giovedì 24 gennaio 2013

HIT THE ROAD JACK!

Chissà come mai, ogni volta che migro, mettendo un piede (ma anche due, insieme a tre valigie di ciarpame), fuori dal suolo italico, non riesco più a scrivere sul blog.

Scrivo comunque, non molto ma scrivo. Appunti, embrioni di racconti, incipit scoppiettanti che si esauriscono come le stelline scintillanti, quei petardi innocui che danno ai bambini da tenere in mano nelle occasioni speciali.

Sentirsi distratti e, al tempo stesso, completamente presenti a sè stessi; una strana sensazione. E guarda un po' dove sono, in questo paese ora ghiacciato ma ancora accogliente, in mezzo a mandrie di italiani apolidi, a libri che non ho ancora letto, cose germinali e potenziali che ancora non ho fatto. Sarà per tutte queste cose messe insieme che la mia attenzione si disperde dalla scrittura?

Sono satura, cazzo, strabordante di cose da dire, da raccontare, cose che vorrebbero lasciarsi uscire, scrivere. Invece mi limito a vivere.
Non che sia un limite, di per sè. Ma nel mio caso, è come se avessi visto un unicorno e non trovassi le parole per raccontarlo.

Kerouac. Mi viene in mente kerouac.
Tempo fa, devo aver letto qualcosa su di lui.
Ecco, era una critica, anzi, un'insinuazione bella e buona. "Sulla strada" non sarebbe stato scritto come si narra sia stato scritto; troppa vita in quel libro, e se la vivi non hai il tempo di raccontarla, almeno non nell'immediato. Figuriamoci poi se su un rotolo da tipografia di 36 metri.
In sintesi, o vivi o scrivi, insomma.

Quindi "Sulla strada", sarebbe stato scritto, banalmente, a macchina, frutto di pura invenzione narrativa, senza che alcun rotolo da tipografia sia mai esistito.

A parte che qualcuno, ignoro quando e non ho voglia di controllare, si è aggiudicato all'asta suddetto rotolo; la qual cosa non prova un bel nulla, siamo d'accordo. Ma io, che ho viaggiato insieme a Sal sugli arrancanti mezzi di fortuna da New York a Città del Messico e ritorno, non posso non credere indubitabilmente, che su quei trentasei metri di carta siano impressi indelebili i chilometri percorsi da Kerouac, assieme alla polvere, alle ruote che si usurano, ai fanali che fendono le arterie americane nella notte, assieme allo sguardo di Dean Moriarty, al vento tra i capelli sudati, all'odore dell'alcool e a quello dell'urina.

Per inciso, fosse anche stato scritto a macchina, su una comoda poltrona in pelle di vacca, rimarrebbe comunque un capolavoro. E' solo che non credo avrebbe la stessa potenza, la stessa ruvidità, lo stesso sapore grezzo di tabacco non raffinato.
E questo non ha niente a che fare con la capacità di romanzare, con l'inventiva di un autore, ha a che fare con il retrogusto, la consistenza grumosa e irrisolta dei periodi, con la scelta delle parole, che a volte sembrano cadere come meteoriti dal cielo, sul foglio, oltre la penna, curvare con la strada stessa.
I paragrafi censurati, lo stupro di punteggiature cui è stato sottoposto peché fosse accettabile da un punto di vista sintattico-grammaticale, e quindi sociale (si, miei cari, SOCIALE; molto più subdola della censura contenutistica, c'è quella formale a delineare il perimetro di una società rigida e bigotta), non hanno comunque impedito alla sua forza dirompente di manifestarsi.

Perciò, mi dico, se quella pubblicata è la versione pulita, non può essere altrimenti, Kerouac deve aver scritto "Sulla strada" su quell'unica infinita autostrada di carta, senza sosta prevista, nè possibilità di ammenda.

E' buffo come questi pensieri aggrumati  se ne siano rimasti zitti e aggrovigliati per anni. E' buffo come io sia finita a parlare di Kerouac, sbrogliando una matassa che, latente, giaceva accartocciata nel mio cervello da così tanto tempo.
Nessun dubbio, quindi. Kerouac ha scritto "Sulla strada" su un rotolo lungo trentasei metri. E questo è tutto.

p.s. Non ce l'ho fatta e sono andata a ficcanasare su Wikipedia. Il rotolo è stato battuto all'asta nel 2001; da lì ho scoperto anche che, nel 2010, Mondadori ha pubblicato il rotolo, nudo e crudo, così come Kerouac lo creò.
 Il bello di lavorare in una libreria, è che se - per caso - alle 3.29 di un giovedì qualunque, ti ritrovassi a pensare che non riuscirai mai più a dormire se non leggerai quel libro, puoi alzare le chiappe, portare il tuo bellissimo pigiama con gli orsi in cucina e, dopo aver acceso il pc, ordinare la tua personale morfina alfabetica dal sito in cui la libreria si rifornisce, per poi vedertela recapitare tra le mani di prima mattina, qualche giorno dopo; secondo me, è una cosa bellissima.


4 commenti:

Gab ha detto...

sull'antagonismo vivere o scrivere mi trovo e non mi trovo. A volte mi pare di scrivere in ogni momento della giornata tranne che quando impugno una penna, il rotolo di 36 metri, il pc (o il tablet sotto le coperte come ora). In quel frangente eseguo, riordino, esplico, ma tutto era già "raccontato" nella testa molto prima. Anche questo commento io te l'avevo già "scritto" un sacco di tempo fa, proprio a te e a nessun altro.

notte! ^_^
Gab

Anonimo ha detto...

Sulla strada giace da tempo immemore nella valigia (sì, nella valigia, storia lunga) aspettando di essere letto, lo farò appena finirò Un giorno questo dolore ti sarà utile, Zazie nel metrò e Follia.

P.S. In una settimana ho letto quello che hai scritto in sei anni e, per cadere nel banale e nel riduttivo, ti dico che hai un modo fantastico di esprimere i tuoi pensieri, nonostante a volte faccia fatica a seguirli, e di guardare la vita.
Il tuo 'Si può fare' illumina le mie giornate.
tsniagA.

Gab ha detto...

io e il P.S. di Against al contrario abbiamo parecchie cose in comune, a quanto pare..

^_^

miwako ha detto...

@ Gab e nessun altro: sono d'accordo sul fatto che spesso quando la penna scrive, tutto in testa aveva già preso vita da un pezzo; ma penso anche che fino al momento della scrittura effettiva, quelle cose non sono che embrioni, cellule potenziali che poi si sviluppano, spesso in maniera imprevedibile, solo nel momento in cui vengono a compromesso con le parole.
Mi succede spesso, anche quando scrivo racconti, di accorgermi di sapere cosa voglio dire, di saperlo benissimo; ma il perché uno dei protagonisti dica o faccia una certa cosa, il modo da lui scelto per veicolare un messaggio, è fuori dal mio controllo. Come fossero persone reali, dotate di libero arbitrio e di una coscienza, riescono a sorprendere pure me; ci credi?
Noto anch'io una certa somiglianza con tsniagA, caro il mio precursore ^_^

@ tsniagA: Inizio con un grazie. Per il complimentobellissimo, la pazienza nel sorbirti sei anni di deliri tutto d'un fiato (non so ancora bene come sia possibile), per avermi fatto sapere che ciò che scrivo, da qualche parte, arriva, per esserti preso la briga di leggermi e lasciarmi un commento; grazie.
E, si, quando sarà il momento, leggiti " Sulla strada"; il suo non essere un libro facile e scorrevole contribuisce al suo peso, alla sua importanza, al segno che lascia dopo che lo si è letto.