venerdì 13 luglio 2012

IL MOMENTO IN CUI TUTTO E' POSSIBILE

Caffè di dimensioni bibliche, sigaretta e vento tra i capelli; cosa si puo' volere di più dalla vita?
Tante cose; tipo uno scirocco invece di una tramontana, un cappotto di zanzare invece che di lana, qualcuno cui raccontare la mia giornata invece di questo silenzio.
Ma sto bene.
Ho messo il caffé in quell'unica tazza che, immediatamente, ho sentito mia ma non avevo mai osato prendere, perchè è di plastica ed è delle bambine. Loro non ci sono, sono in Italia, ma per qualche motivo, non l'avevo mai usata fino ad ora; credo sia perchè il caffè è una cosa "da grandi" e qui, fino ad ora, ci dev'essere entrato solo del latte, camomilla al massimo.
Dal terrazzo c'è un panorama che definirei rasserenante; molti alberi, le case fitte fitte, i tetti scuri e affusolati, con i camini lunghi e stretti, che sembrano mani in saluto o spine infilate nel fianco del cielo, a rubare un po' di corrente alle nuvole.

C'è un terrazzino verde, cui si accede da una parete a vetri in legno color caramello; si vede bene da qui, anche se è abbastanza distante. E' incastrato fra muri, mattoni, vite di cui non sa; un po' come il sole, ancora alto ma impigliato tra rami d'albero e il bianco di un cielo a buccia d'arancia.
Il verde qui, come in tutti i paesi del nord, è diverso da quello cui siamo abituati; molto più freddo e scuro rispetto ai colori mediterranei di casa. Mi piace. E so che è questione di tempo, è solo perchè questa vita non è ancora mia, ma presto mi sentiro' a casa, lo sento gia' in questo cielo coperto che vuole essere scoperto, capito.

Nel frattempo, mi godo il limbo o, come lo chiama Brezsny, il momento in cui tutto è possibile. Perchè è di questo che si tratta, in fondo; tutto è cosi' intenso, bello e doloroso perche' sono in quella terra di mezzo in cui sono equidistante da cio' che ho lasciato e da cio' che ancora non ho creato.
E' abbastanza destabilizzante, devo dire. Cercavo proprio questo, avevo bisogno di lasciare l'appartenenza, l'appartenuto, l'appartamento, infilare due cose in valigia e andare.
Mi domando cosa sia questa voglia di conoscere le terre, i cieli, le cose e le persone di questo mondo; non che ci sia qualcosa di sbagliato, tutt'altro; è solo che se io morissi domani, morirei lontana da tutto quello che ha senso per me; è solo che è strano stare in un posto dove nessuno ti vuole bene. Non ancora, almeno.

Mi dispiace mi manchi il tempo per passare a trovarvi, ora come ora. Ne avro' quando le cose prenderanno una piega, una qualunque. E mi dispiace anche per questa tastiera francese e per tutti gli apostrofi inopportuni che ho finto essere accenti.

Sono le dieci e mezza spaccate e il sole è ancora qui vicino a me.
Mi piace Bruxelles.


4 commenti:

Pier ha detto...

ecco .. svezzata la tazza delle bimbe. Basta pettinare bambole :)
e poi che dire ... un bacio da me e da Emme

miwako ha detto...

La lavo con cura, sai? Cosi' non rimane ,acchiata di caffè e nessuno saprà mai niente ^_^
Bacini a profusione per te e per Emme

Tra cenere e terra ha detto...

Ti starò vicino, e mi sembrerà di vivere una vita diversa dalla mia. Ti abbraccio con un po' di calore siciliano (qui c'è caldo, eccome).

miwako ha detto...

Serve un po'di calore italico, da queste parti; no place like home, come diceva Dorothy.
Scrivimi se la tua vita, un giorno, dovesse virare verso il Belgio.

Ti abbraccio forte