mercoledì 29 agosto 2012

DEUX PÊCHES

Infilo acini d'uva nella bocca, uno dopo l'altro, come automobili che entrano in fila in una galleria.
La luna non mi scolla gli occhi di dosso, fuori da questa finestra.
La notte è un po' meno notte stasera. Forse per via della luce.
Un ritaglio di nuvole quiete se ne sta placido ad un soffio dalla luna. Sembrano ossi di seppia, distesi su una battigia troppo blu.
Ci sono anche le stelle stasera.
Il cielo laccato, crivellato di stelle è il grande assente delle notti Bruxellesi.
Esco, sul solito terrazzino di quella casadolcecasa che ancora, benevolmente, mi ospita.
Vengo a scrivere, a fumare, a bermi un infuso lavico che scaldi fin giù dove c'è freddo.
Lavoro molto. Anche quando non sono al lavoro.
Mi stanco. Dormo il giusto. Sto bene.
Manca il tempo per scrivere e il mio equilibrio ne risente.
Non sto cucinando, suonando, appuntando.
Leggo molto però.
Trovare casa si sta rivelando impresa più ardua del previsto. Credo finirò all'Hilton.
A volte faccio 35, altre volte 28, altre ancora come dice mia madre "manca sempre 30 a far 31".
Je voudrais des pêches, s'il vous plaît. Due me ne ha date. A casa, ho aperto il sacchetto di carta colmo di frutta e verdura e loro erano lì, sperdute, abbracciate in mezzo ai sedani e alle fragole. Des, Deux ,poca differenza.
Si è spenta anche l'ultima luce, nella trincea di case affusolate che sta dirimpetto al terrazzino.
E' molto bello, verso le undici, quando è già buio e tutte quelle luci brillano come fiaccole appese al cielo.

Ricordo poco della guerra in Bosnia, ero veramente piccola. L'orrore te lo servivano in tavola, col tiggì e i bastoncini findus nel piatto. Nessuno mi spiegava niente. Guardavo quelle immagini terribili, di cui solo radi fotogrammi spelacchiati sono sopravvissuti al corrodere del tempo, e non riuscivo a mangiare. M'incupivo, per un po'. Poi mia madre cambiava canale, io scacciavo i pensieri e mangiavo i bastoncini. Con la pancia satolla, piena del mio puerile egoismo, me ne stavo coi piedi sotto al tavolo, i vetri alle finestre e le scarpine ben allacciate, mentre tutte quelle persone morivano nei modi più strazianti.
Adesso, per un attimo, questa incoscienza mi sembra più crudele di qualunque altra cosa, anche della morte stessa.

Non c'è più la luna.
Ingoiata da manciate di bianco, neve di cotone che si è materializzata, letteralmente, in qualche istante.
Guardo gli alberi.
Sembrano incollati, dipinti, appiccicati con lo sputo.
Le foglie immote come mai prima.
Questo angolo di mondo sembra in formalina, non si muove neppure la più piccola delle foglie; da dove se ne sono venute queste nuvole posticce ?

Una falena grande quanto un unghia è venuta a darmi la buonanotte.
Ieri era una coccinella.
Ma le coccinelle, che ci fanno sveglie la notte?


Hey "stranger", where are you? If you're there, knock once. Knock.
 

5 commenti:

carpe diem ha detto...

fango...come mi manchi uffa...ma dicembre quando arriva???chussà se mi farai una sorptesa!!!

miwako ha detto...

fanghettoooo! Anche tu manchi :(
Sarà dura che riesca a tornare prima di Natale, sto (giustamente e felicemente) lavorando come un mulo!
Però consoliamoci, questi mesi passeranno in uno schiocco di dita, ora che l'estate sta finendo!

Ti abbraccio e ti scrivo presto

Mami ha detto...

Come va in terra belga? Il lavoro? La città com'è?
Spero ti trovi bene :)

Tra cenere e terra ha detto...

Le scarpine ben allacciate... che immagine stupenda. Sorvolo sul significato altro, che pure apprezzo, e mi soffermo sulla fotografia di te da piccola a mangiare bastoncini, al sicuro. I bambini, in guerra, si sentono sicuri se sono con i genitori, esattamente come ti sentivi tu. Ci pensi? Ci trovo nostalgia per la famiglia, forse per l'infanzia. Ma tutto ripreso dal lume del raziocinio, del controllo, filtrato al setaccio della tua sensibilità da scrittrice, della tua cifra stilistica forse un po' cinica, ma poetica anche...

Enzo ha detto...

Madamoiselle mi pregio comunicarle l'esistenza di quest'ultima definitiva sede per i miei sproloqui. Con deferenza
Enzo