusto (schifosamente aulico per l'occasione) ha detto...

Oh, buffa fermentosa fanciulla.
C'è differenza di tono tra il post e i tuoi commenti a seguire. Denunciano una reazione in atto nel frattempo, dei migratori sempre più pronti al grande volo.
Sei uno specchio: basta guardarti e ti si va al cuore.

miwako ha detto...

@ Carpe diem: "Basta" npon aver paura a seguire il cuore.

@ Venerabile Vetusto: Hai ragione, i motori delle ali si stanno scaldando a dovere ^_^

marea ha detto...

"partire.

Così parti e senti questo bisogno di girarti a guardare, una volta ancora il tramonto che muore - […]

Parti e parti in fretta quando il sole comincia a scomparire, pensa in questo sogno. Ecco che cosa fai. E se ti dai tempo per un'ultima riflessione, forse è per dedicarla a dei fantasmi... i fantasmi di alcuni bambini fermi nell'acqua al tramonto, in circolo, a tenersi per mano, giovani, senza incertezze, ma soprattutto risoluti... abbastanza risoluti da dare origine alle persone che saranno, abbastanza risoluti da capire, forse, che dalle persone che diventeranno dovranno necessariamente nascere le persone che sono state in precedenza – […] non c'è bisogno di girarsi a guardare indietro per vedere quei bambini; parte della mente li vedrà per sempre, vivrà sempre con loro, li amerà sempre. Non sono necessariamente la miglior parte di noi, ma sono stati un tempo depositari di tutto ciò che saremmo potuti essere.



Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l'ultima luce si spegne, […] allontanati dal ricordo... ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte.

Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po' di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c'è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti.
Tutto il resto è buio"

(Stephen King - IT)

ti abbraccio...come sempre ;)

miwako ha detto...

Grazie Marea, grazie infinite.
Non sai quanto mi facciano bene queste parole in questo momento.

Ti abbraccio anch'io

neb ha detto...

a caldo, mai in punta di piedi, dovevo pur dirti anche io la mia.

vai e lasci, ma lasci davvero? e cosa lasci?
il cuore è uno zingaro ci cantava qualcuno anni fa...e lo zingaro non chiede mai da dove vieni, ti chiede chi sei. e per saperlo, lo zingaro lo sa, si deve viaggiare, volare, andare tornare e ritrovarsi.

vai. e non pensarci più. fa tutto male prima, fa tutto male appena sei lì, fa male un po' la nostalgia. ma poi arriva la nuova abitudine la nuova noia. sei già stata altrove, non farai fatica :)

buon nord e che il sud continui a scaldarti se è quello che ti fa piacere.

Tra cenere e terra ha detto...

A ciascuno il suo viaggio... Io ti starò vicino.

miwako ha detto...

@ neb: Grazie. Temo un po'la consapevolezza che tutto questo si ripeterà ciclicamente, fino a che continuerò a sentire i piedi che scalpitano per andare. Ma in realtà, so che quello che sento è la diretta conseguenza dello straordinario che ho incontrato in questi anni, ed è giusto che faccia così male.
Andrà bene, lo so. Mi serve solo un altro po' di spazio in cui affondare il viso e lasciarmi piangere.

Vieni a trovarmi Neb, se ti capita.
Abbraccio

miwako ha detto...

@ Tra cenere e terra: Grazie per il sostegno; non sembra ma la mano tesa di qualcuno lontano sa essere una carezza tanto quanto quella di qualcuno vicino.

neb ha detto...

era un invito?
li prendo sempre molto seriamente. e poi a brussel (sì proprio così) ci sono stata una volta sola e mi sono portata a casa un vinile in ricordo di una band olandese.
quando decideranno di pagarmi ne potremo discutere tempo tuo permettendo.
(nota di chiusura: preferisco comunicare qui che sull'insipido faccialibro)

miwako ha detto...

Certo che era un invito! Quando pagheranno anche me ne riparleremo, cosi' avro' una bettola dove poter offrire almeno un divano o mezzo letto.
A riparlarcene, allora.