mercoledì 18 luglio 2012

CONTARE GLI ALBERI


Nemmeno una goccia di pioggia, nemmeno per sbaglio.
Dall'alto della mia prima settimana in terra belga, iniziavo a dubitare fosse possibile.
Poi una sfera bianca, luminosissima e prepotente; aspetta un attimo, sarà mica il sole? Pure qui? Ma guarda te. Allora è proprio vero che tutto il mondo è paese.
Quel 19 blu sulla colonnina di mercurio, mi fa riconsiderare il concetto di "caldo" sotto una nuova prospettiva.
Stacco dal lavoro e non ci penso nemmeno ad andare a casa; vago per Ambiorix square per un tempo in(de)finito, osservando gli alberi, le persone, annotando cose che, per qualche motivo, non voglio dimenticare. Seguo la strada, in discesa, e finisco sulla riva di un laghetto, cui si puo' accedere soltanto da due lati opposti; quando arrivo ad uno degli ingressi lo vedo di nuovo; è ovunque, in tutta la città, e il fatto di non sapere cos'è ormai è diventato un supplizio. Prendo coraggio e faccio quello che mi sono proibita di fare fino ad ora:

"Excusez-moi madame; savez vous le nom de cet arbre?"
"Oui, c'est un châtaignier"
"scia-tai-gne'?"
"Oui. Si vous voulez je peu l'ècrire pour vous"
"Maman; elle est la fille qui ecrivait devant les arbre ; nous vous avons vu, mademoiselle"
"Oh ui?"
"Oui; vous etes un etudiante de les plantes?"
"Je les aimes; je veux connaître les noms des arbre ou j'habite"

 Parliamo cosi', sedute su una panchina di legno scuro, all'ombra di un castagno e di un enorme salice piangente, col mio francese stentato e il loro ineccepibile; alzo gli occhi e mi aggrappo ai rami, mentre cerco tra le fronde le parole che non ricordo. E' un castagno, quell'albero disseminato per tutta Bruxelles; il fatto che non lo sapessi, mi fa riflettere su quei pochi che devo aver incontrato prima d'ora per non ricordarmelo.
In realtà, dopo una seconda riflessione corredata da documentazione, decido che è un ippocastano; quelle foglie buffe, che sembrano girate al contrario, il castagno non ce le ha.
E poi aceri, vecchissimi, platani altrettanto anziani, frassini, carpini, un melo di cina, perfino un piccolo liquidambar senza nome, dentro l'area giochi per i bambini. Dico "senza nome" perchè in Ambiorix, su quasi tutte gli alberi c'è una targhetta col loro nome in francese, fiammingo e "gergo botanico". Sul liquidambar no, pero' io lo riconosco subito, anche se è piccolo, anche se è ignorato da tutti.

C'è pure un'altra targhetta, in realtà; quella non discrimina, è su ogni albero, non solo ad Ambiorix ma anche qui in riva al laghetto, in tutta Bruxelles. Sembra ottone, e c'è sopra un numero impresso a caldo; mi domando se esista una sorta di censimento degli alberi, un anagrafe botanico; sarebbe bellissimo.

Osserviamo gli alberi ancora per un po', mentre la madame mi dice che non c'è abbastanza verde in città; le dico che dovrebbe fare un giro nelle nostre, di città, in Italia. Si è fatto tardi, e sento la lavatrice che mi ulula da Saint Gilles; ringrazio la maman avec lunettes, la jeune fille avec la queue de cheval, e decido di tornare a casa.
Mentre mi allontano, la bambina mi urla "Mademoiselle? Vous êtes très jolie", io la guardo, sorrido come se mi avesse appena abbracciato e le dico "Merci beaucoup"; avrei voluto dirle che anche lei era davvero très jolie, ma quel toi aussi mi è rimasto incastrato ad un neurone e non ne sono stata capace. Pero' l'ho pensato; intensamente; magari lei l'ha sentito lo stesso.

2 commenti:

Venerabile Vetusto ha detto...

Sì, sì, lei l'ha sentito lo stesso... Ti ho letto tutta, sai? Ci credi? E già, gli alberi stranieri sono più alberi, è sempre così.

miwako ha detto...

Ti credo, Venerabile, ti credo.
Semmai ti nascesse l'incontenibile desiderio di vedere gli alberi (A)Bruxellesi, sai dove trovarci ^_^