venerdì 6 settembre 2013

COSE CHE NON HO


A volte vorrei non avere gli occhi.

Essere un albero, percepire ciò che sta intorno, prendere le carezze di chi si accoccola ai miei piedi, sentire il solletico dei bambini che ridono giocando tutt'intorno, mangiare e bere dal fondo più scuro e vivo della terra, dare fiori, frutti, foglie, riparo, indistintamente, indiscriminatamente.

Oppure un cane.
Mi piacciono i cani, mi sono sempre piaciuti.
Loro, gli occhi, ce li hanno. Quello che non hanno è la capacità di giudizio, di discernimento.
E a volte farebbe comodo trincerarsi dietro una "cecità" innata, invece che dover fronteggiare la propria inadeguatezza a ciò che non è conforme agli standard.

Oggi ho visto un ragazzo.
Tornando dal lavoro, ho attraversato il parco insieme ad E. e l'ho visto.
I vialetti erano affollati; fa inspiegabilmente caldo per Bruxelles, caldo come nelle notti lunghe a casa dei miei, fuori, a boccheggiare come pesci mentre il cielo si riempie di lentiggini.
Famiglie, bambini, anziani, ragazzini a sciami, come api.
C'era un gruppetto di adolescenti abbastanza nutrito, in piedi attorno ad una panchina.
Ridevano, scherzavano, si mostravano i rispettivi telefoni e si davano buffetti sulle spalle.
Lui era con loro, anche se non stava parlando con nessuno ed era fuori di qualche decina di centimetri dal semicerchio che i suoi amici avevano imbastito.

La metà sinistra del suo viso era regolare; un occhio, mezzo naso, due mezze labbra. L'altra metà era una massa enorme, rotonda ma al tempo stesso senza forma, con escrescenze che, probabilmente erano l'altra metà sensoriale del suo cielo.
Credo di aver sgranato gli occhi. Credo anche sia stato davvero un attimo, fulmineo, in mezzo al buio ancora umido del giorno.
Sono certa, di una certezza granitica, scientifica, quantificabile, che lui abbia visto l'espressione sul mio viso alterarsi.
Anche se era buio, anche se, magari, quella di sgranare gli occhi è stata solo un'impressione, anche se è durato meno di un istante.

Chissà come deve stare quel ragazzino dentro quell'involucro così insolito. Come si sta con il volto deturpato nell'epoca in cui l'agonismo per la perfezione ha surclassato la ragione? Come si sta quando un altro stupido essere umano, uno qualsiasi, non riesce a contenere lo stupore nel vederti, così diverso, inaudito, mai accaduto prima?

Sono io lo stupido essere umano qualunque.
Sono io inadatta ad accogliere la luce abbacinante del mondo nel suo sostanziarsi tanto nella media quanto nell'estremo.
Sono io immeritevole di occhi, impreparata a tutto ciò che non sono io.

Se adesso avessi un desiderio da esprimere, uno solo per il resto della mia vita, io vorrei parlare con lui. E non per pulirmi la coscienza su uno zerbino di forzata "normalità", solamente per dirgli che è la mia ignoranza a sgranare gli occhi, che è l'ignoranza della maggioranza a non saper contemplare l'eccezionalità, ma che in realtà, il mio sentire l'umanità, l'uomo universale che sta sul fondo di ogni persona, è cieco come un albero, cieco come un cane, cieco come uno cui non servono gli occhi per vedere le cose.

Ma un desiderio in tasca non ce l'ho.
Ho addosso una stanzhezza che sento di dovermi levare come fosse un cappotto troppo pesante.
Sono le due e mezza; vado a dormire con la speranza di incontrarlo ancora.

3 commenti:

Tra cenere e terra ha detto...

Non colpevolizzarti...è normale, e questo non toglie curiosità, anzi a volte incrementa il desiderio di conoscere chi si nasconde dietro una maschera di carne. Il rapporto dell'uomo col mostruoso ha sfumature psicologiche particolari. Col mostruoso che c'è in ognuno di noi intendo, e che in alcuni si esteriorizza, semplicemente. Ti abbraccio bell'anima.

miwako ha detto...

Hai ragione, non dovrei colpevolizzarmi. Lo so. Non è facile. Soprattutto lì, in quel momento, preda di quel misto di sopresa, curiosità, timore, interesse. Non posso pensare a quante volte al giorno si ritrovi di fronte alle stesse espressioni, alle stesse reazioni. Mi dispiace di essere stata l'ennesima, ecco.

Un abbraccio a te

Alice ha detto...

E' una reazione normale e incontrollata, che avviene prima che possiamo riflettere su ciò che stiamo guardando. quando mi trovo in queste situazioni di solito faccio finta di niente, o almeno ci provo, e se per caso incrocio il suo sguardo, gli sorrido. Come per dirgli "Ehi, tranquillo, non mi fai schifo nè paura". E' tutto quello che posso fare credo...